Ground Zero, un vuoto incolmabile

di Barbara Chiarini

le Torri Gemelle del Word Trade Center, al momento dell’impatto con il secondo aereo dirottato. 11 settembre 2001

le Torri Gemelle del Word Trade Center, al momento dell’impatto con il secondo aereo dirottato. 11 settembre 2001

«Ero a casa, la mia casa è nel centro di Manhattan, e  verso le 9 ho avuto la sensazione di un pericolo che forse non  mi avrebbe toccato, ma che certo mi riguardava. Sai, la sensazione che si prova alla guerra, anzi in combattimento, quando con ogni parte della pelle senti la pallottola o il razzo che arriva, e tendi le orecchie e gridi a chi ti sta accanto: «Down! Get down! Buttati giù!».  L’ho respinta. Non ero mica in Vietnam, mi sono detta. Non ero mica in una delle tante fottutissime guerre che sin dalla Seconda Guerra Mondiale hanno seviziato la mia vita! Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre. L’11 Settembre 2001 ».

Oriana Fallaci.

Ground Zero: si chiama così il punto della superficie terrestre più vicino all’esplosione della bomba atomica. Il termine fu coniato infatti per definire in codice il progetto Manhattan, relativo al nucleare, nel 1945: l’anno di Hiroshima e Nagasaki. Poi l’uso è stato esteso comunemente, a qualsiasi luogo di detonazione di una bomba, o all’epicentro di un terremoto.

Ma Ground Zero, negli ultimi diciotto anni, è stato ed è, in tutto il mondo, quella zona a sud-est di Manhattan, dove, fino alle 9 di mattina dell’11 settembre 2001, sorgeva il World Trade Center, distrutto in un’ora e mezza da un attentato terroristico, un evento mai avvenuto prima in America: due aerei di linea dirottati, che si  infilzarono nelle cuore delle due Torri Gemelle, facendole esplodere e crollare.

Il World Trade Center era un complesso di sette edifici nel Lower Manhattan, costruito su progetto dell’architetto Minoru Yamasaki e dell’ingegnere Leslie Robertson: Le Torri Gemelle, svettavano nella skyline dell’isola, io le ricordo bene, erano i due edifici più alti: inaugurati il 4 aprile 1973, avevano 110 piani ciascuno e superavano i 410 metri di altezza. In altre parole, il centro degli affari commerciali e finanziari di Wall Street, il cuore del potere economico degli Stati Uniti, il simbolo del capitalismo americano e del suo predominio: tutto questo era rappresentato dal World Trade Center.

La distruzione, dopo il crollo delle torri. 12 settembre 2001

La distruzione, dopo il crollo delle torri.
12 settembre 2001

Una delle due Twin Towers, la Torre Nord, era già stata danneggiata da un incendio nel 1975, mentre entrambe furono coinvolte nell’esplosione di una bomba durante un attentato nel 1993, che fece sei vittime e quasi un migliaio di feriti.

Ma quello che si trovarono  di fronte agli occhi i newyorchesi, quella mattina di settembre di 18 anni fa, va oltre l’immaginazione. Tra panico, confusione e tentativi di evacuazione, migliaia di persone assistettero impotenti ed incredule, assieme a milioni di persone in diretta televisiva, al crollo delle due torri, a 15 minuti di distanza l’una dall’altra. Quasi tremila persone, tra cittadini e soccorritori, che rimasero intrappolate  la dentro, senza poterne mai più fare ritorno.

New York si risvegliò distrutta,  sotto le macerie, quel 12 settembre seguente. E con lei, l’animo dell’America, il cuore degli americani.

Il nuovo grattacielo, World Trade Center progettato dall'architetto Daniel Libeskind

Il nuovo grattacielo, World Trade Center progettato dall’architetto Daniel Libeskind

La rinascita, il progetto di ricostruzione di tutto il complesso è stato ideato dall’architetto polacco-americano Daniel Libeskind, mentre l’altro progetto, quello del giardino con le due vasche d’acqua, il Refllecting Absence, è stato realizzato dall’israeliano Michael Arad e dell’americano Peter Walker: tutti quanti sono stati i vincitori della competizione indetta nel 2006. I due architetti hanno pensato a due grandi fontane quadrate di granito, scavate fino a una profondità di quattro metri, in corrispondenza del sito su cui sorgevano le Torri Gemelle. Lungo il perimetro delle fontane, sul bordo, sono stati incisi nel bronzo i nomi delle vittime.

