AIDS – The world under pressure

di Barbara Chiarini e Simone Borri

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La Giornata mondiale contro l’AIDS dal 1988 viene celebrata in tutto il mondo il 1 dicembre di ogni anno. Indetta durante un summit mondiale dei Ministri della Sanità, è divenuta la prima Giornata Mondiale della Salute e, ad oggi, rappresenta un’ importante ricorrenza, un’opportunità fondamentale per sensibilizzare l’opinione pubblica, la società, in merito a questa malattia: una giornata mondiale per esprimere la propria solidarietà  alle persone affette da questa sindrome e commemorare coloro che hanno perso la vita, anche a causa di malattie correllate.
E’ stata ben accettata dai governi, dalle organizzazioni internazionali e dalle associazioni mondiali: dal 2005 se ne occupa la WAC (The World AIDS Campaign).
Nel mondo sono circa 36,7 milioni le persone che hanno contratto il virus e, nonostante la sindrome sia stata identificata nel 1984, oltre 35 milioni di persone sono morte a causa dell’AIDS, una delle pandemie più distruttive della storia. 
Da allora sono stati fatti progressi scientifici per il trattamento dell’AIDS, sono state adottate leggi per proteggere le persone affette dalla sindrome e si hanno più strumenti per comprendere la condizione delle vittime. Nonostante questo, milioni di persone ancora contraggono il virus e perdono la vita.
Ogni anno, durante la giornata celebrativa, viene scelto un simbolo diverso e si svolgono centinaia di eventi per raccogliere fondi, sensibilizzare e soprattutto rimarcare la necessita di difendere i diritti delle persone che convivono con questa malattia. Una malattia che non risparmia davvero nessuno: ricchi, poveri, orientali e occidentali, di qualunque religione, etnia e orientamento sessuale, ma soprattutto famosi o ignoti.
Sono infatti tantissimi i personaggi famosi che hanno legato la loro morte all’AIDS: c’è chi ha cercato di tenerlo nascosto ai media, c’è chi invece ne ha parlato apertamente.
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Il più celebre è probabilmente Freddie Mercury, frontman dei Queen, che nell’ultimo periodo della sua esistenza si ritirò a vita privata. Mercury, colui che ha regalato al mondo della musica indimenticabile in cui perizia, arte e cuore si mescolano. Mercury, di cui abbiamo già parlato ultimamente nella rubrica Brano del giorno, rievocando proprio la sua battaglia finale contro la malattia ed alcuni dei suoi pezzi legati a quel periodo.
Come testimonial della Giornata, ve lo riproponiamo anche oggi. Dopo l’ode alla gattina Delilah e l’epopea di Highlander, il suo alter ego a rovescio, l’uomo che non sapeva se fosse meglio bruciare subito o spegnersi lentamente, ecco un altro pezzo storico. Abbiamo visto di recente David Bowie duettare con Tina Turner, una star – grazie anche a lui – risorta dalle proprie ceneri. Eccolo qui in coppia con Freddy Mercury, una star che allora ancora non sapeva che le ceneri l’avrebbero reclamato presto.
BowieMercury191201-001Era la prima volta che i Queen collaboravano con un’altra star. Ne venne fuori questa Under pressure, inizialmente un singolo poi ricompreso nell’album Hot Space. Nel video originale compaiono soltanto spezzoni di film celebri muti degli Anni Venti e scene di disastri e di vita frenetica, una specie di apologo in negativo della società dei consumi e del profitto e delle pressioni che esercita sull’individuo.
Né i Queen né Bowie ebbero tempo di partecipare a quel videoclip di lancio di un pezzo in cui per la verità non credevano più di tanto. Bowie per parte sua non lo eseguì mai fino alla morte di Mercury, dopodiché divenne un appuntamento fisso delle sue esibizioni in pubblico, a partire da quel Freddy Mercury Tribute Concert del 1992 in cui lo eseguì assieme ad un’altra divina, Annie Lennox.

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