Luci a San Siro

di Simone Borri

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La battuta che circola è questa: abbiamo cambiato allenatore e abbiamo cominciato subito a vincere. Impietosa verso l’attuale titolare della panchina viola, Vincenzo Montella. Ironicamente riguardosa verso colui che sembra sempre di più un allenatore in campo, Frank Ribery.

Il francese ha preso per mano questa squadra e la sta portando fuori dalle proprie incertezze iniziali. Anzitutto grazie alle sue giocate. L’abbiamo detto e lo ripetiamo, il vicecampione del mondo 2006 con la nazionale transalpina fa sembrare gli altri 21 presenti in campo (con l’unica eccezione di Chiesa, che è anche l’unico che riesce a stare al suo passo tecnico) dei mestieranti. E’ la cartina di tornasole del nostro calcio, mentre in Italia il gioco più bello del mondo subiva una penosa involuzione, ecco nel resto d’Europa cosa succedeva. Si giocava – e si gioca – così.

Poteva venire a svernare in riva all’Arno il glorioso ma attempato Frank. L’inverno dorato di una carriera i cui fasti sono ormai per forza di cose lontani. Macché, questo ha ancora voglia, e soprattutto ha ancora gamba e testa. A 36 anni, chi lo marca rischia ancora figuracce penose, come quel Musacchio che deve aver pensato che l’unica era invalidarlo, e l’ha pagata cara. O quei due difensori che si è bevuto nella sterzata che a quasi dieci minuti dalla fine l’ha portato a segnare il terzo gol viola.

Ma anche i compagni rischiano il declassamento se non gli stanno al passo. Frank affonda in difese di burro e sbilanciate come quella odierna del Milan come una lama di coltello, e se Donnarumma ci mette una pezza delle sue è bene che qualche compagno gli vada dietro perché può approfittarne, soprattutto se si chiama Chiesa.

Due volte il portierone milanista salva sul francese, due volte l’italiano riprende la palla e si procura due falli da rigore sacrosanti (chissà se Gasperini guarda). Sul primo Pulgar si conferma un giocatore di biliardo di prima categoria, piazzandola all’angolino che con un Donnarumma tra i pali deve sembrare proprio ino ino. Sul secondo, Chiesino non tira male, spara forte ma centrale e SuperGigio gliela prende, salvando insieme al gol della bandiera di Leao almeno l’onore rossonero.

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Standing Ovation del Meazza per Ribery al 90°

Con un Ribery così è tutto più facile per una Fiorentina che comincia ad assestarsi nei reparti e tra i reparti. Per la quarta volta consecutiva Montella ripropone il 3-5-2, dove i due sono gli esterni offensivi senza punta in mezzo a completare il tridente. Gli va bene perché è un ragazzo fortunato (e a differenza del dirimpettaio Giampaolo i suoi esterni sono altra roba, altra categoria), e perché quando te la puoi giocare di rimessa con due rasoi affilati come i nostri contro una squadra morbida e leziosa come questo Milan (Musacchio a parte) è più facile fare un figurone. Soprattutto quando hai a supporto un Castrovilli (che gol e che giocatore!) che sta rapidamente facendo esaurire gli aggettivi positivi per definire le sue prestazioni, dopo appena sei giornate di campionato.

Montella dunque la indovina facile facile, e la Fiorentina infligge al Milan il massacro che non le era riuscito con l’Atalanta e con la Sampdoria. Con le squadre che giocano sciaguratamente a viso aperto come quella rossonera e soprattutto con una condizione come quella messa in mostra dai gioielli viola, quello che fino a prova contraria è ancora l’allenatore titolare della squadra può addirittura concedersi qualche sorrisino lasciando vittorioso il terreno di gioco su cui aveva avuto poche soddisfazioni, dopo quelle raccolte nella prima esperienza fiorentina. Stavolta non c’é bisogno di aspettare la proverbiale conferenza stampa per vedere allegro l’Aeroplanino.

Montella: «grande soddisfazione»

Montella: «grande soddisfazione»

Aeroplanino che sta singolarmente ripercorrendo, peraltro, alcuni passaggi di quella sua esperienza fiorentina di sette anni fa. Partitone con la Juve ma purtroppo senza gol, partitone nella San Siro rossonera con stesso risultato, 3-1, quella volta segnò perfino El Hamdaoui, se non ricordiamo male. Era una Fiorentina che risolveva buona parte dei suoi problemi a centrocampo, dove aveva tre campioni di categoria superiore. Adesso le cose sono diverse, le armi migliori sono là davanti. Va anche detto che il Milan di allora era quello che aveva conteso alla Juventus lo scudetto e si era visto togliere un gol come quello di Muntari, entrato per due metri buoni. Fine delle analogie, e soprattutto dei voli pindarici. Da stanotte siamo a ridosso della zona Coppe, e per come è nata quest’anno la squadra sarebbe già tanta roba restarci. Dipende molto dai numeri 7 e 25. Finché giocano così, gli avversari diventano margarina.

Il Milan comunque non sarà più quello di una volta (dei tempi di quando non c’era il Var, e se ci fosse stato un arbitro come Giacomelli non sarebbe mai e poi mai andato a consultarlo per lasciare in dieci la squadra di casa, e di rigori contro era grassa se gliene dava uno), ma “Milàn l’é sempre un gran Milàn”, come dice il detto meneghino. In nessun’altra piazza italiana, va detto, Frank Ribery avrebbe avuto una standing ovation come quella avuta qui al 90° al momento della sostituzione. Non ti chiami Scala del Calcio per caso.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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