Guantanamera

di Simone Borri

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Barack Obama firmò l’ordine di chiusura il 21 gennaio 2009, in pratica fu il primo atto della sua presidenza. Ed anche il più inefficace. Con voto contrario, il Senato degli Stati Uniti si oppose al piano di chiusura, dichiarandolo tra l’altro troppo costoso. Per nove anni quel decreto presidenziale è stato dunque disatteso, finché il successore di Obama, Donald Trump, nel 2018 ne ha dichiarato l’abbandono ufficiale.

TrumpObama200121-001Guantanamo dunque resta un carcere di massima sicurezza americano, all’interno della base che da oltre un secolo gli U.S.A. mantengono sul suolo cubano. La base fu insediata all’indomani della guerra ispano-americana che nel 1898 dette all’isola l’indipendenza dal dominio coloniale. In cambio, gli Stati Uniti chiesero ed ottennero da Cuba, con regolare trattato sottoscritto nel 1903, l’uso della baia di Guantanamo dove durante la guerra la loro flotta aveva fatto base.

La concessione era perpetua, cioé senza scadenza e uti dominus (come se fosse di proprietà). Il territorio rimaneva nel demanio cubano, ma gli U.S.A. ne avevano la disponibilità assoluta quanto alla gestione ed alla destinazione d’uso. Situazione giuridica meno infrequente di quanto si pensi (in Italia è più o meno lo status delle basi U.S.A. di Camp Darby presso Pisa e di Aviano in Friuli), e che tuttavia è diventata paradossale per i successivi sviluppi della storia cubana. Dal 1° gennaio 1959 l’isola diventò una repubblica socialista a seguito della rivoluzione di Fidel Castro. Il paese caraibico passò nel novero degli Stati nemici degli U.S.A., che si rirovarono (legittimamente) concessionari di uno stato con cui non avevano rapporti e che anzi sanzionavano giuridicamente ed economicamente.

Il famigerato Camp X-Ray di Guantanamo

Il famigerato Camp X-Ray di Guantanamo

Fin qui, è storia del ventesimo secolo. Quella del ventunesimo ha aggiunto aspetti ancora più spinosi alla gestione statunitense della baia di Guantanamo. Quando alla fine della Guerra Fredda e del supporto sovietico al regime castrista si cominciava timidamente a parlare di normalizzazione dei rapporti tra U.S.A. e Cuba, un nuovo nemico si è manifestato nel cielo dei Caraibi. I quattro aerei diretti da Al-Qaeda verso le Torri Gemelle ed i centri del potere americano hanno cambiato la storia del mondo, riportando indietro l’orologio ad un’epoca di conflittualità che si credeva ormai superata.

Il terrorismo è diventato il nuovo nemico pubblico numero 1, e gli U.S.A. hanno pensato di combatterlo uscendo dagli schemi di quella che fino al 2001 avevano considerato una irrinunciabile legalità. Guantanamo non è territorio americano, e secondo una certa corrente di pensiero – ovviamente sposata fin da subito dalle agenzie governative preposte alla sicurezza nazionale – ad esso non si applicano le norme americane poste a garanzia dei diritti dei cittadini (e dell’uomo in generale) stabiliti dalla Costituzione e dai trattati internazionali.

A Guantanamo dal 2001 la legalità è sospesa, e i prigionieri che finiscono lì per essere interrogati o comunque resi inoffensivi sono considerati combattenti nemici illegali, pertanto non coperti né dalla Convenzione di Ginevra né da alcuna altra salvaguardia giuridica. Giuridicamente non esistono, e la C.I.A., in sostanza, ha mano completamente libera nei loro confronti.

Guantanamera200121-003Malgrado con il tempo le notizie filtrate dal supercarcere e le pressioni dell’opinione pubblica capitanata da Amnesty International abbiano squarciato la pesante cortina di illegalità che vige a Guantanamo, il paradosso, che ha visto la parte statunitense di un’isola un tempo accusata di ospitare il più illiberale dei regimi essersi adeguata facendo addirittura di peggio, rimane tutt’ora. Nella baia ci sono ancora presenti detenuti il cui status è da considerarsi quantomeno incerto, e le attività che vengono svolte nel carcere non risultano ancora conformi ai trattati internazionali e ai principi giuridici vigenti.

Guantanamera200121-002E dire che fino a tutto il ventesimo secolo il nome Guantanamo evocava in tutti un ideale romantico di libertà. L’eroe dell’indipendenza cubana, il poeta Jose Martì, la cui morte in battaglia contro gli spagnoli nel 1895 aveva in pratica dato il via alla sequenza di eventi che aveva portato all’intervento dei gringos libertadores, aveva scritto i versi che poi i Joseito Fernandez e Juliàn Orbon avevano musicato dopo la vittoria contro la Spagna.

Il risultato era stato quella Guajira Guantanamera che generazioni di ragazzi in tutto il mondo hanno cantato accompagnandosi con la chitarra e inseguendo sogni romantici ad occhi aperti che vanno dal grande impegno sociale al grande amore. Il mito stesso di Che Guevara passa attraverso Guantanamera, e mostri sacri del folk come Pete Seeger, Joan Baez e José Feliciano ne hanno fatto nel tempo un loro cavallo di battaglia.

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Crediamo di fare cosa gradita a tutti proponendo la versione di Máximo Francisco Repilado Muñoz, el Compay Segundo del Buena Vista Social Club.

Yo soy un hombre sincero

De donde crece la palma ….

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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