Lassù qualcuno ci ama

di Simone Borri

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E’ un giorno di lutto per Firenze, per la scomparsa nella notte di Narciso Parigi, il menestrello la cui voce risuona potente ancora una volta al Franchi prima di questo FiorentinaGenoa. Sono passate poche ore dall’addio al nostro The Voice, c’è da credere che si stia già accomodando accanto a vecchi amici in quel salottino viola che sta nel cielo sopra Firenze, con Mario Ciuffi che lo incita: Vieni, Narciso, smoviti, la sta per cominciare!

Peccato che la Fiorentina oggi non sia in grado di onorare l’evento e la memoria, dedicandogli una prestazione ed una vittoria convincenti, in grado di allungare la serie positiva di Beppe Iachini che a suo modo convincente finora lo è stato di sicuro. Dall’altra parte c’è il Genoa, che sta vivendo un’altra stagione di ambasce come quella conclusa qui al Franchi nel maggio scorso, in una delle partite più surreali e meno guardabili di sempre. Il Grifone ha un disperato bisogno di punti per levarsi da quell’ultimo posto in classifica che occupa. La Fiorentina, invece, si è già tolta dai guai grazie allo strepitoso gennaio made in Iachini. E probabilmente il suo guaio odierno è proprio quello: non ha più fame, non ha più paura, veleggia a ridosso della zona nobile della classifica, il baratro è già un ricordo.

Il mister è stato chiaro: non voglio cali di tensione o mi arrabbio di brutto. Diresti che è sufficiente, non lo chiamavano Beppepicchiapernoi per niente. In realtà, i suoi giocatori sono pronti dentro di sé a ritornare nella normalità. Un conto è metterci il cuore perché sei all’ultima spiaggia (come il Genoa), un conto è mettercelo semplicemente perché non vuoi avere a che fare con l’allenatore negli spogliatoi. La Fiorentina oggi corre, ma non brucia l’erba come contro l’Atalanta e non è letale come contro il Napoli.

I primi minuti illudono, i viola sono in formazione tipo (by Iachini, con Cutrone in attacco, Benassi padrone del centrocampo e la difesa finalmente con tutti i titolari al loro posto, anche se l’esperimento non potrà ripetersi a Torino contro la Juve causa squalifiche) e all’inizio provano ad avventarsi sui rossoblu genoani. Lirola e Milenkovic vicinissimi al vantaggio, e anche questo è un segno di ritorno alla normalità. Per un anno e mezzo quasi, i nostri cannonieri sono stati difensori e centrocampisti.

Cutrone per la verità si batte bene, non fa rimpiangere Vlahovic, se ci è consentita la battuta. Più avanti nel match sfiorerà un gran gol e addirittura un eurogol. Nel frattempo, però, è il Genoa a chiudere il primo tempo recriminando, malgrado le occasioni ci siano state da ambo le parti. Il fatto è che quella rossoblu è stata addirittura un rigore. Sacrosanto, per atterramento di Favilli da parte di un Pezzella, oggi poco a suo agio.

Furia Dragowski

Furia Dragowski

Va sul dischetto Criscito, che in carriera non ha mai sbagliato. Ma oggi lassù c’è qualcuno in più che ci ama, perché cadendo Dragowski gli intercetta il tiro abbastanza centrale con la gamba di richiamo. Si continua sullo 0-0. Favilli da una parte e Chiesa dall’altra cercano di vivacizzare un assetto tattico che si sta assestando sul controllo reciproco a centrocampo. La Fiorentina ha accusato il colpo ed il suo gioco ritorna quello di prima di Natale. Miracoli non può farne nemmeno il cielo, anche se un Lirola come quello di oggi qualcosa di miracoloso ce l’ha.

Nel secondo tempo l’esterno spagnolo continua a imperversare, ma i compagni non lo seguono mai a dovere. L’occasione migliore capita ancora a Milenkovic, a cui va ascritta anche la sciocchezza peggiore, insieme a Caceres: diffidati, salteranno Torino per ammonizione. Cutrone esce, visibilmente infastidito, per Vlahovic; esce anche un Castrovilli oggi non al meglio, si rivede Eysseric che per poco non fa venire giù il Franchi andando due volte vicino alla segnatura. Dall’altra parte c’è Perin, che di gol a Firenze non vuole proprio sapere di prenderne.

Anche nella porta viola c’è un Dragowski che oggi di gol non vuole prenderne. Salva tre volte il risultato nel finale, e nell’ultima occasione – quella del contropiede in solitario di Pinamonti – staremmo quasi per dire che si merita il rinnovo del contratto. Finisce con uno 0-0 su cui non può essere certo la Fiorentina a recriminare, se non per aver mancato di onorare più adeguatamente quell’inno cantato all’inizio ed il signore che ce l’ha lasciato in eredità.

La Fiorentina di Iachini conferma nella circostanza, paradossalmente, ciò che aveva già fatto vedere nel suo ciclo di vittorie. Se ci mette il cuore come le chiede il mister, è capace addirittura di imprese. Se il suo cuore torna a battere a velocità normale, anche lei ridiventa una squadra normale.

Dice Pradé che stiamo a posto così, «comprare per comprare non vale la pena». Per rispetto a Narciso Parigi, oggi preferiamo osservare un minuto di silenzio.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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