Fiume Sand Creek

di Simone Borri

FabrizioDeAndreSandCreek191129-001

«Maledetto sia chiunque simpatizzi con i nativi! Io sono venuto a uccidere i nativi e credo sia giusto e onorevole usare qualsiasi mezzo Dio ci abbia messo a disposizione per uccidere gli indiani!»

(John Milton Chivington)

John Milton Chivington

John Milton Chivington

All’alba del 29 novembre 1864, la colonna militare che agli ordini del colonnello Chivington aveva lasciato Fort Lyon la sera prima giunse in vista dell’accampamento degli indiani Cheyenne ed Arapaho sul fiume Sand Creek. Il reggimento delle giacche blu aveva un nome altisonante, 1° Cavalleria Volontari del Colorado, ma si trattava di uomini che avevano in qualche modo ottenuto di prestare servizio sulla frontiera con i territori indiani, piuttosto che sull’assai più pericoloso campo di battaglia contro i Confederati secessionisti.

Lo stesso colonnello non doveva essersi particolarmente distinto a West Point se era finito a procacciarsi gloria a buon mercato prendendosela con i pellirosse già costretti in riserva dai trattati firmati con il governo degli Stati Uniti, anziché con le giacche grigie della Confederazione. E chissà che non fosse proprio questa sua consapevolezza e la conseguente frustrazione, unite alle ambizioni politiche (il Colorado si apprestava a diventare uno Stato dell’Unione) a favorire il precipitare degli eventi.

Il reggimento incolonnava dietro Chvington circa 700 uomini. Dall’altra parte, altrettanti ce ne dovevano essere acquartierati nell’accampamento indiano. Contrariamente a quanto disposto dai trattati, i Cheyennes avevano mantenuto le armi, diffidando della buona volontà del Grande Padre Bianco che aveva promesso derrate alimentari e coperte in cambio del ritiro in riserva e del disarmo dei pellirosse. Niente armi consegnate, niente cibo distribuito, e via libera al risentimento indiano e a pericolosi facinorosi come Chvington.

Il massacro di Sand Creek in una rappresentazione artistica dello Cheyenne Lupo Ululante, uno degli scampati all'attacco

Il massacro di Sand Creek in una rappresentazione artistica dello Cheyenne Lupo Ululante, uno degli scampati all’attacco

Dei 700 indiani abitanti del campo sul Sand Creek, dunque, quasi tutti i maschi in età adulta erano a caccia di bisonti per sfamare la tribù. Non sarebbe stata comunque una lotta alla pari, ma quella circostanza finì per trasformare la giornata in un massacro di vecchi, donne e bambini pressoché inermi. Il bilancio finale fu di 600 indiani circa rimasti esanimi sul terreno o ad insanguinare le acque del fiume, contro 10 soldati perlopiù – a quanto pare – vittime del fuoco amico.

Il massacro del fiume Sand Creek segna l’inizio ufficiale delle Guerre Indiane nell’ovest nordamericano, e della vergogna di cui fu ammantata la conquista del West, la penetrazione dei coloni bianchi nelle terre che erano appartenute ai pellirosse, cominciata ai tempi della corsa all’oro in California.

Un accampamento Arapaho fotografato negli anni 1870

Un accampamento Arapaho fotografato negli anni 1870

John Chivington fu aspramente criticato dai giornali e soprattutto dal Congresso degli Stati Uniti: «la verità è che ha sorpreso e assassinato, a sangue freddo, gli uomini, donne e bambini di Sand Creek, ignari, i quali avevano ogni ragione di credere di essere sotto la protezione delle autorità statunitensi, e poi ritornando a Denver si è vantato dell’azione coraggiosa che lui e gli uomini sotto il suo comando avevano compiuto».

Di fatto, nessun provvedimento fu preso nei suoi confronti, la strage restò impunita e la lunga strada che avrebbe portato a Little Big Horn e a Wounded Knee fu imboccata quel 29 novembre ed i giorni e mesi successivi.

La storia la conoscono tutti ormai, dal principio alla fine. Dell’episodio di Sand Creek abbiamo già parlato in questa rubrica a proposito di Soldato Blu, il film capolavoro di Ralph Nelson con Candice Bergen che segnò tra l’altro la svolta progressista del cinema americano a favore dei nativi, propiziata anche dal clima di contestazione contro la guerra del Vietnam.

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Anche la storia di Fabrizio De André la conosciamo tutti, e la sua ballata Fiume Sand Creek, il brano di oggi, non ha bisogno di presentazioni.

«Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek»

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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