L’inganno delle colonne

di Barbara Chiarini

Firenze, Battistero di San Giovanni, le due colonne in marmo purpureo ai lati della Porta d’Oro

Firenze, Battistero di San Giovanni, le due colonne in marmo purpureo ai lati della Porta d’Oro

«Vecchia fama nel mondo li chiama orbi»

In questo modo Brunetto Latini, maestro di Dante Alighieri, parlando con il Sommo Vate nel XV canto dell’Inferno della Divina Commedia,  definì il popolo fiorentino.

Ebbene, forse non tutti ricorderanno, ma queste parole sono legate ad un fatto storico ben preciso, che  avvenne nel 1117, vale a dire dopo che Firenze ebbe aiutato la città di Pisa (sua storica nemica) a sconfiggere i Saraceni nella battaglia delle Isole Baleari.

Nel XII Secolo, il Mar Mediterraneo non era certo un luogo di pace: le Repubbliche Marinare (Amalfi, Genova, Pisa e Venezia) erano perennemente in competizione, quando non apertamente in guerra, tra loro; eppure, talvolta, combattevano insieme contro il nemico comune, ovvero i Saraceni, i pirati musulmani che alle Repubbliche contendevano l’egemonia navale, quindi territoriale e politica, nel Mediterraneo intero.

Nel 1117 Pisa stava combattendo un’estenuante battaglia contro il dominio saraceno, appunto  presso le  Isole Baleari. Con il grosso delle forze navali e dell’esercito impegnati in questa campagna, il rischio per la città di Pisa era quello di trovarsi bersaglio di azioni Saracene ma anche di nemici meno esotici, come ad esempio i Lucchesi, sconfitti in quella che era stata una delle prime guerre comunali d’Italia solo qualche anno prima, nel 1003.

E contro questa minaccia i Pisani trovarono un alleato naturale in Firenze, anch’essa  da sempre in guerra con Lucca. Fu cosi che Firenze divenne,  almeno per un po’, un prezioso sostegno per Pisa.

Firenze, Battistero di San Giovanni, particolare delle colonne

Firenze, Battistero di San Giovanni, particolare delle colonne

Ottenuta la vittoria i pisani, per ringraziare i fiorentini, decisero di regalare loro due colonne di porfido dal particolarissimo colore rosso purpureo, facenti parte del bottino di guerra appena riscosso. 

Il loro valore era a dir poco inestimabile in quanto le colonne recavano con se’ un’aurea leggenda: pareva infatti che tali manufatti, lucenti come specchi, avessero il potere sovrannaturale di smascherare ladri, truffatori, falsari e traditori di ogni sorta. Di queste persone infatti, se ne rifletteva il volto sulla loro superficie, proprio come dinanzi ad uno specchio.

I fiorentini erano talmente lieti di ricevere in dono un tale strumento di rivelazione che si accinsero ad organizzare una gran festa per celebrare l’avvenimento una volta che le colonne fossero giunte in città, risalendo con speciali imbarcazioni  il fiume Arno dalla foce.

Tuttavia, i pisani, non erano stati affatto sinceri: la loro intenzione altro non era che quella di volere ordire un ironico inganno agli storici nemici di sempre: così, la notte prima del trasporto, essi esposero le colonne al calore di un grande fuoco, allestito all’uopo, operazione che le rese opache e nere, privandole per sempre della loro brillantezza e quindi anche del loro leggendario potere magico.

Nonostante il raggiro, i fiorentini vollero comunque porre le colonne ai lati della Porta d’Oro del Battistero di San Giovanni, a perenne ricordo della scorrettezza del popolo pisano.

Da qui, infatti, l’origine del nostro vecchio modo di dire: «Fiorentini ciechi …e pisani traditori!»

E ovviamente, come potrete ben immaginare, la vendetta da parte dei nostri concittadini arrivò puntuale nell’anno 1362,  vale a dire quando, dopo il saccheggio del porto di Pisa, in spregio al popolo pisano, i fiorentini esposero attorno a quei pilastri divenuti ormai per sempre opachi, le enormi catene che i pisani stessi avevano inutilmente usato per barricare l’accesso al porto, in un ultimo disperato tentativo di salvezza!

Insomma, le colonne del nostro racconto odierno hanno davvero avuto una lunga vita, ricca di cronaca e magia: rovinate a terra l’11 aprile dell’ anno 1424 in seguito ad un allagamento della piazza, furono addirittura restaurate dalla Signoria e ricollocate nella loro posizione originaria.

Se volete ammirarle, ancora oggi sono lì,  a fare bella mostra di se’, ma soprattutto a ricordare ad ogni fiorentino… di diffidare sempre dei regali di un pisano!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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