La bella Piagnona

di Barbara Chiarini

Girolamo Savonarola ( 21.09.1452 - 23.05.1498)

Girolamo Savonarola ( 21.09.1452 – 23.05.1498)

Se cercate il significato di piagnone su di un qualunque dizionario troverete che con questo sostantivo si suole indicare chi piange o si lamenta in continuazione; in altre parole, piagnone è colui che per ogni sciocchezza si scioglie in lacrime e lamenti.

Ma pochi sanno che erano chiamati così anche i seguaci del Savonarola, il domenicano che urlava al malcostume e chiedeva il rigore religioso e di comportamento, mirando alla teocrazia più pura. Non solo, dato che il frate era ospite e predicante nel Convento di San Marco, prese il nome di Piagnona anche la campana di suddetta  chiesa.

Firenze, convento di San Marco, La campana Piagnona

Firenze, convento di San Marco, La campana Piagnona

A battezzarla con questo epiteto furono i molti nemici del Savonarola: gli Arrabbiati (fautori di una repubblica oligarchica), i Compagnacci (dissacranti e provocatori, oppositori del rigore dei costumi imposti dal frate) ed  i Palleschi ( i quali altro non volevano che il ritorno della famiglia dei Medici). In tal modo, dagli ascoltatori, lo stesso termine dispregiativo passò pure a designare lo squillo che chiamava a raccolta il pubblico fiorentino alle prediche di fra’ Girolamo Savonarola.

La bella campana, realizzata dalla bottega di Donatello nel periodo in cui Cosimo il Vecchio faceva rinnovare l’intero convento a Michelozzo fra il 1437 ed il 1443,  è assai famosa ed anche se oggi è ridotta al silenzio, in fatto di fortuna e sfortuna ha ben da dir la sua!

Nella notte della Domenica dell’Olivo, 8 aprile 1498, il Savonarola venne arrestato all’interno del convento, nonostante la Piagnona avesse suonato a stormo per dare l’allarme e chiedere soccorso. Fra’ Girolamo che era solito dire: «i miei fiorentini hanno la fede come cera, che ogni caldo la strugge», ebbe ragione poiché, in quel frangente, fu abbandonato dalla maggior parte dei suoi seguaci e quindi, dopo una vana difesa durata alcune ore, con pochi fedelissimi  che erano pure male armati, venne catturato. Rinchiuso nella Torre d’Arnolfo in un locale detto l’Alberghetto, fu sottoposto a vari interrogatori, processato, torturato e condannato alla forca; dopo essere stato impiccato, il suo corpo venne arso in Piazza della Signoria,  esattamente nel punto in cui una lapide ne ricorda ancora oggi il martirio.

Il rogo in Piazza della Signoria (Anonimo, 1498, museo di San Marco, Firenze)

Il rogo in Piazza della Signoria (Anonimo, 1498, museo di San Marco, Firenze)

Da quel momento, la campana non ebbe più vita tranquilla e subì alterne vicende in quanto i nemici si accanirono anche su di essa.

Fu così che, su ordine dell’allora gonfaloniere Jacopo Nervi, detto Tanai, non  appena il Savonarola venne arso nella piazza, la campana fu calata giù dal campanile dove si trovava e, trainata a dorso di un somaro, fu condotta per le vie della città, frustata dal boia, aggredita a sassate, ingiuriata, derisa e schernita dal popolo fiorentino. Quindi fu infine relegata in esilio nella chiesa francescana di S. Salvatore al Monte. Non una scelta casuale, al contrario una decisione assai oculata in quanto quei frati erano antagonisti del Savonarola.

Addirittura, in un’ordinanza della Signoria si giunse a decretare che la Piagnona, quale rea di alto tradimento e nemica della patria, fosse bandita dalla città per cinquant’anni ed il povero Mastro Cronaca, architetto del tempo, fu obbligato a dirigerne i lavori di rimozione e di trasporto!

La perdita della campana arrecò molto dispiacere ai Domenicani di S. Marco che iniziarono subito a chiederne la restituzione che però avvenne soltanto il 5 giugno 1509. Da allora essa restò sul suo campanile fino all’ultimo rintocco, quello del 5 giugno 1908; quindi, per pericolo di essere frantumata dai colpi del battaglio, poiché piuttosto vetusta, essa fu messa a riposo dove ancora attualmente si trova, nella Sala del Capitolo del Convento di San Marco.

Nella sua lunga e travagliata vicenda la Piagnona ha suonato per occasioni liete e tristi: per la morte del Santo Vescovo Antonino, del Beato Angelico, per il trapasso di Lorenzo il Magnifico e molte cose ancora non sono del tutte conosciute.

Ad oggi, lì riposa, inerte in bellavista; posata sopra ad un ceppo di legno si presenta ai suoi visitatori ancora in tutta la sua bellezza.

Sarebbe invece il caso che tornasse a dare una bella scampanata per far tornare un poco di rigore fra coloro che, malamente, ci amministrano?

Il complesso conventuale di San Marco, Firenze

Il complesso conventuale di San Marco, Firenze

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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