Il clarinetto

di Simone Borri

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Pare che l’atto di nascita del clarinetto fosse redatto il 14 gennaio 1690. I suoi antenati risalivano addirittura all’antico Egitto, i memet costituiti da due canne legate insieme. Tra gli strumenti cosiddetti ad ancia (termine tecnico per indicare la linguetta di metallo, canna o legno, fissata in strumenti musicali a fiato (clarinetto, oboe, fagotto) o ad aria (organo, armonium) all’estremità di un tubo in corrispondenza di un’apertura che se colpita da una corrente di aria, come un soffio umano, vibra producendo il suono) sono da annoverare anche le launeddas, presenti in Sardegna già mille anni prima di Cristo.

Il chalumeau a canna singola fu elaborato in Francia nel sedicesimo secolo e produsse successivamente eredi dentro e fuori l’ambito musicale. Come calumet fu usato tante volte da pellirosse e visi pallidi nel Nuovo Mondo, a suggello di una pace altrettanto volatile del fumo che veniva da loro aspirato da quella variante della pipa. Come clarinetto fu elaborato e brevettato, come detto, alla fine del secolo successivo da Johann Christoph Denner, un artigiano di Norimberga.

Il nome clarinetto fu derivato da clarino, strumento appartenente alla famiglia delle trombe. La derivazione era meno impropria di quanto potesse sembrare, giacché il clarinetto veniva definito come strumento che se «sentito a distanza, suona piuttosto come una tromba».

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Da questi primordi a Renzo Arbore, il passo è stato lungo e carico di storia e grande musica, passando nientemeno per Adolphe Sax e la sua variante altrettanto destinata a cose musicalmente egregie, il sassofono.

Ma veniamo a Renzo, grazie al quale il clarinetto è uscito dal ristretto ambito dei Conservatòri, delle orchestre e degli addetti ai lavori ed è diventato di (grande) pubblico dominio. Era il 1985, e l’ex studente di legge prestato alla musica (e mai più restituito) era reduce dal clamoroso successo della trasmissione Quelli della notte. All’apice della gloria, Renzo poteva in quel momento aspirare a qualsiasi traguardo.

Il più ovvio sembrò a tutti la sua partecipazione al Festival di Sanremo dell’anno successivo.

Renzo accettò di buon grado, e addirittura scrisse appositamente un pezzo che secondo il suo stile avrebbe dovuto essere celebrativo e dissacrante al tempo stesso: Grazie dei fiori bis, una gradevole parodia della storica canzone con cui Nilla Pizzi aveva vinto la prima edizione del Festival nel 1950.

Com’é, come non é, Arbore finì poi per ripiegare su un altro brano che dovette sembrargli più adatto, rimandando il debutto del primo alla successiva trasmissione Indietro tutta del 1988, dove l’avrebbe cantato in coppia con il versatilissimo Nino Frassica.

Arbore con l'amico Massimo Catalano, eroe come lui di Quelli della notte

Arbore con l’amico Massimo Catalano, eroe come lui di Quelli della notte

Sul palco dell’Ariston, il Clarinetto spopolò, e fu da subito accreditato per la vittoria finale, tra qualche polemica circa il sottinteso sessualmente allusivo del testo, che ancora cozzava con una certa residua pruderie nostrana, ed altre più sostanziali che avevano a che fare con le ricorrenti accuse di combine di cui la kermesse sanremese è sempre stata fatta oggetto.

Successe che più volte Renzo dichiarasse di «aspirare al secondo posto», ritenendo il primo appannaggio di Adesso tu di Eros Ramazzotti. Arrivate entrambe le canzoni alle ultime battute delle votazioni, andò proprio nel senso auspicato da Arbore, e addirittura anticipato da lui pubblicamente prima che i conduttori potessero leggere il verdetto finale delle giurie. Qualcuno disse che Arbore non aveva voluto intromettersi negli accordi tra discografici che costituiscono da sempre la vera giuria del Festival.

Il pezzo sarebbe stato ricompreso nell’album pubblicato successivamente da Arbore con il titolo Prima che sia troppo tardi, contenente tra gli altri successi di impronta goliardica come Una vecchia mattonella, Sfigato mambo, Tu vecchia mutanda tu, Ma che ci azzecco io cu’ stu country ed il finto malinconico I’ faccio o’ show.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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