Avvento 3 – Giorno 23

di Simone Borri

GeorgeSoros191223-001

Sarà un caso, o la suggestione per la presenza al cinema in questi giorni dell’ultimo episodio della saga di Star Wars, ma il tempo più che invecchiarlo lo sta incartapecorendo. I suoi lineamenti ormai assomigliano a quelli del malvagio Palpatine, l’imperatore del Male. Le sue azioni, del resto, appaiono ormai per quello che sono: volte a destabilizzare le Vecchie Repubbliche che conoscevamo, e a favorire l’avvento di un nuovo Impero Galattico, dove il ruolo dei Sith è affidato alle lobbies bancarie in mano al lato oscuro della Forza che muove il mondo: il denaro.

La sua storia del resto è degna di un copione di George Lucas o di uno script della Marvel. Il sopravvissuto ai campi di concentramento che scopre di avere superpoteri come Magneto. Abilissimo nello sfilare soldi agli altri – aziende o intere nazioni – per farseli accreditare sul suo conto.

György Schwartz in campo di concentramento non ci finì perché nella natìa Budapest governata da collaborazionisti dei nazisti tedeschi riuscì a farsi passare per figlio adottivo di ricchi cristiani. Cambiò cognome, adottando quello di Soros, che in lingua ungherese significa successore. Il ragazzo aveva idea di fare strada.

Nel 1947, quando la dittatura comunista si stava saldamente insediando al posto di quella nazista, emigrò  a Londra, dove indovinò subito la sua strada: la London School of Echonimics. La percorse in modo originale, imparando il mestiere dei soldi e mettendoci accanto un master in filosofia. Il ragazzo era un seguace appassionato delle teorie di Karl Popper, altro ebreo scampato come lui al nazismo e divenuto uno dei principali filosofi contemporanei. La sua teoria della società aperta appassiona le generazioni da decenni e si mantiene costantemente ai vertici della classifica delle idee più irrealizzabili. La sua teoria della relatività applicata alle società ed alle economie funzionava e funziona molto di più. E il suo discepolo lo avrebbe ampiamente dimostrato.

Entrò ben presto nel giro delle banche d’affari anglo-americane, George Soros. Per sua stessa ammissione, la strada gli fu addolcita inizialmente dal fatto di essere un profugo ebreo. Ce n’erano tanti a quell’epoca nel mondo finanziario inglese e americano, per ovvi motivi. Il suo primo boss era tra l’altro ungherese come lui. Da lì in poi Soros fece da solo, mettendoci del suo.

L’allievo del teorico della democrazia cominciò a mettere le basi per far sì che un giorno si tornasse al totalitarismo (anche se stavolta di marca finanziaria) accumulando ricchezze in modo spregiudicato. Sapeva muoversi come nessun altro negli ambienti delle borse e delle neonate istituzioni comunitarie europee. Era un intermediatore che coglieva infallibilmente i punti deboli dei sistemi in cui si muoveva, e li colpiva senza pietà. Accumulò ricchezze enormi gestendo soprattutto quei fondi di investimento che un giorno avrebbero quasi messo in ginocchio il mondo occidentale, ribattezzati con il nome di bolle speculative.

Il mondo occidentale di punti deboli ne aveva parecchi, soprattutto – paradossalmente – subito dopo aver vinto la Guerra Fredda contro il Comunismo. Soros li conosceva tutti, e come l’imperatore Palpatine ritenne che dopo il crollo del Muro di Berlino fosse venuto il suo momento. Nel 1992 il sistema dei cambi fissi tra le monete mostrava la corda, e già spiravano venti di Unione Europea, di moneta unica, di voglia di buttare all’aria un mondo che bene o male aveva assicurato prosperità ai suoi abitanti per tutto il dopoguerra.

L'uomo che sbancò la Banca d'Inghilterra.....

L’uomo che sbancò la Banca d’Inghilterra…..

Soros dapprima mise in crisi la Banca d’Inghilterra, mettendo in vendita contemporaneamente tutte le sterline da lui accumulate. Poi ripeté il gioco con l’Italia. Risultato, entrambi i paesi dovettero abbandonare il Serpente Monetario sotto i colpi di una inflazione galoppante quale non si vedeva da tempo immemorabile. Da lì in poi, la strada dell’Euro e di un nuovo governo centrale dell’Europa era spianata. Per Soros, tutto ciò andò in archivio come una «legittima operazione finanziaria». Bastava saper leggerne i presupposti, aggiunse. E, aggiungiamo, avere gli scrupoli – pochi – che aveva lui.

Da allora, l’architetto del nuovo regime finanziario e monetario europeo si è ricordato del suo master in filosofia e delle sue speculazioni giovanili in campo sociale, non ancora economico. O forse era lì che voleva arrivare da sempre. La società aperta di Popper in mano a Soros è divenuta il calderone apertissimo in cui entrano i risparmi di tanta gente. E difficilmente ne riescono. E’ divenuta anche il Leviatano, il mostro da cui le sovranità nazionali vengono divorate e risputate dopo essere state digerite.

Con Emma Bonino

Con Emma Bonino

Paesi come l’Italia hanno detto addio, anche grazie ad una classe politica compiacente e collaborazionista che probabilmente ha avuto dallo stesso Soros tangibili segni della sua gratitudine, ad una sovranità pur limitata come quella che nel dopoguerra aveva consentito ai suoi cittadini di elevare il proprio tenore di vita fino a quello di una moderna potenza industriale. Nel 2011 inoltre, checché ne dicano i costituzionalisti, l’Italia ha detto addio anche alla sua Costituzione del 1948.

La Gran Bretagna, che si tenne all’epoca la propria pur malconcia sterlina rifiutando l’euro avvelenato e la supremazia della BCE, tenta adesso la strada della fuga con la Brexit prima che sia troppo tardi, e tende la mano al di là dell’Atlantico, come fece nel 1940, al tempo in cui György Schwartz poi detto Soros si fingeva cristiano per non finire ad Auschwitz.

Con Paolo Gentiloni

Con Paolo Gentiloni

Ma non è finita, anzi. Il filantropo nel frattempo si è convinto che il nostro benessere, la nostra ricchezza siano la causa dell’arretratezza e del mancato sviluppo del terzo mondo. E da maneggione della filosofia e della sociologia qual è, ha escogitato la soluzione più semplice. Aprire le società e le nazioni come scatolette di tonno. Abbattere il nostro benessere e la nostra ricchezza, e chiamare qui il terzo mondo a sostituirci. Una manodopera a costo bassissimo che tra l’altro non dispiacerà a chi investe nei fondi di Soros. E il cerchio dell’evoluzione può anche chiudersi qui.

Con Ursula von der Leyen, neo presidentessa dell'Unione Europea

Con Ursula von der Leyen, neo presidentessa dell’Unione Europea

L’imperatore ha cambiato le sue strategie. Non batte più i continenti con i suoi fondi speculativi, ma piuttosto i Sette Mari con le navi delle ONG che lui stesso finanzia. Nel 2018 ancora per il Financial Times era l’uomo dell’anno, e sappiamo che annata è stata per la nostra società e le nostre istituzioni.

Ancora non si vede all’orizzonte uno Skywalker in grado di presentarglisi davanti e di respingere e rivoltargli contro suoi raggi letali. Chissà quanti riconoscimenti il Financial Times avrà tempo di tributargli ancora.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


Visualizza gli altri articoli di Simone Borri

Potrebbe interessarti anche ...

Commenta l'articolo