Una storia di fulmini e saette

di Barbara Chiarini

Firenze, Santa Maria del Fiore, la lanterna

Firenze, Santa Maria del Fiore, la lanterna

Ogni fiorentino che si rispetti l’ha certamente notata da sempre, soprattutto coloro che hanno la fortuna di passeggiare spesse volte in centro: mi riferisco alla lastra di marmo bianco, di forma circolare, situata nella parte tergale di Piazza San Giovanni a Firenze. La si nota perché è piazzata lì, in mezzo ai classici blocchi di pietra grigia che ne compongono il lastricato.

Questa piastra circolare bianca risalta all’occhio di un osservatore anche  un poco disattento, non solo perché è posizionata fuori da ogni contesto, ma anche perché la sua peculiarità non consente di indovinarne in nessun modo la funzione. Una lastra liscia, senza alcuna iscrizione; difficile capire a che cosa serva o quale sia il suo significato.

Eppure, la maggior parte dei fiorentini sa di cosa si tratta, poiché essa rappresenta l’unico segno tangibile di uno dei più famosi aneddoti della storia della nostra bella città: e comunque, per coloro che non conoscesse ancora questi fatti… eccomi, io sono pronta a raccontarveli!

La lastra circolare di marmo bianco in Piazza San Giovanni

La lastra circolare di marmo bianco in Piazza San Giovanni

Secondo la tradizione, questa strana pietra rappresenta il punto esatto in cui venne a cadere la grande palla di rame dorato che adorna la sommità del nostro amato Cupolone (N.B.: i fiorentini d.o.c. intendono con questo sostantivo riferirsi alla cupola realizzata da Filippo Brunelleschi per la nostra cattedrale, Santa Maria del Fiore), a seguito di un fulmine che la colpì nella notte fra il 26 ed il 27 gennaio nel lontano 1600.

Per chi dunque desiderasse ammirare le vestigia di quel lontano evento, il tondo bianco che lo rammenta è collocato nella parte posteriore destra del Duomo (guardando la facciata), ossia nello slargo in cui sfociano Via del Proconsolo e Via dell’Oriolo. E’un punto facile da individuare, soprattutto se si prende come riferimento l’ottagono della Cupola: basta infatti individuare l’unico lato completato, vale a dire quello con la galleria in marmo bianco di cui Michelangelo ebbe a dire che sembrava una gabbia per grilli!

Ma partiamo dal principio: il 15 aprile del 1446, Brunelleschi morì. Fece appena in tempo a vedere ultimata la sua cupola e a dare disposizioni per il completamento della lanterna; riuscì anche a disporre i cantieri, ma non la vide mai realizzata, sulla sommità del cupolone.

Dopo la sua dipartita, il  ruolo di capomastro passò ad Antonio Manetti, il quale la terminò e incaricò Francesco de’ Cioni (a tutti noto come Andrea del Verrocchio) di realizzare una palla di rame dorata, realizzata con il miglior rame disponibile, per sormontarla. Pensate che, per ottenere questo rame il Verrocchio si trasferì niente meno che a Venezia, in maniera tale da intercettare il carico migliore. 

Particolare della sfera che sormonta la lanterna

Particolare della sfera che sormonta la lanterna

La palla  fu realizzata con 1981 Kg. di rame: con l’aggiunta di una croce in vetta, venne issata sulla cupola del Duomo di Firenze il 27 maggio 1471. Tutto andò per il meglio ed i fiorentini erano tronfi di orgoglio per il cupolone, bello ed enorme, come nessun altro al mondo!

Ma invece, nel tempo, qualcosa andò storto.

Un primo evento atmosferico si verificò il 5 aprile 1492.

