L’enigma dei Lanzi

di Barbara Chiarini

La Loggia dei Lanzi a Firenze

La Loggia dei Lanzi a Firenze

Cari amici, per chi oggi leggerà questo articolo si potrà insinuare il dubbio che possa trattarsi di una racconto come tanti che già vi ho raccontato sulla nostra città oppure di un thriller dal forte pathos, alla maniera di scrittori alla moda come Dan Brown o Ken Follet.

L’incipit potrebbe addirittura essere impostato così: «Ci sono delle impronte misteriose, lì nella loggia, che davvero poche altre persone attente hanno notato prima… »

Spiacente di deludervi: malauguratamente per tutti, queste non sono le parole d’inizio di un nuovo best seller sulla città di Firenze, bensì soltanto e semplicemente le prime righe scritte dalla sottoscritta per raccontarvi di un’altra delle mie tante storie basate sulle curiosità fiorentine. 

Un’altra storia vera  e antica che ha come protagonista una delle logge più belle della nostra città: la Loggia dei Lanzi . 

Ebbene, se anche in molti conoscono i capolavori scultorei all’interno della Loggia, i fatti relativi alla sua realizzazione sono un po’ meno noti a tutti:  La Loggia dei Priori o della Signoria  fu realizzata per avere un luogo pubblico, spazioso e riparato dalla pioggia, da cui la Suprema Magistratura della Repubblica Fiorentina potesse parlamentare col popolo, convocato qui dal cosiddetto segno della campana.

Fu costruita per volere della Signoria su disegno di Andrea di Cione Arcagnolo, detto l’Orcagna, per le pubbliche assemblee e le cerimonie ufficiali, alla presenza del popolo. Fu iniziata nel 1378 sotto la direzione degli architetti Benci di Cione e Francesco Talenti: i lavori ebbero termine nel 1382.

I Lanzichenecchi

I Lanzichenecchi

Dopo la caduta della Repubblica avvenuta nel 1530, la loggia perse la funzione pubblica per la quale era stata concepita cambiando, oltre al suo utilizzo, anche la denominazione: da allora è stata più conosciuta come Loggia dell’Orcagna, dal nome dell’esecutore del disegno, o dei Lanzi, riferendosi ai Lanzichenecchi. 

Il sottosuolo, uguale in superficie al piano fuori terra, dopo essere stato utilizzato come armeria divenne per molto tempo il deposito per le riserve di olio della cittadinanza; non soltanto quello per uso alimentare ma anche quello utilizzato per  l’illuminazione notturna. Di fatto, la loggia è stata per secoli la vera orciaia di Firenze.

Ma veniamo al nostro racconto: ho iniziato scrivendo: «Ci sono delle impronte misteriose, lì nella loggia, che davvero poche  altre persone attente hanno notato prima... » e questa è un’ assoluta verità.

In effetti, a guardar bene, all’interno della Loggia dei Lanzi sono individuabili sulla parete di destra parecchie tracce tonde che scalfiscono la pietra. È il segno lasciato nei secoli dai Lanzichenecchi, il corpo di guardia formato da soldati mercenari tedeschi, armati di picca, spada e archibugio, che montavano la guardia ad Alessandro I de’ Medici (detto Il Moro), primo Duca di Firenze nel 1532.

E dai Lanzi, o meglio dai Lanzichenecchi, deriva appunto il nome più usato per la nostra loggia.

Certamente, i Lanzichenecchi sotto quella loggia, oltre a fare la guardia, spararono con i loro archibugi su dei bersagli posti al di sotto del fregio che decora le due pareti. Le scalfitture lasciate sulle dure bozze di pietra, sono infatti concave e misurano una circonferenza simile a quella di un euro, il che le farebbe corrispondere più o meno alle palle di piombo o di ferro sparate, appunto, dai loro archibugi.  

Pensando alla voce di paragone che circolava all’epoca: «Beve come un lanzo», si può anche immaginare che la mira di questa fanteria tedesca non fosse molto precisa, proprio in virtù del risaputo uso a tracannar bicchieri, spesso e volentieri decisamente di troppo!

Veduta della parete interna della Loggia con il fregio.

Veduta della parete interna della Loggia con il fregio.

E dunque, quando l’assedio della nostra città si fu concluso, potete bene immaginare quanti proverbi furono coniati con il favore dell’ estro e dell’ironia di cui il popolo fiorentino è dotato: ma, su tutti, ci piace ricordare questo, ancora piuttosto attuale e riadattabile per ogni nazionalità, e per ogni altra evenienza. Mi raccomando, che resti tra noi:

«Bere alla tedesca; la mattina puro, a desinare senz’acqua e a cena come viene dalla botte»!

 

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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