Avvento 3 – Giorno 19

di Simone Borri

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Dopo le sardine emiliano romagnole e quelle di importazione dall’Africa (che ancora sono un po’ disorientate, sarà il jet lag ma il loro referente Stephen Ogongo ha invitato in piazza quelli di CasaPound, a Santori è andato di traverso l’aperitivo), ecco irrompere sulla scena la sardina musulmana.

Nibras Asfa con il marito Sulaiman Hijazi

Nibras Asfa con il marito Sulaiman Hijazi

Si chiama Nibras Asfa, è figlia nientemeno che dell’Imam di Milano, e moglie di Sulaiman Hijazi, noto sostenitore di Hamas, l’organizzazione palestinese considerata ufficialmente terroristica da tutto il mondo occidentale e che ha l’obiettivo di distruggere lo Stato d’Israele. Senza se e senza ma.

Basterebbe questo a stendere un hijab, un velo di perplessità sulla vicenda della partecipazione della donna palestinese all’adunata delle sardine a San Giovanni in Roma, lo scorso 14 dicembre.

Ai giovani fiancheggiatori del PD non dev’essere parso vero di ospitare la Asfa, per accreditare una immagine ecumenica del movimento ittico e per attirare in piazza altre varietà di pesce, in modo da fare un cacciucco, un brodetto che desse l’impressione di aver superato la precedente adunata nella stessa piazza del centrodestra il 19 ottobre scorso. Pare invece che la prevendita non sia andata come gli organizzatori speravano.

Pare anche che le tesi esposte dalla Asfa non siano risultate gradite nemmeno alla comunità dei mussulmani in Italia. «Noi di Anmi (l’Associazione nazionale dei musulmani italiani, ndr.) con le nostre azioni non abbiamo mai preso in giro nessuno e mai abbiamo imitato nessuno. ‘Chi di voi imita gli altri, sarà inevitabilmente come chi cerca di imitare’, parole del nostro Profeta Muhammad, che Dio lo abbia in gloria, che dovrebbero insegnare molto anche a chi ha, nella sua indole, la mania di protagonismo».

Foto ricordo con il capo-sardina

Foto ricordo con il capo-sardina

Non c’é che dire, bella stroncatura per la sardina palestinese. Bella stroncatura anche per le sardine nel loro complesso, le quali sarebbe bene uscissero meno la sera e si dedicassero a quello studio a cui invitano la controparte di centrodestra, che secondo le loro uscite più recenti non avrebbe nemmeno diritto alla libertà di espressione in questo paese.

GiorgiaMeloni191219-001Certo che se essa è affidata a soggetti come questa Nibras Asfa siamo messi proprio male. Quando sale sul palco, avendo avuto evidentemente il permesso dal marito di uscire di casa e di parlare in pubblico (questo prevede la legge coranica a cui si dichiara orgogliosamente sottomessa), con indosso quello hijab che di tutti i segni dell’Islam è forse quello a noi più indigesto e odioso senza mezzi termini perché simboleggia nel modo più vistoso la sottomissione della donna all’uomo; quando afferra il microfono parte subito con il piede sbagliato prendendo apertamente in giro tra l’altro Giorgia Meloni: «A Salvini e Meloni non piacerà la mia presenza», dice la donna araba, facendo il verso al video tormentone della leader di Fdi, «perché sono una donna, sono musulmana e sono figlia di palestinesi». Poi alza clamorosamente il tiro: «Non vi permetteremo di aprire le pagine nere del passato, questo è uno Stato di diritto».

Ecco, ci mancava il siparietto (poco apprezzato, come detto, anche dagli stessi correligionari di Asfa) e la lezione di democrazia da parte dell’esponente di un popolo che fino a prova contraria non sa nemmeno che cosa sia. Siamo tutti a battere la testa nel muro maledicendo la ridicola Primavera Araba e chi ce l’ha spacciata per la liberalizzazione di quella parte di mondo.

Ci mancava il richiamo al fascismo come nostro background culturale, nostro tratto distintivo e inemendabile peccato originale. Vengono tutti qui, provenienti da culture dove si discute apertamente se sia lecito picchiare la moglie e le faccia addirittura bene, se sia giusto sgozzare gli infedeli magari con coltelli poco affilati, e poi siamo noi gli irrecuperabili fascisti.

Ci mancava la fila di insulti sia ai leader che ai simpatizzanti della parte opposta, il centrodestra appunto. Ai leghisti rivolge un «mi fate pena» che in bocca a lei e con quel velo in testa suona decisamente singolare. Il maritino Hijazi intanto sulla sua pagina Facebook ironizza: «Almeno mia moglie è simpatica», dice paragonandola alla Meloni.

Sicuro, Hijazi? Sicuro che siete simpatici, con o senza quel velo attorno al volto delle vostre donne, con o senza la quotidiana manifestazione dell’arretratezza della vostra cosiddetta cultura? Sicuro che sia simpatica la vostra causa, sostenuta quotidianamente dai razzi sparati verso gli agglomerati urbani di ebrei altrettanto inermi dei vostri palestinesi? Sicuro che gente che si rifà ideologicamente al Gran Muftì di Gerusalemme che negli anni 30 e 40 riuscì ad accreditarsi come la figura più abbietta e odiosa dopo Hitler possa parlare di simpatia, di stato di diritto, di pagine oscure della storia altrui?

Tafferugli sotto il palco tra sardine bianche e nere, che lamentano di non aver potuto parlare. Benvenuti nella democrazia di sinistra.....

Tafferugli sotto il palco tra sardine bianche e nere, che lamentano di non aver potuto parlare. Benvenuti nella democrazia di sinistra…..

Ci accorgiamo che abbiamo dedicato fin troppo spazio alle sciocchezze declamate sul palco delle sardine da quella che vorrebbe essere la loro filiale etnica. Nel frattempo ci giunge notizia che sotto quel palco sardine bianche e sardine nere si sono menate, apoteosi della San Giovanni di sinistra. Piazza che è stata poi tra l’altro lasciata in condizioni che nemmeno dopo tre anni di gestione Raggi della nettezza urbana.

Dovrebbe proprio bastare a seppellire le velleità di questi ragazzotti, e dei loro fiancheggiatori italiani ed esteri interessati, la famosa risata invocata da Bakunin. A seppellire Nibras Asfa e la sua eventuale simpatia è bastato di sicuro un tweet di Giorgia Meloni: «Quello che non mi è chiaro della simpatica ragazza nel video è: perché se tu sei fiera di essere islamica, io non posso esserlo di dirmi cristiana?». Gioco, partita e incontro.

Cara Asfa, al tuo paese ti sarebbe andata molto peggio. Ma questo è davvero uno stato di diritto. Lo è al punto che se non ti trovi bene sei libera di andartene quando vuoi. Sempre con il permesso di tuo marito, ci mancherebbe.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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