Il viaggio della vita…con la Lazzi!

di Barbara Chiarini

Uno dei mezzi di trasparito della società L.A. Lazzi .s.p.a. FIRENZE

Uno dei mezzi di trasparito della società L.A. Lazzi .s.p.a. FIRENZE

A Firenze c’era la Lazzi, o meglio: diciamo che c’era una Lazzi, praticamente  per ogni momento della vita. 

E si diceva Lazzi per forza: niente pullman o corriera o autobus, perché quella era roba da cittadini, mentre la Lazzi la prendevano tutti quelli che venivano da fuori.

Per essere più chiari, noi fiorentini la chiamiamo ancora Lazzi, anche se ormai non c’è più!

Chi non era fortunato come me, che in famiglia avevamo la macchina per andare al mare, prendeva la Lazzi per andare o tornare dalle vacanze a Viareggio o al Lido di Camaiore; ma prima di arrivare in Piazza Mazzini, la corriera doveva arrampicarsi in cima al Monte Quiesa, perché non c’era l’autostrada, c’era una strada sterrata tra gli olivi e c’erano certi precipizi ai lati, che facevano morire di paura, anche il passeggero più impavido.

Io, ad esempio quella strada, me la ricordo bene, perché la facevo una volta l’anno: infatti, ogni volta che a giugno finiva la scuola, tutta la nostra classe veniva invitata per una serena scampagnata a casa del nostro compagno di classe, Emilio, in località Serravalle. Il viaggio era davvero sfiancante, tra il caldo, le curve e  chi stava male di stomaco, ma per chi riusciva a sopravvivere, questo viaggio-avventura aveva il sapore della vittoria!

Ma la Lazzi, non c’era soltanto per le gitarelle fuori porta di noi ragazzi o per i vacanzieri estivi: la Lazzi c’era per i pendolari che, abitando nei dintorni di Firenze, venivano ogni giorno in città per  lavorare e ripartire alla sera.  

La Lazzi portava anche buona parte di miei compagni in città per poter frequentare la scuola ogni mattina.

E poi, c’era quella che, già ai tempi in cui io frequentavo le scuole medie, prendeva pure la sottoscritta nei lunghi mesi invernali tutte le domeniche mattina all’alba, quando era praticamente ancora buio pesto: vale a dire, la Lazzi per andare a sciare all’Abetone.

La corriera Lazzi, che portava sui monti pistoiesi.

La corriera Lazzi, che portava sui monti pistoiesi.

C’era pure la Lazzi dei giovani innamorati, i quali, in barba ai paesi di provenienza, pur di riabbracciarsi e scambiarsi un bacio, si sorbivano qualche ora di corriera, perché si sa … L’ amore non conosce distanze ne’confini!

Oggi,  la Lazzi non c’è più, ma sembriamo tutti non farci caso, tanto è vivo ancora il ricordo in noi che siamo ormai anagraficamente definibili  grandicelli!

E dire che di tempo ne è passato davvero tanto, perché proprio questa estate si sarebbero celebrati i cento anni dalla fondazione. 

La Lazzi fu infatti fondata da un contadino – boscaiolo – commerciante, piuttosto  ricco, originario delle montagne pistoiesi, per la precisione del paese di San Marcello: il signor Vincenzo Lazzi.

Più che un uomo, potremmo definirlo un genio dello scorso secolo! 

Il signor Vincenzo possedeva un camion e dei carri che usava per lavoro, per trasportare i fusti degli alberi: accorgendosi che spesso i paesani gli chiedevano un passaggio  per scendere fino a Pistoia, Vincenzo pensò di  fare un cambiamento: così comincio’ ad usare i camion per trasportare gli alberi e le corriere… invece, pensò di usarle  per le persone. Ed ecco che  nacque la Lazzi!

Vincenzo, avviò l’impresa alla grande e partì con quattro autobus che fece con le sue mani e con quelle di un paio di operai.

Per realizzarli comprò, alla fine della prima guerra mondiale, quattro camion militari dismessi; li smontò, ci fece una copertura, ci avvitò dei sedili all’interno, ingrandì gli accessi, realizzando delle porte a vetri ,  e l’autobus fu fatto! 

Pronti, attenti, via …. si parte!

Una gran bell’avventura, che ha accompagnato la storia della famiglia Lazzi per cento anni, da Vincenzo ad Angelo, Franco, Luciano, Ferruccio, Francesca e Alessandro, una storia che sarebbe durata ancora, se la politica non fosse entrata di mezzo anche in questi affari.

La famiglia Lazzi, in posa di fronte ad uno dei nuovi autobus.

La famiglia Lazzi, in posa di fronte ad uno dei nuovi autobus.

Con l’avvento delle Regioni, l’impresa Lazzi  passò da privata ad una sorta di società assistita, sottoposta a prezzi politici, corse obbligatorie, insomma tutte quelle cose che hanno ingrassato i costi, gonfiato la burocrazia e rovinato l’Italia, ma questo è un altro discorso.

Fatto sta che la Lazzi, è stata davvero una grande famiglia ed una grande invenzione commerciale!

Adesso abbiamo la tramvia ed i treni veloci, Flixbus, e chi più ne ha più ne metta!

Ma vaglielo a spiegare ai nostri giovani, come era bello salire in corriera per fare … il viaggio della vita! 

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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