Bella ciao

di Simone Borri

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Alla fine, quella fu per Firenze l’ultima alba di guerra, la prima della Liberazione. Inglesi e Americani si aprirono finalmente la strada arrivando da sud, dalla Cassia, dopo una risalita sanguinosa e lentissima (Siena era stata liberata il 3 luglio, si era all’11 di agosto). Con loro c’erano i partigiani, che fecero la loro parte stanando i cecchini nazifascisti e combattendo casa per casa.

Dopo, quando fu per loro il momento di sfilare tra la folla festante dei fiorentini (tra loro c’era il mio professore di storia Giorgio Spini, vecchio socialista, che da professore di storia appunto ci avrebbe poi raccontato quelle giornate tenendoci avvinti alla sua narrazione, partecipi come fossimo stati lì anche noi), i partigiani cantavano questa canzone.

Bella ciao. E’ diventata il simbolo della Guerra Partigiana, così come Ay Carmela lo era stata della Guerra di Spagna. E come tutti i simboli è stata usata spesso – allora e dopo – a sproposito. Identificata come un canto delle Brigate comuniste, era in realtà un canto di origine popolare che fu riadattato (da ignoti) fino a radunare al suono delle sue note tutte le formazioni combattenti, senza distinzione di ideologia o provenienza.

La risentiamo – al di là degli usi impropri e delle strumentalizzazioni contingenti – ogni 25 aprile, e serve a ricordare a tutti la strada fatta, e quelle giornate drammatiche di cui i vecchi professori e i vecchi partigiani ci raccontavano quando eravamo ragazzi e studenti.

LaCasaDiCarta190811-001Dovendo scegliere una versione, abbiamo scelto quella della serie TV cult La casa di carta, fiction singolare dell’ultima stagione televisiva che in modo accattivante inscena una rapina alla zecca di stato spagnola riuscendo a farci identificare i suoi artefici con i combattenti della Resistenza. Al di là delle interpretazioni politiche e morali, anche in questo caso sempre difficili e pericolose, ci sembra estremamente suggestiva la canzone intonata dai fratelli Sergio e Andrés (gli attori Alvaro Morte e Pedro Alonso) nel finale della prima stagione. Accompagnata da quel coro dell’Armata Rossa che, malgrado il rischio di appropriazione indebita ideologica che sottintende, resta da un punto di vista squisitamente musicale sempre un bel sentire.

Questo è il fiore del partigiano…..

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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