Gimn Sovetskogo Sojuza

di Simone Borri

Stalin190819-001

Fino al 1943 l’inno dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche era stato l’Internazionale. Nel 1919 Vladimir Lenin aveva favorito, sotto l’attacco della controrivoluzione seguita alla rivoluzione bolscevica del 1917, la nascita della Terza Internazionale, quella che – dopo i primi due tentativi abortiti del 1864 (patrocinato da Karl Marx) e del 1889 (patrocinato da Friederich Engels ai piedi della Tour Eiffel) – avrebbe dovuto esportare dalla Russia la rivoluzione comunista in tutto il mondo, rovesciando la situazione determinatasi con l’aggressione da parte delle potenze occidentali e l’estensione del cosiddetto cordone sanitario.

Nel 1943, la vecchia marcia dei lavoratori non bastava più. L’U.R.S.S. era sotto l’attacco della Germania nazista, che era andata vicinissima a distruggerla, e aveva bisogno che i suoi soldati raddoppiassero gli sforzi al suono di un inno più patriottico.

Gimn Sovetskogo Sojuza, l’Inno dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (musica di Aleksandr Aleksandrov e testo di Sergej MichalkovGabriel El-Registan), fu patrocinato direttamente da Stalin, come ogni altra cosa del resto in quei giorni. Il dittatore sovietico era convinto che i soldati dell’Armata Rossa sarebbero stati più motivati da un inno dedicato alla loro nazione piuttosto che a un movimento di respiro globale.

Inutile dire che i fatti gli dettero ragione. La Seconda Guerra Mondiale divenne per i russi la Grande Guerra Patriottica, e fece del loro paese una delle due superpotenze mondiali del dopoguerra.

Dal 15 marzo 1943 al 31 dicembre 1991, questo inno scaldò tutti i cuori che battevano per la falce ed il martello. Nato nei giorni in cui sembrava che la valanga tedesca dovesse travolgere la patria dei lavoratori, cessò di rappresentare ciò che aveva rappresentato nei giorni in cui i russi scoprirono di non dover più niente all’ideologia ed al regime che ne avevano fatto sì un popolo ed una nazione leader, ma al prezzo di sacrifici inimmaginabili. Mikhail Gorbacev sopravvisse all’ultimo colpo di stato comunista, ma il potere a quel punto era nelle mani di Boris Eltsin, convinto più che mai che il comunismo non era un regime riformabile, e l’U.R.S.S. a quel punto aveva i giorni contati.

Ma siccome per i russi il patriottismo va oltre qualsiasi ideologia, e siccome il vecchio inno di  Aleksandrov aveva una potenza evocativa che andava ben al di là di parole e significati superati dalla storia, la neonata Federazione Russa lo mantenne. Lo ha mantenuto fino ad oggi, e l’abbiamo sentito risuonare anche ai recenti Mondiali di calcio, in una versione sicuramente più accattivante.

Una cosa è certa, qualunque sia il giudizio che ognuno dà del Comunismo, della sua storia, dei suoi valori, l’inno dell’Unione Sovietica è unanimemente considerato uno dei più belli, se non il più bello in assoluto tra quelli delle varie nazioni. Soprattutto nella suggestiva e trascinante versione cantata dal coro dell’Armata Rossa.

 

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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