L’avvenimento è menzionato con dovizia di particolari nelle Ricordanze di Tribaldo de’ Rossi, che oltre a riportare in dettaglio i danni ricevuti dal Duomo, ricorda come lui stesso e molti del popolo portarono a casa grossi pezzi della lucerna per ricordo, mentre i capi dell’Opera del Duomo, vedendo le pessime condizioni in cui versava, pensarono di disfarla e rifarla per intero, per quanto il danno paresse ammontare a più di 5000 fiorini. La rovina fu tale che i fiorentini, popolo assai superstizioso, la cui la fantasia era allora già  stata eccitata dalle infuocate prediche del Savonarola (il quale aveva predetto entro le calende d’agosto grandi mali sulla città), intesero le distruzioni causate al Duomo come un presagio divino circa la funesta dipartita del Magnifico Lorenzo de’ Medici  che  davvero morì il giorno 8 dello stesso mese.

La Cattedrale di Santa Maria del Fiore , immagine d’epoca

La Cattedrale di Santa Maria del Fiore , immagine d’epoca

Se molti dei fiorentini ricordano il perché di quella lastra bianca, la maggior parte di loro non sa però che la grande sfera dorata fu tormentata nel corso della sua lunga storia non da uno soltanto bensì da numerosi accidenti: per via della sua posizione preminente nell’ambito dello skyline urbano, finiva per attirare fatalmente le scariche elettriche nel corso dei temporali, così come similmente succedeva alla  banderuola piazzata in cima alla torre del Palazzo Vecchio .

Così, nel corso di quattro secoli, furono quasi una trentina le saette che andarono a segno sulla sommità del lucernario del Duomo, quando più, quando meno rovinosamente e, fra queste, quella del 1600 è rimasta più famosa delle altre proprio per la caduta della sfera.

Le notizie più dettagliate su questo evento ci sono state riportate da Fernando Leopoldo del Migliore: egli racconta che un fulmine cadde alla quinta ora di notte con grandissimo rumore e danno corrispondente. Narra che vennero giù non solo la palla con la croce, ma anche grosse schegge di marmo: alcuni frammenti  furono addirittura ritrovati in Via de’ Servi. A suo dire le persone che risiedevano in quella zona sentirono un rumore talmente assordante che parve loro arrivata la fine del mondo.

Anche in questa occasione, la sua ricostruzione (differentemente da quanto accadrebbe ai nostri giorni, e mi scuso per l’involontario cinismo!) fu  molto veloce e l’ intervento del Granduca Ferdinando II, provvido e tempestivo. Francesco Bocchi ricorda in una sua lettera come «il volere del Granduca – che tutto appuntino si ricostruisse a norma dell’antico modello –  fu adempiuto. Solamente divenne la palla un poco più grande».

Perciò il 21 ottobre dell’anno 1602, la palla fu nuovamente rimessa in pristino e, nel maggio 1603 il Cardinale Alessandro di Ottaviano dei Medici, d’accordo con il Granduca, fece inserire nelle braccia della croce alcune reliquie chiuse in piccole scatoline di piombo, per appellarsi alla protezione celeste: può parervi cosa strana ma, a quel tempo non si conosceva ancora un mezzo di difesa migliori contro i fulmini se non quello di raccomandarsi ai santi!

Veduta panoramica della città di Firenze

Veduta panoramica della città di Firenze

Per il restauro dell’opera del Verrocchio furono convocati a Firenze i più valenti orefici dell’epoca e la commessa fu affidata infine all’artista Matteo Manetti, che per il grande onore commessogli non chiese alcun compenso. Il lavoro di restauro fu concluso dal Manetti il 18 settembre 1802, dopo appena un mese di lavori e, per l’eccezionale perizia dimostrata, l’orefice fu insignito del titolo di orefice dell’Opera del Duomo.

Da allora, per oltre due secoli, la palla rimase al suo posto nonostante fosse stata ancora colpita dai fulmini. 

Infine, nel 1859, alla protezione divina si aggiunse quella di Benjamin Franklin con l’invenzione del parafulmine!

Grazie anche a questa invenzione, la bellissima sfera è ora definitivamente in sicurezza.

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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