L’Aeroplanino già sotto accusa

di Simone Borri

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Sapevamo che il calendario tirato a sorte dalla Federcalcio non aveva agevolato la vita alla nuova Fiorentina di Commisso, mettendola subito di fronte a salite come quelle dell’ultima settimana del Giro d’Italia (ma del resto, se concludi la stagione precedente al sedicesimo posto….).

Sapevamo anche, ma guai a dirlo nel clima di euforia comprensibilissima ma pericolosissima creatosi a Firenze da tre mesi a questa parte, che le squadre non si fanno dopo il 15 di agosto, men che mai da quando il campionato comincia la settimana dopo.

Sapevamo anche come predilige giocare Montella, e l’ha dimostrato anche ieri. E’ un caso che andrebbe analizzato dal punto di vista psicologico, prima ancora che tecnico. Uno dei più grandi numeri nove degli ultimi trent’anni, una volta passato in panchina sembra che detesti i numeri nove, preferisca i falsi nueve, meglio le squadre senza nueve.

Sapevamo tutto, compresa l’eventualità che per una serie di cose alla fine della terza giornata potremmo ritrovarci a zero punti, con tutto quello che ne segue a partire dalla successiva trasferta di Bergamo. La Juventus ha riportato il Napoli sul pianeta Terra e dopo la sosta per la Nazionale (mai così benedetta) arriva al Franchi decisa a non far andare in fuga l’ex Conte.

Sapendo tutto questo, la sconfitta di Marassi – l’ottava sconfitta consecutiva della gestione Montella e la seconda della gestione Commisso – fa girare comunque le scatole.

Esaurito del tutto il furore agonistico dei primi settanta minuti contro il Napoli, in campo contro il Genoa va una squadra spenta, sbilanciata, slegata. Affidata la serata alla buona vena di Dragowski ed alle folate offensive di Sottil e Chiesa (quest’ultimo purtroppo ancora alle prese con notevoli difficoltà di inquadramento della porta), la Fiorentina nei primi settanta minuti di questa seconda gara di campionato rischia il punteggio tennistico a favore degli avversari, e tuttavia nello stesso tempo fa capire almeno a tratti che basterebbe un qualcosina in più, neanche tanto, per far pari contro questo Genoa che ti infila facilmente ma altrettanto facilmente può essere preso di infilata.

Per settanta minuti, Montella fa giocare i suoi senza attacco, o meglio con quell’equivoco di attaccante che è l’attuale Boateng. Guarda caso la musica cambia non appena entrano in campo Vlahovic (lasciato colpevolmente in panchina per buona parte della gara, la società lo dica subito se non è convinta di puntare su questo ragazzo, ci risparmiamo tutti l’ennesimo caso su cui incasinare la stagione e dividerci tra tifosi come i soliti Guelfi e Ghibellini che siamo) e Ribery, il quale non sarà ancora in condizione da reggere più di mezzo tempo, ma quando c’é qualcosa di buono te lo tira sempre fuori: due partite, due rigori procurati, contando anche quello non dato con il Napoli, anche se ad andare giù stavolta è il neo acquisto Dalbert.

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Ecco, se si deve imputare qualcosa al mister è proprio questa idiosincrasia per le punte di ruolo. Per il resto, a nostro giudizio, ha colpe relative. La difesa è quella che è, assemblata con due veterani che fuoriclasse non sono e con ragazzi che si devono ancora fare le ossa. Sui gol del Genoa sembra non impeccabile nemmeno il portiere, ma Zapata e Kouame i nostri difensori se li bevono, e se Dragowski nell’arco della partita si riscatta, il reparto arretrato della Fiorentina continua a ballare fino alla fine.

Il centrocampo ruota attorno a Badelj che sembra diventato un giocatore da mattonella. Pulgar si vede soprattutto sui calci piazzati (eccome se si vede), e Castrovilli – come scrive qualcuno stamani – predica nel deserto dispensando a volte assist che sono destinati a spegnersi nel nulla offensivo.

Dell’attacco si è detto. Nel complesso, tre reparti slegati dentro di loro e tra loro. Questo è l’equipaggio che ha a disposizione l’Aeroplanino, al netto degli ultimi acquisti che diventeranno risorse effettive – se lo diventeranno – soltanto nelle prossime settimane.

C’é quell’uno nella casella dei punti fatti in campionato (su nove gare) da quando Montella è qui, ed è indiscutibile. Ma dargli colpe oltre le sue è un esercizio che serve a poco, se non a ripetere equivoci ed errori fatti nei confronti della precedente gestione societaria.

Le squadre, ripetiamo, non si fanno a partire da dopo Ferragosto. Il miracolo del 2012 si ripete una volta al secolo. Più facile, con queste premesse, ripetere una delle annate che speravamo di esserci dimenticati una volta per tutte.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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