Il sogno spaziale

di Barbara Chiarini

Sputnik, 4 ottobre 1957

Sputnik, 4 ottobre 1957

Quel 4 ottobre del 1957 era un venerdì ed era già tarda sera quando da tutti i giornali del mondo giunse una notizia stravolgente: l’Unione Sovietica aveva lanciato lo Sputnik, il primo satellite artificiale, una sfera di alluminio lucidissimo, poco più grande di un pallone da basket, emittente un debole bip. 

Adesso potrà sembrare ovvio, ma fu esattamente quel 4 ottobre dell’anno 1957 che segnò l’inizio dell’ Era Spaziale, cambiando molte cose sul pianeta Terra. 

Probabilmente, a Mosca non si resero conto del peso della loro stessa impresa, tanto che la Pravda, voce del partito comunista, le dedicò appena una colonna di testo in prima pagina. 

Ma all’indomani, l’impaurita reazione degli americani fece capire loro la portata dell’evento, trasformando immediatamente lo Spazio in uno strumento politico, soprattutto per Nikita Krushev, il padrone del Cremlino. 

E non solo il primo Sputnik (in russo compagno di viaggio) passò sopra il cielo degli Stati Uniti, scatenando preoccupazioni di ogni genere, ma il 3 novembre successivo (vale a dire neanche un mese dopo), un satellite sei volte più pesante ospitò a bordo addirittura il primo essere vivente, la povera cagnetta Laika, che tutti coloro che sono amanti degli animali ricordano con triste amarezza poiché la povera creatura sarà anche la prima vittima ad essere immolata  in favore delle scoperete cosmiche: infatti, a causa di un probabile guasto al controllo termico, quattro giorni dopo il lancio, della cagnetta non si avrà più alcun segno di vita. 

L’inutile sacrificio della cagnetta Laika

L’inutile sacrificio della cagnetta Laika

Di fatto, l’ U.R.S.S. battuta nella costruzione della bomba atomica, aveva comunque trovato il suo riscatto in orbita, dimostrando così di avere potenti missili, capaci di minacciare Washington.

Da tempo negli ambienti scientifici, si parlava di un satellite e i sovietici, in silenzio, questa volta avevano bruciato sul tempo gli americani. 

Da qui ebbe inizio la  vera corsa allo Spazio: un intento strategico, più che una scoperta scientifica che, per gli Stati Uniti, aveva come scopo la riconquista della superiorità politico-militare, andata perduta.

Quali che fossero le intenzioni, l’iniziativa favorì comunque  lo sviluppo tecnologico- spaziale che da allora non è mai tramontato, restando l’ indiscusso motore della supremazia dei grossi Stati, a capo del sistema economico mondiale .

 «Senza lo Sputnik non ci sarebbe stata la conquista della Luna» affermava John M.Logsdon, direttore dell’ Institute of Space Policy alla George Washington University. E infatti il presidente John Kennedy incalzato dall’ escalation russa al cosmo (satelliti sempre più grandi, sonde che fotografavano la faccia nascosta della Luna e Juri Gagarin che diveniva il primo cosmonauta tra le stelle), lanciò la grande sfida: entro un decennio l’America sarebbe riuscita a mandare un essere umano sulla Luna.

Per fare ciò, l’uomo chiave fu l’europeo Wernher von Braun il quale, dopo lo smacco dello Sputnik, con il suo razzo Jupiter-C risollevò lo spirito statunitense, lanciando il primo satellite americano nel gennaio 1958. 

E non soltanto questo: una volta divenuto direttore del Centro Marshall  presso la Nasa, sarà egli stesso il creatore ed il realizzatore del potente razzo Saturno-5,  con il quale Neil Armstrong e Edwin Aldrin sbarcheranno sulla Luna nel 1969. 

L’ allunaggio di Apollo 11 e del suo equipaggio

L’ allunaggio di Apollo 11 e del suo equipaggio

Mosca, invece, non riuscirà mai a toccare quel suolo tanto ambito, perché il padre dello Sputnik e delle altre vittorie sovietiche Sergei Korolev, non farà in tempo a realizzare il grande razzo necessario all’operazione. La sua esistenza tenuta segreta per volere di Krushev si chiuderà, infatti, prematuramente nel 1966, a soli 59 anni.

L’ America concluderà così il capitolo dell’ esplorazione umana dello Spazio, affidando le sue ambizioni soprattutto ai robot cosmici che ci mostreranno tutti i volti inaspettati dei pianeti, fino ai confini del sistema solare. Nascerà lo Shuttle (senza portare buoni risultati) e, con grande fatica, saranno avviati i lavori per realizzare la stazione spaziale internazionale, ancora oggi da completare. 

Infine, a partire dagli anni Settanta, lo spazio cambierà volto. Una volta entrati in scena paesi come Cina, India, Giappone ed Europa, lo Spazio diventerà sempre più un mezzo per confrontare il potere tecnologico e conseguentemente economico, dei grandi stati.

Lo scenario di oggi non è molto i diverso, soltanto che Pechino si è sostituita a Mosca!

A noi, umili terrestri, non resta che fare un bilancio dei vantaggi e degli svantaggi che la scoperta dello Spazio ha portato alle nostre  vita sulla Terra.

Sono passati oltre sessant’anni  da quando tutto questo ebbe inizio, ma ciò nonostante, l’Uomo coltiva  immutato il sogno dello sbarco su Marte: perché, al di là di tutto, il Sogno Spaziale rimarrà sempre  e comunque una grande avventura!

 

The Beatles, Across the Universe 

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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