Part of me, part of you

di Simone Borri

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Geena Davis compie 64 anni. Ci sono dive di Hollywood che ci vivono e ci lavorano da sempre, ma quasi in sordina. Geena è sulla scena da 40 anni, cominciò con un ruolo di secondo piano in Tootsie. Di strada ne ha fatta, ma non ha mai avuto la visibilità o la notorietà di una Meryl Streep o di una Sharon Stone.

Colleghe che non abbiamo citato a caso. La Streep rinunciò al ruolo che avrebbe consentito alla Davis di offrire al pubblico la sua più grande interpretazione. L’anno successivo fu invece Geena a rinunciare alla parte che trasse fuori dall’oblio e dall’inferno dei ruoli secondari Sharon Stone, la Catherine Tramell di Basic Instinct. Geena non accavallò le gambe, lasciò che lo facesse la collega quasi coetanea, e senza biancheria intima. Tanto lei la sua nomination all’Oscar l’aveva già avuta.

1991, Meryl Streep e Goldie Hawn cercavano un copione adatto a farle recitare insieme. Fu proposto loro quello di un regista che era già una mezza leggenda, dopo aver girato Alien e Blade Runner. Ma rifiutarono, e Ridley Scott lo passò allora a Michelle Pfeiffer e Jodie Foster, e fu un altro picche. A volte il destino paga per vie traverse, la terza scelta furono Geena Davis e Susan Sarandon, due attrici con cui il cinema americano era decisamente in debito, e da tempo.

Brad Pitt

Brad Pitt

Loro accettarono, e così Geena diventò Thelma e Susan diventò Louise. Un film destinato ad entrare nel cuore del pubblico di tutto il mondo. Per la storia, che raccontava di una condizione femminile ancora tutt’altro che rose e fiori nel profondo Midwest americano, ed il modo in cui veniva raccontata (al di là della regia di Scott, il film vinse l’unico Oscar per la miglior sceneggiatura). Per la suggestiva cornice dell’ovest americano, la Monument Valley ed il Grand Canyon, a ridosso del quale si concludeva tragicamente la drammatica vicenda delle due fuggitive. Per la suggestiva colonna sonora, che era impreziosita da alcuni brani leggendari come The Ballad of Lucy Jordan di Marianne Faithfull e Better Not Look Down di B. B. King, per dirne solo alcuni, e da cui è preso il nostro brano del giorno di oggi. Per il lancio della carriera di un allora giovanissimo e già spigliatissimo Brad Pitt (beneficiato dalla rinuncia di un altro predestinato, George Clooney) e per la consacrazione di quella di un mostro sacro come Harvey Keitel, nel film il poliziotto buono.

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Ma soprattutto, per la magistrale e toccante interpretazione della Davis e della Sarandon, che dettero ai loro personaggi qualcosa di più della semplice credibilità.

Alla fine, quel salto nel vuoto sulla Ford Thunderbird lo facemmo tutti, insieme a loro due. E uscimmo dal buio della sala cinematografica commossi da quell’ultimo fermo immagine, e dalle note di questa canzone su cui scorrevano impietosi i titoli di coda.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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