Nel nome della famiglia. E di Firenze.

di Simone Borri

Daniel Sharman è Lorenzo de' Medici

Daniel Sharman è Lorenzo de’ Medici

L’8 aprile 1492 la grande storia si concluse nello stesso luogo dove era cominciata, il 1° gennaio del 1449, 43 anni prima, nella villa di Careggi sulle colline di Firenze, dove ora c’é l’Ospedale Maggiore.

Quattro mesi prima, la Spagna di Isabella e Ferdinando aveva concluso la Reconquista, e adesso era libera di rivolgere il suo possente esercito contro il resto dell’Europa, da cui fino a quel momento era rimasta isolata. Quattro mesi dopo, un navigatore italiano a cui i sovrani spagnoli avevano procurato le navi rivolse la sua prua ad occidente, credendo di trovare la strada per la Cina e scoprendo in realtà la strada per un futuro che nemmeno il genio visionario della Firenze rinascimentale e dei suoi illuminati signori avrebbe saputo anche lontanamente immaginare.

L’uomo che chiudeva gli occhi per l’ultima volta quell’8 di aprile nella sua villa di Careggi, la seconda per importanza della famiglia dopo quella avìta di Cafaggiolo nel Mugello da cui proveniva, di quegli illuminati signori era stato il più grande. Talmente grande che i suoi concittadini allora e la storia in seguito l’avrebbero conosciuto come Il Magnifico.

Quando era nato, un uomo altrettanto grande di quanto lo sarebbe stato lui, suo nonno Cosimo detto Il Vecchio aveva subito intuito che quel nipote aveva le doti per mantenere la famiglia e Firenze là dove le aveva condotte lui, e portarle anche oltre. E poté chiudere a sua volta gli occhi rasserenato dal fatto che il piccolo Lorenzo un giorno sarebbe arrivato ad avere in mano le chiavi del loro mondo e a saperle maneggiare anche più di quanto aveva saputo fare lui.

Lorenzo de’ Medici permise a Firenze di diventare ciò che è adesso, malgrado nessuna delle generazioni successive abbia saputo più stare alla sua altezza. Permise all’Italia di illudersi di avere un futuro politico all’altezza di quello culturale, artistico che la sua signoria e quelle tra cui aveva saputo mantenere l’equilibrio, Milano, Venezia, Napoli e Roma, avevano assicurato ad una penisola che era già stata il faro dell’umanità, e ritornava ad esserlo.

Lorenzo non aveva la prestanza fisica del giovane Daniel Sharman che lo interpreta nella fiction che si é conclusa ieri sera. Ma aveva ogni altro dono che la natura può elargire, e che il giovane Sharman se l’é cavata egregiamente ad interpretare sul piccolo schermo. Lorenzo aveva la visione, l’aveva ereditata dai fiorentini ed ai fiorentini la lasciò in eredità quando chiuse gli occhi a Careggi, in quel 1492 in cui il mondo era destinato a cambiare come neanche lui poteva immaginare. In cui la sua opera politica era destinata ad essere dichiarata fallita, ma quella artistica e culturale stava per essere dichiarata immortale.

Lorenzo è Firenze, se l’avete mai vista e vi siete fatti un’idea di cos’é, pur nel degrado del tempo e di generazioni e signorie non più all’altezza. Di questa città che mescola i più sublimi visionari ed i più abbietti e meschini procacciatori di interesse personale e mestieranti, Lorenzo è l’anima nobile ed immortale.

Da fiorentino purosangue, quale mi onoro e a volte mi rammarico di essere, ho seguito con passione questa fiction fino alla fine. E’ fatta bene, molto bene. Ci rappresenta come eravamo e come siamo rimasti. Con le mani bagnate del sangue di Giuliano, e come suo fratello non più rappacificati con noi stessi dalla sete di vendetta, dall’aspirazione a un divino che forse esiste soltanto nell’arte, dalla voglia di sfidare il tempo forse più di quanto abbiamo saputo meritarci.

Senza quest’uomo che ieri sera ha chiuso gli occhi a Careggi, Firenze oggi sarebbe un paesotto qualsiasi. E il mondo intero un posto ancora peggiore per viverci.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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