Pratolini e la sua Firenze

di Barbara Chiarini

Firenze, immagine dei primi del Novecento

Firenze, immagine dei primi del Novecento

Indicato nei manuali di letteratura come l’iniziatore della corrente neorealista, Vasco Pratolini è stato uno dei maggiori autori del Novecento.

Figlio di una famiglia di umili origini, la sua visione politica fu profondamente aderente al socialismo, così come la sua poetica. 

A noi piace ricordarlo insieme alla sua città, poiché la scrittura di questo romanziere seppe intrattenere uno stretto legame con la topografia ed i personaggi della nostra Firenze, riuscendo a farci così tanto immedesimare nelle sue storie da farci credere, a tratti,  di vivere noi stessi in uno dei suoi romanzi. 

Se ancora non lo avete mai fatto, vi pregherei di leggere almeno una delle sue bellissime storie: allora poi, come se aveste un suo libro aperto tra le dita, miei cari amici, potrete vagare per i nostri quartieri, ammirare i luoghi e sognare; ispirarvi, esattamente come riuscì a fare lui, molti anni addietro. Certo Firenze, da allora è cambiata ma noi fiorentini no.Quando parliamo dei rioni, delle nostre tradizioni, abbiamo un sussulto in petto e ci emozioniamo come bambini. Il campanilismo e’ radicato in noi, visceralmente. Così ci e’ caro ogni nostro  luogo, ogni strada, ogni piazza.

A partire dal Quartiere di San Niccolò, luogo di nascita deputato da Pratolini per  uno dei suoi più famosi protagonisti: Metello (1955), muratore fiorentino, le cui vicissitudini  iniziano nella  Firenze di fine ‘800: lui, uno spirito ribelle che viveva i primi albori del socialismo e del movimento operaio. Un ragazzo, la cui immagine rappresenta, ancora oggi, l’emblema più forte della nostra  fiorentinità, quell’animo indipendente fatto di coraggio, umanità e intraprendenza, che ci contraddistingue.

Poi, ecco il Quartiere di Santa Croce, un altro luogo assai caro al nostro Vasco perché  fu qui egli ambientò un altro dei suoi libri: Il Quartiere (1944). Un romanzo corale, che narrava del  delicato passaggio dall’adolescenza alla prima giovinezza di alcuni ragazzi del rione: un quartiere che diveniva simbolo di un’intera comunità, carica di contraddizioni:  un luogo dell’anima, dove affetti e delusioni si fondevano, dove ai balconi fioriti e alla leggiadria delle ragazze facevano da contraltare una miseria dilagante e il decadimento della vecchiaia.

Oppure, come nel romanzo Le Ragazze di Sanfrediano,  Pratolini ci introduce nel quartiere situato  “Di la’ d’Arno”, che fa da vera e propria scenografia, ma non solo, alla narrazione: la descrizione ci offre una panoramica della città in cui l’occhio del narratore e quindi del lettore si posano su quel mucchio di case poste sull’ altra riva del Fiume Arno e chi legge comincerà  a conoscere il Quartiere di Sanfrediano in quei suoi caratteri che lo resero vero e proprio personaggio del racconto. Come un’inquadratura che si restringe, poco alla volta, la descrizione passa dal quartiere alla gente che lo popola, dotata di spirito e schiettezza (caratteristiche di cui  ancora oggi tanto vanno fieri i sanfredianini); caratteristiche secolari, tra le quali una fierezza che si perde nelle cronache antiche. Poi, come in un gioco di scatole cinesi, l’inquadratura principale alle donne, alle ragazze e infine alle fanciulle del quartiere, belle e audaci, proprio come le protagoniste della storia letteraria, fino a raccontare di una tra loro in particolare, Tosca, colei per la quale, come dirà  l’autore stesso, «la storia merita di essere raccontata».

Vasco Pratolini (Firenze 19.10.1913, Roma 12.01.1991)

Vasco Pratolini (Firenze 19.10.1913, Roma 12.01.1991)

In ultimo, vi inviterei a dare una sbirciatina a Via del Corno, il luogo di ispirazione per il suo più bel romanzo, Cronache di Poveri Amanti (1947) . Protagonista assoluta del racconto  stavolta è lei, la piccola e insignificante Via del Corno, una stradina corta e stretta che sembra rappresentare un mondo a se’ stante nella magnifica bellezza della Firenze anni Venti. In questi cinquanta metri di svariata umanità si incrociarono per Pratolini storie d’amore e miseria, di politica e denaro, di contrasti e amicizia. Le finestre avevano gli occhi, i muri le orecchie, ogni cosa diveniva pretesto per chiacchiere, beffeggiare e maneggiare. Il tutto in un clima reso cupo e soffocante dalla povertà e dall’opprimente e costante presenza del regime fascista. Tuttavia niente sembra riuscire ad intaccare la strana vitalità della via e dei suoi abitanti, espressione dei diversi ceti sociali, dei tanti stili di vita e delle varie visioni politiche.

Sono davvero lieta di avervi presentato, con poche parole,  un bellissimo quadro della nostra città,  così come lo vide più di cento anni fa  Vasco Pratolini, riflettendo per noi le immagini di una Firenze lontana dove storie (private e comuni) di uomini e donne s’intrecciarono, mentre il regime aleggiava già sulla città.

Tutti i grandi letterati hanno rivolto il loro pensiero all’analisi e alla rappresentazione di problemi di ampio respiro, riflettendo sui grandi temi del loro tempo, soprattutto quando la loro formazione è avvenuta in  grandi città culturali, come anche Firenze lo è stata: quando la si cita non si può fare a meno di pensare a Dante ed al periodo più bello della storia, il Rinascimento. 

Ma il capoluogo toscano ha dimostrato di sapere essere stato anche lo snodo fondamentale della storia italiana per altre epoche, come ad esempio quella del Ventennio, preservando un  ambiente  florido e ricco di  intellettualità, pure nei difficili anni della nostra storia nazionale.

Vasco ci ha raccontato la vita della disagiata classe operaia in modo nuovo, concependo gli eventi dei personaggi come veicolo per raccontare a tutti di come fu vivere in un’altra Firenze: è stato attraverso la narrazione dell’umile vivere quotidiano che Pratolini  ha fatto la grande storia, quella dei fenomeni e delle ideologie di massa novecentesche: Firenze ed i fiorentini non possono, non devono dimenticarlo.

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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