Simòn Bolìvar

di Simone Borri

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«Se non fossi rimasto vedovo, forse la mia vita sarebbe stata un’altra. Non sarei il generale Bolivar, né il Libertador».

Il George Washington del Sudamerica, il predestinato che avrebbe posto fine al dominio coloniale spagnolo nel subcontinente e dato vita agli stati nazionali come li conosciamo oggi.

Simòn Bolìvar era nato a Caracas il 24 luglio 1783 da una nobile famiglia spagnola di origine basca. La vita fu subito chiara con lui: non era nel campo degli affetti che si sarebbe realizzato. Perse entrambi i genitori in tenera età a causa della tubercolosi, e l’amatissima moglie sposata in Spagna durante il periodo degli studi dopo appena un anno di matrimonio, a causa della febbre gialla.

Nel frattempo, alla rivoluzione americana era seguita quella francese, da quelle terre lontane spirava fino nelle inquiete e oppresse colonie spagnole un vento inarrestabile di libertà. Bolìvar, che era imbevuto di cultura illuminista e degli ideali rivoluzionari che altrove stavano trionfando, si ritrovò a desiderare di impiegare il tempo a disposizione e di soffocare il dolore che lo macerava impegnandosi affinché anche l’America del Sud avesse la sua rivoluzione e conquistasse la sua indipendenza, come quella del Nord aveva fatto nell’anno in cui lui era nato.

Il momento era propizio. L’Europa era travolta e distratta dalle guerre napoleoniche, e la madrepatria spagnola in particolare viveva un periodo di turbolenza, con l’abdicazione del re legittimo Carlo IV e l’ascesa al trono dell’usurpatore Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone. La Spagna cadde in preda ad una guerra civile, e dovette disinteressarsi di quanto succedeva oltremare nei suoi possedimenti.

Con il benevolo appoggio sia inglese che degli yankees nordamericani, Simòn Bolìvar per due volte tentò e fallì la sollevazione del suo paese natale, il Venezuela, e degli altri che lo circondavano, Colombia, Ecuador, Panama e Perù. Il territorio era troppo grande, e abitato da etnie e classi sociali più eterogenee di quelle che si erano rivoltate a nord contro la Gran Bretagna.

Diversamente dagli ex sudditi inglesi, quelli spagnoli del sud non erano possessori di una cultura dei diritti civili e politici di stampo britannico e non erano pronti a sollevarsi come un sol uomo quando questi venivano calpestati. La Spagna aveva stabilito il suo dominio nelle colonie quasi esclusivamente con la forza delle armi. I nobili ed i peones del pueblo non avevano di fatto niente in comune e non sapevano e non volevano fare fronte comune.

Bolìvar comprese questo a sue spese, e quando il suo terzo tentativo andò a segno ed il 17 gennaio 1817 fu dichiarata l’indipendenza della Grande Colombia (una specie di federazione delle ex colonie spagnole dell’alto Sudamerica) malgrado fosse un fervente democratico non trovò meglio che farsi nominare dittatore e perseguire spietatamente i suoi oppositori. Con ciò inaugurando una filosofia ed una prassi politica che avrebbe consegnato l’America Latina ad un futuro fatto di giunte militari, sollevazioni popolari, repressioni feroci.

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La Spagna in cui era stata restaurata la monarchia dei Borbone dal Congresso di Vienna era un paese stremato, che non poteva più permettersi un impero d’oltremare. Tra il 1821 ed il 1825 la questione dell’indipendenza sudamericana fu praticamente risolta in quasi tutto il continente e Simòn Bolìvar, ormai acclamato come el Libertador, si trovò di fronte al difficile compito di far funzionare un ordinamento giuridico democratico (esisteva una costituzione dal 1811, ma a detta di tutti non funzionava, essendo stata copiata sul modello di quella nordamericana di Thomas Jefferson del 1776, e prevedendo quindi un sistema di equilibrio di poteri assolutamente estraneo alla cultura ispano-americana) e di tenere insieme territori e popolazioni che, a dispetto delle apparenze e della comune radice nata dalla commistione forzata tra i conquistadores e gli indios autoctoni, in comune avevano e avrebbero avuto anche in seguito ben poco.

Alla fine, el Libertador finì per essere visto lui stesso come la causa principale del soffocamento della libertà nelle terre affrancate dal dominio coloniale. Simòn Bolìvar trascorse gl ultimi mesi di vita, nel 1830, amareggiato da una cocente disillusione: «Sono vecchio, malato, stanco, disilluso, nauseato, calunniato e pagato male. Non chiedo altra ricompensa che il riposo e la salvaguardia del mio onore; disgraziatamente è quello che non riesco a ottenere».

Il sole della Grande Colombia (destinata a dissolversi subito dopo la sua morte) era sorto il 17 gennaio del 1817 e tramontò il 17 dicembre 1830 «a la una y tres minutos de la tarde». Le sue spoglie riposano oggi nella cattedrale di Caracas, e la sua figura è venerata in tutto il Sudamerica come quella dell’eroe dell’indipendenza.

Gli Inti Illimani

Gli Inti Illimani

Y por todo el tiempo vuela como candela tu voz, cantavano gli Inti Illimani nel 1973, l’album era Viva Chile. In quel momento il Cile aveva gli occhi puntati addosso del mondo intero, come una volta li aveva avuti il Venezuela di Simòn Bolìvar.

Te espera el tiempo Simón razón del pueblo profunda….

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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