Avvento 3 – Giorno 25 Natale

di Simone Borri

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Come dovremo chiamarlo tra un po’, magari già l’anno prossimo? Al Natal? O più correttamente (dice il traduttore) Al Alwilada الولادة ?

L’anno scorso chiusi il Calendario dell’Avvento dedicando l’ultimo giorno, il 25, a Babbo Natale. Un po’ perché era ed è il suo giorno (e quello di Gesù Bambino), un po’ perché all’epoca mi sembrava particolarmente sotto attacco da parte di quell’intellighenzia radical chic che vuole cancellare un po’ dovunque i segni della nostra tradizione, della nostra cultura. Per non offendere, dice, i nostri ospiti provenienti da altre culture, tradizioni, religioni. Proprio così: tu vieni a casa mia con mille pretesti e mille pretese, e per di più ti offende trovarla arredata come pare a me.

Abbiamo vissuto un altro annus horribilis, tutti i segni della religione cristiana sono fatti oggetto ormai di un attacco indiscriminato. Il radicalismo chic si spinge fino alle estreme propaggini di un fanatismo che nulla ha da invidiare a quello che vorrebbe combattere. A suo dire, il nostro di difensori della tradizione culturale europea ed occidentale. Non certo quello di chi viene qui scappando da null’altro se non dalla propria mancanza di attitudine ad emanciparsi a casa propria, e in compenso ha mille pretese di trovare qui già allestita una tabula rasa, perché la nostra cultura lo offende.

Perfino Bergoglio, l’ineffabile Bergoglio che non avrei ormai nessuna voglia di chiamare Santo Padre quand’anche credessi che fosse davvero il padre di qualcosa o qualcuno, se n’é uscito alla fine con un «c’é un solo Dio» che sarebbe stato apprezzabile se la Chiesa ne avesse fatto il suo principio fondante fin dalle origini. Ora sa troppo di concessione ad un ecumenismo che francamente non è di competenza di chi dovrebbe essere preposto alla conservazione delle nostre radici cristiane.

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Via sempre di più intanto i presepi dalle scuole, insieme ai valori fondanti della nostra educazione civica. Via anche i crocifissi dalle pareti di scuole ed edifici pubblici. I migranti potrebbero esserne turbati. Non sia mai.

I Vichinghi, ultima popolazione barbarica a dare l’assalto ad un’Europa che lottava per non perdere la matrice culturale romana e che ormai poteva dirsi quasi completamente cristianizzata, schernivano i cristiani in quanto adoratori del Dio inchiodato. A paragone dei loro dei guerrieri, il Cristo in croce pareva loro una divinità incapace di suscitare sentimenti di adorazione nei popoli e di motivarli in quella lotta per la mera sopravvivenza che era l’esistenza umana al loro tempo.

In effetti, di tutte le religioni praticate sul pianeta la nostra è quella che ha il simbolo più strano: uno strumento efferato di supplizio con un uomo morto inchiodato sopra. C’é da chiedersi perfino se quell’uomo, fosse o meno il figlio di Dio, avrebbe approvato quel simbolo insieme all’uso che è stato fatto dopo di lui della sua predicazione originaria.

Il Martello di Thor e la Croce Celtica

Il Martello di Thor e la Croce Celtica

E’ una religione strana non solo per questo, la nostra. E’ l’unica che d’altra parte ha permesso o almeno ha dovuto e saputo cedere il passo ad un progresso civile. L’uomo che l’ha codificata, Paolo di Tarso, era un fanatico e forse anche un opportunista che con Cristo e i suoi Apostoli non c’entrava niente. Ma era un cittadino romano, erede della grande tradizione greco-romana. La democrazia rappresentativa l’hanno inventata loro, greci e romani. E il Cristianesimo, che già in partenza era una filosofia di comunità di pari che al massimo eleggevano un primus per le necessità amministrative, ne dovette tenere conto. E al momento opportuno riscoprire le sue radici libertarie ed egualitarie e la sua tradizione culturale. Grande, alla prova dei fatti, come nessun’altra, piaccia o no a chi si offende e ai suoi fiancheggiatori radical chic.

Dragut, feroce persecutore di cristiani e pirata dell'Impero ottomano

Dragut, feroce persecutore di cristiani e pirata dell’Impero ottomano

Per questo è importante quella croce con l’uomo sopra che affiggiamo a tutti i muri nelle nostre case e nei nostri edifici pubblici, a cominciare da quello in cui vengono educati i nostri figli perché continuino quella tradizione, non la disperdano o non se la facciano portare via.

L’occidente cristiano ha avuto un dono. Dopo aver convertito i barbari più feroci a quello strano Dio inchiodato, ha visto elevarsi la mente umana fino ad un livello di conoscenza e di spiritualità laiche che hanno saputo alla fine fare a meno anche della religione stessa da cui provenivano e di cui erano in ultima analisi una elaborazione.

Perdere queste nostre radici a vantaggio di quelle di chi non ha saputo muovere un passo avanti rispetto ad una medievale arretratezza, significherebbe ritornare a secoli bui come quelli in cui le navi vichinghe e quelle saracene gettavano il terrore sulle nostre coste al solo apparire in lontananza delle loro vele.

Yoda191225-001Che resti dov’é il crocifisso, che si creda o meno che quello lì appeso è il figlio di Dio. Personalmente credo che la divinità sia tutto sommato più un qualcosa di simile a quella Forza di cui parla la saga di Guerre Stellari, un’energia che tiene insieme tutto l’universo e tende a riequilibrare continuamente Bene e Male. Comunque la si chiami (ed è forse l’unica cosa giusta tra tante dette da Bergoglio), la sostanza non cambia. Ma non è rinunciando al modo in cui quella sostanza ce la siamo tramandata che rispettiamo chi si tramanda nomi, atteggiamenti e sostanze molto diversi. E vorrebbe che fossimo noi a rinunciare ai nostri, con la complicità di molti dei mostri che ci hanno accompagnati giorno dopo giorno aprendo le finestrine di questo calendario.

Che la Forza che noi chiamiamo Dio sia con tutti voi.

Buon Natale ed un anno nuovo possibilmente migliore.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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