Austerity

di Simone Borri

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Per la quarta ed ultima volta, l’Egitto si era caricato sulle spalle l’intero mondo arabo e aveva aggredito Israele. Per la quarta volta l’aveva fatto senza dichiarazione di guerra, confidando nella circostanza sulla possibilità di trovare il nemico con la guardia abbassata, poiché impegnato nella celebrazione della tradizionale festa ebraica dello Yom Kippur, il giorno dell’espiazione che conclude i giorni del pentimento, la ricorrenza ebraica più sentita insieme allo Shabbat. Tutti digiunano e pregano, è proibita qualsiasi altra attività.

Ma gli ebrei di Israele avevano imparato fin dal dopoguerra a non abbassare mai più la guardia, a costo di derogare alla pluri-millenaria Torah. Jeovah avrebbe capito, e non avrebbe permesso anzi un nuovo Olocausto.

Per la quarta volta l’Egitto e la sua alleata Siria le buscarono sonoramente. Mentre gli ebrei osservanti digiunavano e tenevano spenta perfino la televisione, ignari di tutto, Mossad (servizio segreto) e Hagana (esercito) reagirono prontamente all’aggressione araba e riconfermarono la vittoria ottenuta nella Guerra dei Sei Giorni, comprese le conquiste territoriali.

Per l’Egitto, la nuova sconfitta avrebbe comportato l’avvio di un processo di normalizzazione dei rapporti con Israele, promosso dall’allora presidente Anwar El sadat, accettato volentieri dal premier israeliano Yitzhak Rabin (il successore della vittoriosa Golda Meir) e sanzionato a Camp David dal presidente americano Jimmy Carter.

Ma tutto questo era di là da venire nell’ottobre 1973. Gli arabi avevano i nervi tesi da tempo nei confronti dell’Occidente che sosteneva Israele, e reagirono duramente ad esso proclamando un embargo petrolifero che avrebbe avuto conseguenze nell’immediato e di lunga durata.

L’aumento successivo del prezzo del greggio, deliberato dall’OPEC (l’associazione dei paesi produttori di petrolio) il 17 ottobre 1973, avrebbe segnato una data storica: la data di nascita ufficiale dell’era denominata Austerity. La necessità avvertita da tutti i governi occidentali, compreso quello italiano, di ridurre i consumi energetici si tradusse in decreti che limitavano la circolazione delle automobili e la impedivano totalmente nelle giornate domenicali, così come introducevano disposizioni limitative sull’uso dei riscaldamenti domestici e sulle attività che in generale comportavano consumo di energia elettrica.

Per quanto riguarda la circolazione, la domenica italiana sembrò per un certo periodo ritornare quella di un paese d’altri tempi, che vedeva per le proprie strade pochissimi mezzi di trasporto e molta gente a piedi o in bicicletta. Uno spettacolo che fin dagli anni cinquanta era sembrato destinato ad essere confinato in fotografie ingiallite, mentre le nostre città apparivano già congestionate dal pur ridotto traffico dell’epoca.

La domenica in bicicletta sarebbe durata fino all’inizio dell’estate del 1974, per essere sostituita da misure meno restrittive come la circolazione a targhe alterne mantenuta nelle versioni successive al 1992 del codice della strada.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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