Non tutte le storie cominciano a Firenze!

di Barbara Chiarini

Tutte le bottiglie della collezione Martini

Tutte le bottiglie della collezione Martini

La nostra storia di oggi parla di Firenze e di un fiorentino, ma stavolta  preferisco raccontarvela partendo da molto lontano: dunque cominciamo! 

Siamo a Cuba, al Bodeguita de Medio: Ernest Hemingway arrivava al locale,  già alcolicamente su di giri  e si sedeva allo sgabello del bancone del bar, di fronte al suo barman preferito, Anelito.

A lui non ordinava ma diceva soltanto: «el mi amigo florentino», e Anelito si affrettava ad annuire e a mettersi al lavoro: un goccio di Martini Dry nella coppetta, una delicata rotazione per inumidirla, ghiaccio e abbondante dose di gin; quindi, gettava il ghiaccio con lo straner e  guarniva con una fettuccia di limone oppure, se lo scrittore faceva un semplice cenno del capo, con un’oliva. 

Era il primo di una decina di Cocktail Martini che, nell’ arco di una  serata, Hemingway dedicava al suo amico fiorentino. 

Una sera Miguelito, l’addetto al risciacquo dei bicchieri, si fece coraggio e gli chiese: « qui es el florentino?».

Egli rispose iniziando a raccontare la storia di tale Alessandro Martini.

Il locale la Bodeguita de medio, a Cuba

Il locale la Bodeguita de medio, a Cuba

Alessandro Martini insieme a Luigi Rossi fu , niente po po di meno che l’inventore del Vermuth Martini, in altre parole: l’inventore del Cocktail !

Martini, nato appunto a Firenze nel 1834 e morto nel 1905, usava dire che nonostante i tanti premi ricevuti dai suoi vermuth, il premio più ambito era rimasto sempre l’apprezzamento rivolto al suo liquore, dal vecchio Hemingway quando si trovava assieme al Generale Montgomery;  altrettanto storica rimane per noi da ricordare la sfida che intercorse tra i due quando si trovarono a Parigi, per brindare alla liberazione, a sorsi di cocktail Martini. Non perdete tempo in scommesse inutili: il primo a cedere  fu ovviamente il generale, che dovette arrendersi  al vecchio Hem , ma non prima di avere finito il suo quinto bicchiere! 

Uno sfidante decisamente degno di merito, considerando che anch’esso, del resto,  era avvezzo a bere quotidianamente una miscela altrettanto micidiale: una parte di Martini ed una parte di Gin, da meglio definire: ovvero,  a secondo del numero dei nemici da affrontare! 

Battute a parte, la lista dei riconoscimenti ufficiali e privati, rilasciata da tutti i bevitori di predinner (cosi come si diceva una volta), del mondo ad Alessandro Martini ed alla sua società (messa su dal mattino alla sera con l’erborista Scola ed al Rossi) era e resta infinita!

Lo scrittore Ernst Hemingway in compagnia del generale Montgomery

Lo scrittore Ernst Hemingway in compagnia del generale Montgomery

La distilleria nacque  a Torino con il nome di Distilleria nazionale di spirito di vino. Sulle bottiglie, l’etichetta ,ormai storica, reca ancora il nome di alcuni di questi premi: da New York che consuma milioni di cocktail ogni giorno, a Parigi, a Londra, fino a  Mosca. 

E Firenze ? Ebbene, Firenze  fu sempre molto più moderata!

Nonostante  la nostra città possa vantarsi anche dell’invenzione del Cocktail Negroni, grazie al conte omonimo ed al Caffè Giacosa in Via de’ Tornabuoni, tutto sommato …Firenze ed i fiorentini hanno  sempre preferito bersi del buon Chianti!  Che ci vogliamo fare ?

Ccresciuto in una famiglia della media borghesia, Alessandro Martini era un attento osservatore delle mode e dei gusti della gente, al bar o al ristorante, e già giovanissimo si era dedicato alla storia del vino, della sua produzione e distribuzione. Al momento in cui seppe che a Genova era nata una Distilleria nazionale per vini fece di tutto per farne parte, e vi riuscì, entrandovi  come direttore insieme al Rossi. La società, con il loro contributo ebbe un enorme sviluppo; erano i tempi in cui le raffinate corti europee consumavano vermuth in gran quantità, un liquore che era molto amato anche dalle signore della buona società. Di fatto, nel giro di pochi anni il prodotto fu distribuito nel Nuovo Mondo e  soprattutto nella città di New York, dove arrivò a raggiungere l’apice del successo nel 1867. 

Tanto fu il successo e tanti furono i tentativi di imitazione del prodotto ma, tuttavia, nessuno riuscì mai a scalzarlo dal mercato.

Il nostro concittadino Alessandro Martini.

Il nostro concittadino Alessandro Martini.

Martini, da perfetto promoter, organizzava convegni e dibattiti che riunivano il gusto del bere a quello del pasto e puntavano all’abbinamento non solo delle bevande aperitivo, le cosiddette  predinner, ma anche dei digestivi come la China, creando sfide in cui metteva a confronto vini mossi francesi e italiani. Ma la specialità del Vermuth e la sua capacità di essere abbinato anche ai liquori più forti, aveva una sua unicità: «Idealmente – sosteneva Martini – i nostri prodotti introducono la serata, preparano il palato al consumo della tavola, accendono l’appetito».

E noi dobbiamo tenere conto di quanto la diffusine di queste idee abbia rappresentato un concetto, seppure molto “ in erba”  di pubblicita; idea e lavoro geniale se pensiamo al fatto che, allora,  non si faceva certo uso di  mezzi di comunicazione di massa: era la fine dell’Ottocento  ma ancora si trova memoria di cartelli pubblicitari che recavano su una  frase , che rimane ad oggi carica  di significato, di storia : ricordate anche voi? : «Fino dai tempi dei garibaldini, China Martini.»!

 Martini tornava a Firenze ogni volta che poteva, perché interessato ai vini che si producevano nelle campagne del Chianti, a vitigni nei quali vedeva un «futuro a tu per tu con la Francia», previsione che si è poi anch’essa avverata.

Forse non riscontrò nella Città dei Medici, il successo che si aspettava, nonostante i fiorentini siano da sempre stati degli ottimi ed esigenti mangiatori e bevitori . 

Egli fu, ed è il caso di dirlo, un uomo dotato di discrete qualità premonitive ma, come si suol dire. «contro il tempo, nulla puote » e per aspettare il delirio dell’ attuale happy hour, abbiamo dovuto attendere  più di un secolo ! 

Che dite : era meglio prima? 

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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