Cialtroni governativi e non

di Simone Borri

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Si riaprono i porti italiani…..

Trenta morti circa a Lampedusa, la maggior parte donne e bambini. E questi come li ridistribuiamo, presidente BisConte? Non certo tra le ONG, che nell’unico momento di reale bisogno si sono guardate bene dal farsi trovare sul posto, a differenza di quanto hanno fatto nei 14 mesi precedenti. Ocean Viking e le altre navi di MSF e di altre associazioni filantropiche di mare e di terra arrivano a cose fatte, quando c’é da recuperare i dispersi, o per meglio dire i loro cadaveri. Evidentemente la mission aziendale di questa gente é un’altra. E’ quella celebrata dalla standing ovation tributata a Carola Rackete al Parlamento Europeo, forse il momento più basso, più indegno nella storia della istituzione millantata dal pensiero di Altiero Spinelli & c.

Ma quando godi di buona letteratura, tutto è concesso, e de minimis non curat lex. Il Terzo ed il Quarto Potere non azzannano più alle caviglie il Secondo. Uscito dalla compagine governativa Salvini, non si vede più un avviso di garanzia a pagarlo oro, e i titoli dei giornali, quasi tutti schierati per la nuova compagine, raccontano invariabilmente di un paese felice e con tutti i problemi risolti, come quello dei tempi di Carosello.

Già, peccato che l’accordo di Malta nella realtà preveda la redistribuzione dei migranti soltanto tra le regioni italiane, e che la guerra doganale tra USA e Cina se la rifaccia soprattutto con i prodotti gastronomici italiani. C’é qualcosa che non va. O siamo diventati più pirla del solito (anche le province meno importanti dell’Impero ogni tanto avrebbero qualche tornaconto ad esserlo, noi niente) oppure Conte, Di Maio & c., insieme ai cantori delle loro gesta, sono una manica di fanfaroni.

Ma quello che conta era tirare fuori Salvini e la Lega dal Viminale, poi qualche santo aiuterà. O qualche riforma di quelle alla Renzi, come si profila essere questo taglio dei parlamentari che pretende di riallacciarsi ad una tradizione riformista di cui francamente non abbiamo ricordo (a meno di non voler considerarne facente parte il D’Alema della Bicamerale) e che se tanto ci dà tanto potrebbe produrre una voragine istituzionale.

Con la sforbiciata alle poltrone di Montecitorio e Palazzo Madama – celebrata da Di Maio e seguaci in piazza, l’unico posto dove peraltro portano (o forse è meglio dire portavano?) a casa qualcosa –, il governo giallorosso ottiene soprattutto di procurarsi una permanenza in carica per il resto della legislatura, che poi è ciò che gli interessa.

Che cosa ne ricavi piuttosto la Repubblica italiana è tutt’altra questione. I tre anni che mancano al completamento della legislatura sarebbero anche pochi per adeguare la normativa coinvolta dalla riforma avviata ieri, anche a condizione di metterci sopra a lavorare gente capace. Che PD e 5 Stelle dispongano di questa gente, ci permettiamo di dubitare.

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Più facile che più che una riforma si riveli un danno istituzionale. La nuova legge elettorale è ormai argomento che gela il sangue a sentirlo soltanto nominare. Da Mattarella in poi, i peggiori malintenzionati si sono esercitati a sviluppare le formule più disparate, con il comune denominatore della coartazione della volontà popolare e della governabilità. Dice: ma dopo Ettore Rosato che vuoi che ci possa essere di peggio? Il committente di Rosato era il PD di Renzi, e siccome sono ancora vivi e vegeti entrambi (detto in senso metaforico), aspettiamoci un peggio a cui non c’é fine.

Come peggio ci sentiamo a sentir parlare di sfiducia costruttiva, altra genialata degli uomini del Bis-Conte. Sono quelle cose che funzionano nei paesi dove nascono, come la Germania che non ha rispetto del nostro paese, ma almeno delle proprie istituzioni sì. Significa che non si può far cadere un governo se non si ha già pronta sottomano una maggioranza alternativa. Roba da tedeschi, qui cosa succederebbe è presto detto: con un presidente della repubblica che ha dimostrato di essere imparziale come Tagliavento e Orsato quando arbitrano la Juventus, il PD dal governo non lo levi più.

Periferia cialtrona dell’Impero (Giuseppi ci metterà in tavola a tutti il parmesan americano, e giù pacche a stelle e strisce sulle spalle e incitamenti a base di c’mon!), economia da reddito di cittadinanza, forze dell’ordine ridotte come i clown del cartone animato Dumbo, una, dieci, centomila stragi nel Mediterraneo. Questa è l’Italia del futuro nel programma giallorosso. E non costerà nemmeno poco, come ha timidamente cominciato a dire (dopo appena un incontro di governo ed un paio di sperticate giornalate) la Corte dei Conti.

Contro tutto questo, abbiamo solo la matita copiativa e la scheda elettorale, si comincia in Umbria il prossimo 27. Poi ti ricordi di quella famosa frase di Mark Twain a proposito dell’utilità di votare, e ti viene da scuotere la testa.

Ma è solo un attimo. Speriamo.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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