Antiche storie di vacche e di leoni

di Barbara Chiarini

Firenze, veduta di Palazzo Vecchio e della Torre di Arnolfo

Firenze, veduta di Palazzo Vecchio e della Torre di Arnolfo

La Torre di Arnolfo di Cambio,  noto anche come Arnolfo di Lapo (Colle di Val d’Elsa, circa 1240 – 1302), l’abbiamo vista tutti più volte da varie angolazioni svettare sul nostro Palazzo Vecchio. Insieme alla Cupola del Duomo è un punto di riferimento quasi sempre visibile agli incroci della città per chi vuole raggiungerne il centro o semplicemente orientarsi. Uno spettacolo architettonico, oltre che uno spettacolo di colori ad ogni tramonto con la sua pietra forte che si accende di sfumature rossastre, col suo bell’orologio ad una sola lancetta; uno spettacolo unico il panorama che, dal ballatoio prossimo alla cella campanaria, si può godere tra i merli ghibellini a coda di rondine, con Firenze che si estende ai suoi piedi.

E molte sono pure le curiosità che questa bella torre in se’ racchiude: quello che è palese è senz’altro la sua eccentricità; si perché la Torre di Arnolfo si innalza sul corpo frontale di Palazzo Vecchio in un’ inconsueta posizione decentrata: la straordinaria asimmetria rispetto al centro della facciata dipende dal fatto che essa fu eretta inglobando un’altra torre, già preesistente in quel punto. Si trattava della Torre detta “della Vacca”, all’epoca proprietà della famiglia dei Foraboschi. 

Palazzo Vecchio, particolare della Torre

Palazzo Vecchio, particolare della Torre

Con l’istituzione del Governo dei Priori, nel 1282 si volle infatti erigere un nuovo palazzo per ospitare il governo cittadino, un palazzo che apparisse quale il più possente in tutta la città di Firenze; un vero e proprio castello, fatto di merli, torri e ballatoi.

Allo scopo fu scelta la zona nei pressi della Chiesa di San Pier Scheraggio, al margine orientale dell’area dove sorgevano le ormai distrutte case degli Uberti e proprio affinché il nuovo fabbricato non ricadesse  su quel terreno, che tutti sostenevano fosse maledetto, quando se ne iniziarono i lavori esso risultò, da subito,  fuori squadra in pianta e pure troppo vicino alla chiesa. Per realizzare il manufatto molte proprietà furono comunque espropriate e rase al suolo, comprese quelle dei Foraboschi. L’unica a non essere abbattuta fu appunto lei, la Torre della Vacca! Del resto, i Foraboschi, conosciuti in passato con il cognome di Ormanni, erano stati una famiglia di antico lignaggio, si diceva addirittura con ascendenze romane ed erano stati grandi proprietari terrieri: ad essi erano infatti appartenute molte torri in città come anche molti castelli nel contado. Il declino era avvenuto al momento in cui Firenze, nel corso di una battaglia , aveva distrutto loro la proprietà di cui andavano più fieri: il Castello di Montefuguni, vicino a Monterspertoli, dal quale dominavano i commerci sulla Via Volterrana. 

Dunque, per rispetto ad un onorevole ed onorato passato , fu deciso dalla Signoria di esonerare dalla demolizione almeno la torre.

L’originalità del suo nome era invece legata al genere di affari che si svolgevano in quell’area della nostra città: come per l’antistante Via Vacchereccia tale titolo derivava dal fatto che per queste strade transitava abitualmente il bestiame quando veniva condotto dalla Porta dei Buoi ( Via dei Neri, angolo Via de’Benci) verso le beccherie (ovvero le macellerie), situate in Borgo Santi Apostoli ed in Via delle Terme.

Dunque l’antica torre, alta più di 50 braccia, venne utilizzata come elemento di fondazione su cui poi innalzare la torre campanaria del nuovo palazzo e fu, allo scopo,  tutta riempita di muratura, eccetto che per lasciare lo spazio ad una sorta di camminamento interno; la nuova Torre di Arnoldo si elevò così impostata sulla torre preesistente a partire dal ballatoio, raggiungendo un’altezza complessiva di ben 94 metri!

Dell’antica torre rimase pure la campana, da tutti soprannominata la  “Campana del Popolo “, perché i suoi rintocchi servivano a chiamare il popolo a combattere.

Anche il nome “Vacca” rimase in uso a livello popolare per lungo tempo, tanto che ancora alla fine del ‘700, quando la campana suonava dall’alto del nuovo Palazzo dei Signori, si soleva dire :«Fiorentini, attenti: la vacca mugghia !» .

Ed il popolo fu chiamato da quella campana un’ultima volta, quando si trattò di difendere le libertà repubblicane: fu per questo motivo  che poi Alessandro de’ Medici, una volta rientrato in città, la fece distruggere e con il bronzo di cui era composta fece coniare delle monete recanti su un fianco la propria effige.

In sostituzione, furono apposte le tre bellissime campane che ancora oggi sono in attività. Ciascuna con una diversa funzione: la Campana del Mezzogiorno suona una volta sola al dì per annunciare le ore 12, la Campana del Leone batte i rintocchi in corrispondenza delle ore e la Martinella viene utilizzata per chiamare l’adunanza del popolo in occasioni importanti.

Le curiosità non sono però finite qui: come ben ricorderet,  in vetta alla Torre di Palazzo Vecchio, sventola una banderuola dorata, composta da una sfera, da un leone rampante (il Marzocco) e dal Giglio di Firenze. L’attuale banderuola è una copia in vetroresina dell’originale (oggi custodito dinanzi all’ingresso del Salone dei Cinquecento), che invece era stata realizzata in rame.

Torre di Arnolfo, particolare della banderuola

Torre di Arnolfo, particolare della banderuola

Alta ben cinque metri,  essa fu posta sulla sommità della torre nel 1453 dall’architetto Michelozzo, incaricato di effettuare i lavori di ristrutturazione del palazzo. Funzione della banderuola era e lo è tuttora, quello di indicare la provenienza del vento ma anche di prevedere il tempo; difatti, le perturbazioni o il bel tempo spesso dipendono anche dalla provenienza dei venti. Da qui l’ antica massima fiorentina per sbaragliare ogni eventuale incertezza climatica: «Quando il leone piscia in Arno, è acqua !»  che volendo usare un linguaggio più corretto, si potrebbe tradurre così: «Quando la banderuola è rivolta verso l’Arno, si prevede la pioggia». Lo ricordavate?

Ebbene, che i proverbi ed i modi di dire nostrani contengano spesso preziose perle di saggezza popolare,  è cosa risaputa. A volte però, come abbiamo potuto imparare quest’oggi, possono spingersi ancor più in là ed attingere addirittura alle scienze, come la meteorologia!

Scherzi a parte, amici cari, fateci caso: quando a Firenze i venti spirano dai quadranti sud-orientali, ci sono buone possibilità che quel giorno piova ed in effetti se il vento spira da Nord, cioè da Fiesole, la banderuola si gira nella direzione opposta, verso Sud, ovvero verso l’Arno.

Giunti alla fine della nostra storia abbiamo dunque imparato molte cose: quando il leone volge il suo sguardo verso l’Arno, miei cari concittadini, non uscite di casa senza ombrello!  E Se poi la vacca emetterà un muggito, preparatevi all’idea di non poterlo usare come riparo dalla pioggia,  bensì meglio …a mo’ di spada!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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