La campana di San Giusto

di Simone Borri

L'Audace attracca a Trieste, foto d'epoca

L’Audace attracca a Trieste, foto d’epoca

3 novembre 1918. Il cacciatorpediniere della Marina Italiana denominato Audace attracca al molo principale del porto di Trieste. Quel molo si chiama San Carlo da più di centocinquant’anni, a ricordo di una nave affondata di fronte alle Rive sul cui relitto, utilizzato come struttura portante, era stato edificato.

Quel giorno cambia tutto. Per San Carlo, per Trieste, per l’Italia. Da quel cacciatorpediniere scendono i bersaglieri, a prendere possesso dell’ultima delle città irredente in nome di Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III. Per Trieste – che cambierà il nome del suo molo principale in Audace, erigerà sullo storico punto di attracco un monumento ai bersaglieri e deporrà l’ancora del cacciatorpediniere ormai leggendario ai piedi del Faro della Vittoria che verrà eretto dopo la guerra in memoria dei caduti – è la fine di una sotomissione (ma i triestini preferiscono dire, più correttamente, di una appartenenza) all’Impero Austro – Ungarico che risaliva al 1382.

Cattedrale di San Giusto

Cattedrale di San Giusto

Per l’Italia è la fine della Prima Guerra Mondiale, con un successo che ha del miracoloso (se si pensa che soltanto un anno prima il paese viveva lo sgomento di Caporetto) e del trionfale. Mentre i bersaglieri scendono di corsa dall’Audace, a Villa Giusti nel padovano lo stato maggiore austro – ungarico firma la resa nelle mani di quello italiano. L’armistizio che vale la fine del Risorgimento entrerà in vigore il giorno dopo, e quel giorno resterà nel calendario degli italiani, semplicemente e orgogliosamente, come la Vittoria.

Enrico Caruso

Enrico Caruso

A Trieste il 3 novembre è la festa del patrono. San Giusto, al quale i patrioti musicisti Giovanni Drovetti e Colombino Arona avevano dedicato fin dall’inizio della guerra una canzone che era diventata popolare in tutta Italia, come simbolo delle ragioni per cui si combatteva. La cattedrale di San Giusto, che per il capoluogo giuliano è l’edificio religioso più importante, sito sul colle che domina la città, divenne il punto di raccolta ideale di una intera nazione, grazie anche alle parole di Drovetti ed alla musica di Arona.

Quella mattina del 3 novembre 1918 erano in molti a cantare La campana di San Giusto. Dopo di che avrebbe avuto l’onore di essere interpretata dal più grande tenore dell’epoca, Enrico Caruso. E’ sua la voce con cui ci onoriamo di presentarvi il brano del giorno di oggi.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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