Bomba o non bomba

di Simone Borri

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C’era una volta la sinistra, che aveva il monopolio delle piazze, delle manifestazioni, degli scioperi, della contestazione, dell’opposizione, dell’antagonismo.

C’era una volta, e ora non c’é più. Soltanto la RAI cerca di tenere in vita il mito, dilatando tempi, discorsi e presenze della Leopolda di Renzi, delle salette dove pochi intimi ascoltano la nomenklatura del PD che parla al suo passato, dei maxischermi dove gli scappati di casa a 5 Stelle assistono all’ultima comparsata di vecchi comici penosi o di giovani rampanti informatici, delle sagre del vino dove il Quisling Conte cerca di fare il simpatico (gli riesce poco) e di parlare di politica (anche meno).

Quando tocca a Piazza San Giovanni, inquadratura di nuvole e pochi stizziti commenti. Al giornalista di sinistra il popolo che si raduna e contesta ormai piace quanto all’intellettuale. E’ brutto, sporco e cattivo come i suoi leader. E non si fa più guidare dall’elite degli Illuminati.

Le foto e i video però girano su internet, basta un’occhiata e ti accorgi che se non saranno stati 200.000 a San Giovanni saranno stati 199.999.

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Il brano di oggi è un sassolino tolto dalla scarpa. Quando Antonello Venditti lo scrisse, 40 anni fa, probabilmente aveva l’intento principale di raccontare gli esordi suoi e di Francesco De Gregori, e la fatica fatta per arrivare a Roma, cioé in fondo alla loro strada, al successo.

AntonelloVenditti191021-002Ma erano gli Anni di Piombo, e la canzone la ascoltavamo tutti pensando che raccontava inevitabilmente anche la nostra storia collettiva. La sinistra andava in piazza, di città in città. Ma bomba o non bomba, le piazze alla fine si disperdevano, e fu presto chiaro che al governo non ci sarebbe andata mai, in quelle condizioni.

Poi alla fine c’é andata la sinistra al governo. E adesso il TG della RAI dovrebbe mostrare in quanti se ne sono pentiti, se facesse bene il suo mestiere.

Adesso le piazze sono in mano alle destre. Chissà se anche Antonello Venditti si è pentito, nel quarantennale, del significato recondito della sua musica e della sua poesia. Quanto a noi, per ora le bombe non sono scoppiate, a vanificare le piazze sono bastate vecchie manovre di decrepiti palazzi. E chissà se i nuovi rappresentanti del popolo ce la faranno mai ad arrivare a Roma. In fondo alla strada. Al successo.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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