La memoria istituita per legge

di Simone Borri

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Ci siamo sempre battuti su questo giornale ed altrove contro l’antisemitismo latente nella nostra società e nella nostra cultura, o contro ogni altra forma di intolleranza e/o di censura la cui tentazione sempre nella nostra società a quanto pare è ricorrente.

Crediamo pertanto di poterci permettere le seguenti considerazioni senza rischiare di incorrere in nessun provvedimento da parte della polizia morale, del Minculpop o di comunque si voglia chiamare la recente Commissione anti-odio istituita da un Parlamento che pure avrebbe cose decisamente più importanti di cui occuparsi.

La signora Liliana Segre merita tutto il rispetto possibile in quanto essere umano, in quanto esponente di una parte della nostra popolazione (non vogliamo nemmeno definirla etnia) che in passato ha subito persecuzioni mostruose, in quanto persona che (Dio, comunque lo si chiami, la benedica) ha raggiunto la cosiddetta terza età.

Sono le sue argomentazioni che non possiamo rispettare, né tantomeno accettare. Quando dice che in Italia nel momento presente «si respira lo stesso clima della vigilia delle Leggi Razziali del 1938», ci dispiace dirlo ma delle due l’una: o alla signora, come molti suoi coetanei, la memoria comincia a far difetto (e non ci sarebbe niente di male se la spiegazione delle sue affermazioni fosse questa, anzi, chiunque di noi ha una madre, un padre o comunque un parente alla cui veneranda età è più facile ricordarsi cose accadute nell’infanzia piuttosto che la sera prima), oppure la signora dice più o meno consapevolmente sciocchezze.

Proprio lei dovrebbe avere impressa a fuoco nella memoria (e non solo) la differenza tra quel passato e questo presente, e dovrebbe evitare di prestarsi alle mistificazioni interessate di forze politiche le quali – non condividendo gli stessi valori fondamentali delle altre – non hanno memoria, non hanno dignità, hanno soltanto un interesse contingente a stabilire un proprio predominio.

Emanuele Fiano con Liliana Segre

Emanuele Fiano con Liliana Segre

Ci riferiamo in primo luogo alla signora Laura Boldrini, promotrice della Commissione che dalla settimana scorsa vigila per conto del nostro Parlamento su tutti i discorsi d’odio pronunciati nell’aere italiano, reale e virtuale. Anche questa signora merita sicuramente il nostro rispetto come essere umano e come donna, ma finisce lì, perché si rigioca tutto il rispetto sistematicamente con le sue posizioni inaccettabili e provocatoriamente antidemocratiche, come quelle di un Fiano qualsiasi.

E’ da tanto tempo che il Partito Democratico o comunque quella sinistra a cui la signora è in quota (e crediamo, purtroppo, anche la signora Segre, malgrado la nomina a senatrice a vita dovrebbe essere apolitica, e sappiamo che in realtà non lo è e non lo è stata quasi mai) cerca di istituire nel nostro paese una sorta di polizia morale di stampo religioso e totalitario e di introdurre nel nostro ordinamento il reato di opinione.

Ci siamo ispirati per il nome di questa rubrica allo Speaker’s Corner di Hyde Park, e questo dovrebbe chiarire come la pensiamo, e come speriamo che la pensino la maggior parte degli italiani. Se la nostra Costituzione esclude la codificazione del reato di opinione, un motivo c’é, e né gli anziani né i giovani dovrebbero dimenticarlo, o perderlo di vista.

E poi, chi stabilisce in ultima analisi cosa è reato e cosa no, tra le opinioni? E come si estrinseca l’esercizio di questa facoltà da parte della nostra autorità giudiziaria e di pubblica sicurezza? Tramite censura preventiva o successiva? Tramite quale tipo di sanzioni? Non sarà proprio così, care sig.ra Segre e succedanee, che si rischia di far assomigliare pericolosamente il clima attuale del nostro paese a quello di ottanta anni fa?

La polizia postale ha già nel proprio arsenale le armi democraticamente e giuridicamente sufficienti a bloccare e perseguire qualsiasi imbecille ritenga di poter molestare, insultare, disturbare in un qualsiasi modo non ammesso dal nostro ordinamento una anziana signora o un qualunque altro cittadino di questo paese. Non ci risulta peraltro che ciò avvenga quasi mai. Migliaia di persone subiscono social abuses and vexations ogni giorno, e a meno che non si chiamino Mattarella o Segre nessuno di fatto interviene.

Nominata senatrice a vita nel 2018 da Sergio Mattarella

Nominata senatrice a vita nel 2018 da Sergio Mattarella

Non è istituendo una polizia morale pubblica o segreta che si previene il fenomeno, e nemmeno – ci sia consentito aggiungere – dando spago alle intemperanze di personaggi come Mario Balotelli. Non è assecondando la ricorrente tentazione del PD di censurare chi non la pensa come i suoi iscritti che si mantiene l’Italia nel novero delle nazioni civili e democratiche.

Balotelli prende a calci la curva del Verona, rea di insulti "razzisti"

Balotelli prende a calci la curva del Verona, rea di insulti “razzisti”

Non è raccontando quella storia lontana e ancora tragicamente vicina al nostro tempo come lo sta facendo la signora Segre che si impedisce che il popolo italiano diventi un popolo senza memoria, e quindi costretto a non sapere più nulla nemmeno del suo presente e futuro, come paventava Montanelli.

Oggi ricorre la festa delle Forze Armate, che una volta era la festa della Vittoria con la V maiuscola: il 4 Novembre, Vittorio Veneto, la fine della Grande Guerra, Trento e Trieste, il coronamento del nostro Risorgimento nazionale.

In queste ore, mentre qualcuno depone corone di fiori sotto a monumenti e fa uso della consueta retorica di cui non abbiamo mai perso il vizio, c’é qualcun altro che iscrive nel vocabolario dei termini proibiti parole e nozioni come nazionalismo, patriottismo, nazione, patria, e via dicendo. No, così si mette in confusione prima di tutto quella memoria che si dovrebbe proteggere, ma che qualcuno ha interesse proprio a far sì che venga meno, per colpa della globalizzazione o di Dio – si può dire ? – solo sa cos’altro.

Così, ci dispiace dirlo, si ingenera la sensazione che anche le sciocchezze siano sopravvissute ai campi di sterminio. E non ci sarebbe cosa peggiore, cara signora Segre, per ritrovarsi tutti quanti un giorno a rivedere proprio ciò che né lei né nessun altro si augura di rivedere mai più.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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