Senza sapore, sembra San Daniele

di Simone Borri

Sempre più.....Castrovilli!

Sempre più…..Castrovilli!

E dopo i dieci colleghi che l’hanno preceduto, anche il parmigiano D’Aversa ringrazia Montella. Cosa sarebbe questa Fiorentina se giocasse come Dio comanda da quando esiste il calcio, cioé schierando almeno un attaccante di ruolo, non lo sapremo mai. Non interessa di certo saperlo a chi la deve affrontare, perché le scelte del suo attuale allenatore semplificano la vita a tutti.

Manca Ribery, e si sapeva. Boateng ha smesso di essere una punta effettiva almeno dai tempi del Milan, e si dovrebbe aver capito anche questo. Hai almeno due giovani che scalpitano in modo promettente, Vlahovic e Sottil, e ringraziamo Iddio. Hai anche la difesa rimaneggiata, e non è il caso di essere troppo leggerini lì davanti, per perdere palla mentre si cerca di farla girare (il solito stramaledetto giochino alla spagnola che Montella non si leverà mai più di testa) e ritrovarsi infilati in contropiede.

Il Parma fa il gioco che dovrebbe fare la Fiorentina, con questi effettivi. Aspetta e riparte. Il centrocampo viola è molto Castrovilli (aspettiamo ancor un po’ a destinargli aggettivi superlativi, ma se continua ancora così, è questione di poco), un po’ di Pulgar ed il ricordo di Badelj. Facile che vada in difficoltà, e se non ci va può capitare la giornataccia di Chiesa.

Prima che il nostro capitano perda il pallone che Gervinho va a infilare nella nostra porta, gli emiliani hanno già avuto almeno un altro paio di occasioni, e l’ivoriano finisce per segnare quella meno facile, con un tocco sotto che fulmina un Dragowski non in giornata eccelsa neanche lui.

Difficile dire, a tale proposito, se è il portiere che condiziona la difesa o la difesa che rende insicuro il portiere. Fatto sta che i due ragazzi, Venuti e Ranieri, stanno troppo alti, ed è un paradosso di questa squadra che per almeno un’ora gioca a ritmi compassati.

All’intervallo, più che aver meritato il Parma è la Fiorentina che non si sa a che gioco ha giocato. Si mette a giocare a calcio soltanto dopo un’ora, dopo che Vlahovic si è scaldato per tutto il riposo e per i primi dieci minuti della ripresa. Quando finalmente il mister lo butta dentro al posto del senza voto Ghezzal, guarda caso i viola cominciano a giocare e a creare occasioni.

Federico Chiesa, non una delle sue gornate migliori

Federico Chiesa, non una delle sue gornate migliori

Il pareggio è una prodezza di Castrovilli, ma è anche frutto di una maggiore intraprendenza e velocità di una squadra che fino a quel momento era sembrata disarmata. Nell’ultima mezz’ora la Fiorentina avrebbe diverse occasioni per far suoi i tre punti, e sarebbe la seconda rimonta in pochi giorni, sempre al cospetto del suo proprietario e stavolta nel proprio stadio.

Ma è destino che Commisso debba rimandare le sue soddisfazioni a data da destinarsi (nel frattempo parla molto con il sindaco Nardella, e chissà cosa si dicono, visto che in conferenza stampa poi il patron viola sembra fare più di una apertura al progetto dello stadio a Campi). Neanche l’esordio di Pedro e l’arrembaggio finale modificano il punteggio.

Si resta con questo 1-1 che è un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, che ti capita in mano in un momento in cui non sai se hai sete o no. Il laboratorio Fiorentina prosegue con i suoi esperimenti, tra i quali è da annoverare quello sulla pazienza dei tifosi. Vogliamo provare a giocare con il nueve vero, anziché con quello falso? Va bene che quest’anno non dobbiamo vincere nulla (sai che novità), ma come cantava Vasco Rossi, troviamolo un senso a questa vita. O perlomeno a questa formazione.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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