Tutto intorno, c’è la Memorial Plaza, uno spazio lastricato di granito, piantumato con centinaia di querce bianche.  

Con il progetto è stato ottenuto lo scopo che era stato prefissato, uno scopo assolutamente difficilissimo a rispettarsi: si è voluto rendere evidente come «l’assenza risulti essere più acuta della presenza».

I lavori di sgombero di Ground Zero terminarono nel maggio del 2002. Dal 2006 ebbe poi inizio la ricostruzione su progetto iniziale di Liberskind e degli altri due architetti.

Dopo anni di cantiere, progredito alla velocità della luce, il 9/11 Memorial fu prontamente inaugurato, in occasione della commemorazione per il decennale dall’attentato, l’11 settembre 2011. A maggio 2014, invece, il presidente allora in carica, Barack Obama tagliò il nastro del nuovo Museo sorto dentro la Memorial Plaza, con all’interno i nomi e le fotografie delle persone che persero la vita o che sono rimaste per sempre disperse.  Non è stato possibile, infatti, identificare con certezza tutte le vittime.

La loro assenza è la più acuta presenza, direbbe Attilio Bertolucci (*). I loro nomi sono lì, incisi nel bronzo, lungo il perimetro delle vasche. Ed impressi per sempre nel ricordo del mondo intero.

Il nuovo riassetto urbano a Grond Zero, con le vasche d’acqua alla memoria dei caduti e dei dispersi.

Il nuovo riassetto urbano a Grond Zero, con le vasche d’acqua alla memoria dei caduti e dei dispersi.

Oggi, a distanza di ben 18 anni da quanto accadde allora, potremmo affermare che la città di New York ha forse risanato le sue ferite da un punto di vista materiale, ricostruendo la zona con edifici ancora più maestosi dei precedenti, ma il dramma è rimasto impresso nello spirito degli abitanti, a prescindere da quanti piani possano essere stati aggiunti ad un grattacielo.

Una tragedia politica e umana che, oltre ad infliggere un colpo al cuore degli Stati Uniti, ha sfregiato il volto di una città. Più che ferita, per oltre 10 anni New York è apparsa infatti, agli occhi di tutti, come una città amputata. Adesso sembra, apparentemente, guarita e pare più forte di prima.

Noi ci uniamo a lei ed al resto d’Europa, perché purtroppo, amaro a dirsi,  niente è davvero finito. Dopo l’11 settembre, al-Qaeda  non si  è mai arresa  ed ogni tanto torna a colpire nel resto del mondo, non in ultimo pochi giorni fa nel nostro vecchio continente.

Ogni giorno, ogni istante, per sempre, dovremo mantenere attenta e viva, l’attenzione, la concentrazione. Mai abbassare la guardia di fronte a questo nemico, più sottile e strisciante di una serpe del deserto, dotato di un veleno di cui purtroppo ancora, non siamo riusciti a trovare il giusto antidoto.

Il progetto del nuovo World Trade Center ha raccolto tante lodi quante critiche durante tutta la fase di progettazione e dopo il suo completamento. Ma questo resta uno dei pezzi di terra più di valore al mondo, segno indelebile  della nuova storia degli uomini, quella contemporanea,  quella di come oggi si fanno le guerre, con risultati forse peggiori rispetto a quando furono buttate giù dagli aerei le bombe atomiche; una strana guerra in cui, in un batter di ciglia, oltre 3.000 persone sono state uccise tra New York e Washington per mezzo di subdoli attentati, eseguiti da un manipolo di fanatici.

In un modo o nell’altro nessuno può e tanto meno deve assolutamente dimenticare, MAI.

(*) Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 –Roma, 14 giugno 2000), poeta italiano, padre dei registi cinematografici Bernardo e >Giuseppe

 

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


Visualizza gli altri articoli di Barbara Chiarini

Potrebbe interessarti anche ...

Commenta l'articolo