Addio a Narciso Parigi, di Firenze vanto e gloria

di Barbara Chiarini e Simone Borri

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Narciso Parigi (Campi Bisenzio, 29 novembre 1927 – Firenze, 25 gennaio 2020)

Il vento si è fermato, il labaro viola non garrisce più. E’ una giornata triste per Firenze: infatti ieri, all’età di 92 anni, è morto nella sua casa sulle colline fiorentine il popolare cantante e attore Narciso Parigi. Con lui se n’è andato un altro pezzo della nostra città, vecchia quanto inimitabile.

Tutti i fiorentini lo ricordano per essere stato la voce dell’inno della squadra viola e per avere intonato le più romantiche canzoni d’amore gigliate mai esistite, ma egli è stato un personaggio di vero successo, riconosciuto in tutto il mondo con le sue oltre cinquemila incisioni e oltre venti film interpretati da protagonista.

Se n’è andato come ha vissuto, circondato da amici perché, come soleva dire sempre «i soldi non contano nulla, l’unica vera ricchezza è l’amicizia». Una vera filosofia di vita insieme a quello che gli aveva insegnato suo padre: «essere buoni e fare del bene non costa nulla! ». E  proprio per queste sue spiccate doti umane (oltre che per quelle di artista) Narciso Parigi era amatissimo ovunque: soprattutto è stato  davvero amato dalla sua città, Firenze.

Narciso Parigi (Campi Bisenzio, 29 novembre 1927 – Firenze, 25 gennaio 2020)

La notizia della sua morte ha suscitato grande commozione tra i concittadini: in molti avevano seguito con apprensione queste ultime settimane dal momento in cui, attraverso un discreto tam tam tra amici e ammiratori, si era sparsa la notizia che le sue condizioni di salute stavano facendosi critiche. Il 15 gennaio scorso, in occasione della partita con l’Atalanta in Coppa Italia, i tifosi viola della Curva Fiesole avevano esposto uno striscione di incoraggiamento con su scritto «Forza Narciso». 

Purtroppo il nostro  amato cantante non ce l’ha fatta e ha dovuto lasciarci. Ma Firenze, gli amanti della musica, i tifosi viola, i fiorentini tutti non lo dimenticheranno mai e porteranno sempre nel cuore il suo ricordo ogni qualvolta il labaro viola garrirà al vento!

(b.c.)

“ Garrisce al vento il Labaro viola”

«Quando lo sento mi commuovo anche io ogni volta, e non perché lo canto io, ma perché proprio mi piace», dice Narciso Parigi a proposito di Canzone Viola, l’inno della Fiorentina, affidato alla sua voce fin dagli anni cinquanta, gli anni del primo scudetto. Lui al Franchi c’era sempre anche quando non poteva esserci di persona, fin da quando si chiamava Stadio Comunale, perché quella canzone la cantano tutti ogni domenica, a squarciagola, quando la Fiorentina entra in campo.

Era coetaneo della Fiorentina, Narciso Parigi. Per il suo novantesimo compleanno Firenze gli aveva conferito il Fiorino d’Oro. Fu per una volta una decisione che mise sicuramente d’accordo tutta la cittadinanza. Narciso d’altra parte aveva le tasche piene di Fiorini d’Oro. Glieli tributava volentieri ogni fiorentino ogni volta che l’inno risuonava allo stadio. Il più antico d’Italia, l’unico che aveva resistito (e resisterà, c’é da crederci) ai tempi moderni.

Era uno di quei fiorentini antichi e forse ormai irripetibili, quelli che ci hanno tramandato l’ultima grande immagine di Firenze. Legata inevitabilmente all’ultima grande Fiorentina. Walter Tanturli, Mario Ciuffi, Rigoletto Fantappié, Franco Zeffirelli, e scusate se ci stiamo dimenticando qualcuno, sono tutti lassù. Adesso lui è con loro, e la prossima partita della sua Fiorentina la vedrà da quel parterre de rois, da quella Tribuna Autorità speciale che sta nel cielo sopra Firenze.

Quel Viola Club esclusivo fatto di personaggi che avevano visto Julinho in maglia viola, e potevano pertanto permettersi di considerare “bravi ma nulla di che” (si fa per dire, ovviamente) De SistiAntognoni e Baggio. Avevano visto Miguel Montuori, che vuoi che fossero per loro Hamrin o Batistuta?

Avrebbero potuto storcere la bocca vedendo la Fiorentina degli ultimi vent’anni, che aveva rinunciato alla sua grandeur credendo di potersi meglio adeguare così facendo al calcio moderno. Non l’hanno mai fatto, perché la Fiorentina è la Fiorentina e non si discute. ma avrebbero potuto tenerci all’infinito ad ascoltare a bocca aperta il racconto di quello che avevano visto loro. Con la speranza probabilmente di suscitare prima o poi nella nostra generazione ed in quelle successive un sussulto di orgoglio fiorentino e viola di cui sembra ormai che si stiano perdendo anche le tracce.

E di sentire di nuovo quell’urlo alla fine dell’inno di Narciso Parigi risuonare fortissimo. Tanto forte da far venire giù lo stadio.

(s.b.)

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