You Can’t Hurry Love

di Simone Borri

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Formazione originaria: Florence Ballard, Diana Ross, Mary Wilson. Nome in codice: The Supremes. E lo sono state, davvero. Dal 1959 quando si misero insieme a Detroit appena quindicenni. A Detroit c’era anche la Motown Records, nata più o meno negli stessi giorni. Il gruppo (nato come Primettes, versione al femminile dei Primes, poi Temptations) fece la storia della casa discografica, e viceversa. Quando si unirono in regolare contratto, il gruppo fu ribattezzato Supremes e fino al 1970 regnò sulla musica nera e non solo.

Quando il loro album The Supremes a Go-Go balzò in testa alle classifiche di vendita americane, loro sulla cresta dell’onda c’erano da un bel po’. Ma per la prima volta il 22 ottobre 1966 al primo posto assoluto c’era l’album di un gruppo musicale femminile, e per di più colored. Tanti primati in un colpo solo, se si condidera anche che il singolo più famoso di quell’album, You can’t hurry love, era in testa a Billboard Hot 100, la Hit Parade americana, già da un mese.

Diana Ross

Diana Ross

Noblesse oblige, dovendo scegliere il brano del giorno. Storia della musica, che sarebbe durata fino al 1970. A quel tempo Diana Ross si era già dimostrata quella di maggior personalità tra le vocalists del gruppo, attirando definitivamente l’attenzione dell’opinone pubblica mondiale per il discorso tenuto di fronte alle loro altezze reali a Londra durante un concerto di beneficenza: «Non ho molte occasioni di parlare a persone potenti come chi mi sta davanti oggi. Io, come vedete, sono nera, mentre voi siete bianchi. Io canto e voi mi ascoltate, poi quando tutto è finito ce ne andiamo insieme dalla sala. Ci sono posti nel mondo, compresi alcuni stati del mio paese, gli USA, dove neri e bianchi non hanno gli stessi diritti, non possono neanche uscire dalla stessa porta. Vorrei che ci pensaste quando tornerete nelle vostre case».

Imbarazzo nella high society britannica, anche se alla fine l’applauso – a cui prese parte l’intera famiglia reale – durò più di due minuti, una standing ovation.

A quel punto, Diana era pronta per spiccare il volo come solista. L’ultima canzone in classifica con le Supremes fu, ironicamente, Someday we’ll be together, nell’ottobre 1969. La sua prima da solista fu, profeticamente, Ain’t no mountain high enough, nel maggio 1970. Per colei che sarebbe diventata una delle regine della Disco nessuna montagna sarebbe risultata abbastanza alta da scalare.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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