Avvento 3 – Giorno 1

di Simone Borri

SergioMattarella191201-001

Ogni volta che lo vedo, mi torna in mente la descrizione che fa Bram Stoker del misterioso proprietario del castello in Transilvania dove l’immobiliarista Jonathan Harker viene convocato da Londra. Al suo arrivo nel cortile del maniero, alza gli occhi e vede affacciato dietro una delle finestre un personaggio sinistro, inquietante, dallo sguardo evidentemente malevolo dietro cui si nascondono chissà quali pensieri e pulsioni.

Io me lo immagino affacciato ad una delle sue finestre al Quirinale, intento ad osservare la popolazione di cui è stato messo a capo, ignara ed inerme come Harker, convocato al castello Dracula perché il suo padrone vuole vendere e trasferirsi in città ed inconsapevole del suo destino di essere una delle sue prime vittime.

Un personaggio sinistro, inquietante, dallo sguardo imperscrutabile, che non riesco – con tutti gli sforzi di fantasia possibili – a percepire come benevolo. Non me lo figuro come un personaggio alla Pertini, animato da buoni sentimenti per le creature di cui è presidente. No, Sergio Mattarella è diverso, lo è sempre stato e sempre lo sarà, finché Dio e la Costituzione lo terranno a capo di noi altre vittime, pardon, cittadini.

E’ un paradosso umano. Impassibile e indecifrabile fino all’omertà quando si chiude nel suo silenzio come in questi giorni, lasciando presagire tutto ed il contrario di tutto a chi ha la ventura di incrociare i suoi sguardi. Al contrario, un fiume di retorica ancorata a luoghi comuni più che abusati quando apre bocca. E quando si decide a farlo, i suoi – absit iniuria verbis – sembrano più messaggi trasversali che esternazioni nell’ambito di quel potere – e solo quello – che la Costituzione gli riconoscerebbe.

L’ultimo balenottero, lo battezzammo così tempo fa, raccontando del suo esser l’ultimo superstite di quella Balena Bianca che fino al 1992 governava arroccata in un Parlamento le cui porte erano sbarrate ai cittadini e da cui uscivano soltanto i decreti con cui la Prima Repubblica faceva ma più che altro disfaceva, soprattutto quando si trattava di volontà popolare.

Si chiamavano peones quelli come lui, figure politiche di terza o quarta linea che venivano invitate a fare un passo avanti quando c’era da assumersi l’onere di un qualche provvedimento particolarmente impopolare e/o ingiustificabile, come il Mattarellum che nel 1993, a Prima Repubblica ormai moribonda, reintrodusse il proporzionale alla facciaccia del popolo sovrano che aveva scelto il maggioritario.

Non è cambiato. La Balena è morta da tempo ed è andata a fare olio e ambra per altre forze politiche delle Repubbliche Seconda e Terza. Ma lui è ancora lì, e quando la Casta chiama, Mattarella risponde. «Ho il dovere ineludibile di cercare una maggioranza in Parlamento», disse imperturbabile e letale una sera dell’agosto scorso allorché il governo Conte 1 andò in crisi e c’era da inventarsi un governo Conte 2.

Costantino Mortati, padre del costituzionalismo italiano, aveva specificato fin dal 1958 che quel dovere del presidente della repubblica era circoscritto alle maggioranze che fossero anche tali nel paese. Che non fossero soltanto frutto di alchimie parlamentari, come quel Minotauro generato dall’osceno accoppiamento tra il PD ed i 5 Stelle.

Tutti abbiamo studiato sul Mortati, anche Mattarella, anche quel Giuseppe Conte che ormai sarebbe qualifificato ad insegnare soltanto Diritto del Più Forte. La differenza è che alcuni di noi ancora se ne ricordano, e non hanno svenduto quell’insegnamento in cambio di potere e ricchezze.

A nulla vale peraltro riammantare il presidente della repubblica di salvaguardie legislative che erano tipiche della sacralità del re d’Italia. Non è chi lo critica a vilipendere Mattarella, è lui che ha vilipeso il suo paese. E’ un re sempre più nudo, con una corona di latta ed uno scettro che gli trema in mano, per quanto impassibile lui cerchi di mostrarsi.

Intanto sta affacciato a quella finestra, inquietando chi per ardire o avventura solleva lo sguardo ad incrociare il suo. Inquietato a sua volta – chissà – dell’eventualità che Van Helsing gli si presenti davanti col suo paletto di frassino prima del 2023.

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Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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