A Firenze non si resta mai al verde!

di Barbara Chiarini

«Non avere il becco di un quattrino»

«Non avere il becco di un quattrino»

Andando a curiosare in quella straordinaria archeologia del sapere che è lo studio dell’etimologia di parole e modi di dire, nei giorni scorsi mi sono imbattuta in una vera e propria perla, che sarei lieta di fare conoscere anche a voi, miei cari lettori.

Si tratta di uno dei modi di dire più comuni a Firenze, specialmente in tempi di crisi come questo che stiamo vivendo. Ciò che più mi piace di questa locuzione è che la sua origine è completamente diversa da quella che io mi ero sempre immaginata. 

Intanto, per chi non fosse fiorentino come me, occorre fare una doverosa puntualizzazione: con l’espressione «Non avere il becco di un quattrino», nel nostro vernacolo si vuole intendere letteralmente  «non avere la benchè minima quantità di soldi», o meglio, come si usa dire al giorno d’oggi:  essere al verde, all’asciutto, insomma…. praticamente  stare in bolletta!

NONAVEREILBECCODIUNQUATTRINO

Ovviamente, il significato dell’ espressione è reso esplicito già dal fatto che per quattrino si intenda una moneta di pochissimo valore: come dire che, se non si ha un quattrino, immaginiamoci in quali condizioni si possa vivere!

Ed in effetti, ad avvalorare  la nostra teoria, la storia di Firenze ci riferisce che, tra  il XIII ed il XVIII secolo, esattamente nella nostra regione,  venne coniata una moneta che valeva quattro denari, cioè quattro centesimi: da qui il nome di quattrino.

Chiaro ed evidente che si trattasse di una moneta di rame, di poco valore, appunto.

Ma poi c’ è la questione del becco e qui tutto si complica!

Cerca e ricerca, non mi riusciva di trovare che cosa volesse dire, non mi riusciva capire il legame tra il becco ed i quattrini: che si riferisse al becco di un uccello?  

Ebbene, se avete intenzione di fare un po’ di ricerche in rete, come ho fatto io, questa interpretazione, abbondantemente naif, è la più gettonata: l’assenza di un becco, piccola appendice di un volatile che si immagina già di modeste dimensioni, sarebbe intesa per rafforzare l’idea di penuria di denari.  E questa versione potrebbe soddisfare, più o meno, la nostra curiosità, ma esistono pure altre interpretazioni: con becco si può intendere la scheggiatura di una moneta, oppure anche la forma stessa del suo bordo, leggermente rialzato, a imitazione di un becco di uccello.

Il rostro delle navi romane

Il rostro delle navi romane

Un’ultima spiegazione, particolarmente interessante ed anche piuttosto verosimile, si riferisce al fatto che con il termine di becco si volesse intendere il rostro navale (quello che nelle navi romane aveva la forma di un becco), lo stesso rostro che fu impresso su un lato delle monete di rame in epoca romana; quelle monete che, come già abbiamo avuto modo di capire, avevano uno scarsissimo valore. In questa prospettiva, l’espressione potrebbe dunque voler dire «non ho neanche qualche spicciolo, che già vale così poco»!

Bene, a questo punto  sono certa che siete pronti per la mia consueta pennellata di colore!

Dunque, la terza ed ultima  ipotesi che ho trovato sul significato di becco, si rifà ad un nostro tipico modo di esprimersi, popolare ed esplicito: mi permetto addirittura di dire, decisamente poco raffinato!

Da che mondo è mondo, da che Firenze è Firenze, «becco» è il marito che ha una moglie che lo tradisce. Voi mi domanderete: che cosa c’entra con i soldi? 

Ebbene, la questione è semplice: secondo una scala di valori, forse un po’ datata (ma forse anche no!), non c’ è uomo di minor valore di colui che si accontenta di una moglie poco fedele! Quindi, il sostantivo becco, utilizzato per esprimere questo concetto, rafforza ancora di più il senso dell’espressione: «non avere niente, nemmeno un soldo che vale davvero poco, appunto com’è un marito che è stato tradito»!

Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi

Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi

Insomma, detto in un italiano valido per tutta la penisola, Non avere il becco di un quattrino equivale quindi esattamente a Non avere un centesimo bucato, solo che da noi si mettono di mezzo sempre … un paio di corna (vedi Santa Maria del Fiore ed il Mistero del Toro Cornuto)!

Scherzi a parte, anche il linguista Giovanni Gherardini, citava testualmente che: «La voce becco ci stia per disprezzo e avvilimento, non parendo che dar si possa oggetto più vile e spregevole di quell’uomo il quale si contenta che la moglie gli sia infedele» 

E pure Alessandro Manzoni (il quale soggiornò a Firenze proprio per italianizzare il suo scritto) utilizzò questa espressione nei Promessi Sposi: infatti, nel quattordicesimo capitolo, ad un certo punto Renzo dice: «Rispondi dunque oste: e Ferrer, che è il meglio di tutti, è mai venuto qui a fare un brindisi, e a spendere un becco d’un quattrino?»

C’è poco da fare, la tagliente parlata toscana è proprio bella quanto canzonatoria ed in molti l’hanno saputa apprezzare.

Soprattutto,  lo sono sempre questi idiomi, questi modi di dire popolari, tratti dai nostri trascorsi: sagaci, pungenti al punto giusto, realistici fin quasi a fare male, ma comunque unici nel loro essere spassosi, sempre vivi, attualissimi  e … assolutamente inimitabili!

Lo sosterrò tutta la vita: noi fiorentini siamo dei comici nati, anche non volendo esserlo e la nostra parlata, il nostro vernacolo, inciso da tanta ironia,  è cosa rara a trovarsi altrove nella penisola!

Certo lo si può ascoltare anche in televisione, in qualche film di Pieraccioni o di Panariello… ma volete mettere con il sentirlo dal vivo, qui  a Firenze ?

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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