The Bomba is back

di Simone Borri

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Nel 2010 fummo tra i primi a predire che l’allora neo eletto sindaco di Firenze Matteo Renzi si sarebbe rivelato un individuo di scarsa intelligenza personale ma in compenso di elevata pericolosità politica e sociale, e il tempo è stato con noi galantuomo.

L’anno scorso fummo tra i primi a predire che Movimento 5 Stelle e Lega, usciti premiati dalle elezioni politiche sull’onda della volontà di cambiamento maturata dal popolo italiano, avrebbero costituito un governo insieme sull’onda della necessità di evitare che il PD buttato fuori dalla porta elettorale rientrasse dalla finestra di qualche inciucio. E anche i quel caso fummo profeti più facili del previsto, e le difficoltà gestatorie semmai vennero dal Quirinale (absit iniuria verbis), non dalle nostre carenze predittive.

Allo scoppiare della crisi, che a questo punto è legittimo intitolare più a Giuseppe Conte (e a chi per lui) che a Matteo Salvini, avevamo predetto un rimpasto di governo, pensando una volta di più che le forze ragionassero sulla base dei loro interessi reali, non delle turbe psichiche di un Grillo o, appunto, di un Renzi. Sbagliammo solo perché questi due personaggi hanno libertà di manovra che non si ritrova in nessun articolo di quella Costituzione di cui tanti hanno cianciato recentemente. E perché nel frattempo il Movimento 5 Stelle non è più un soggetto capace di intendere e di volere.

Ci risiamo di nuovo con Renzi. E stavolta azzeccarci vuol dire vincere facile. Non importava esaminare il volo degli uccelli o essere aruspici per predire che il Bomba di Rignano avrebbe fatto la sua scissione di lì a poco. Bastava seguire il volo di Calenda e Richetti, usciti dal PD con anticipo sufficiente a permettere al loro vero segretario (altro che Montalbano) di atterrare su una base già un minimo consolidata.

MatteoRenzi190920-002Matteo Renzi muove, e dà scacco sia ai suoi ex compagni di partito (se mai lo sono stati) che a quella banda di raccattati che ancora si chiamano Movimento 5 Stelle. La stretta di mano di Zingaretti e Di Maio e i loro sorrisi da denti bianchi e splindenti (come diceva una vecchia pubblicità) sono già una foto ingiallita. Così come l’ultima boiata di Grillo sul suo delirante blog o l’ultima lezione di Diritto Incostituzionale del Quisling Giuseppe Conte.

I giochi, cari signore e signori, si fanno altrove, altro che repubblica parlamentare. Si fanno in posti dove il pur problematico Renzi conta ancora più di voi. Sedi di potere forte dove i vostri inciuci contano come la volontà popolare: niente. L’uomo che rottamava i massimi sistemi è rimasto quello del 2010: quando intraprende qualcosa va a fare casino. Ma il suo casino è più funzionale ad un certo sistema internazionale e locale della presunta stabilità assicurata dalla stretta di mano tra il Commissario ed il Bibitaro, o dai baciamano di Conte alla Carampana di Berlino.

Per coloro che si svegliassero soltanto adesso, Renzi esce dal PD. E adesso sono cavoli del PD, e del loro servizio di catering a 5 Stelle. In Umbria, è il caso che facciano una bella lista civica con la Scuola di Magia di Hogwarts. Perché soltanto il prof. Albus Silente può salvarli. Il prof. Giuseppe Conte ormai è già storia. Del malcostume.

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Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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