Fiorentina a metà del guado

di Simone Borri

Grande entusiasmo a Moena, ma per ora più tifosi che giocatori....

Grande entusiasmo a Moena, ma per ora più tifosi che giocatori….

Avverto in questi giorni una perturbazione nella Forza (Viola Sempre). L’ultima volta mi accadde in presenza del precedente cambio di proprietà, A.D. (anno domini, non amministratori delegati, di quelli ne parliamo più avanti) 2002.

Premessa: seguo la Fiorentina allo stadio e in ogni dove da quando presidente e proprietario era Nello Baglini (per chi si collegasse adesso, fanno 50 anni). Giornalisticamente, la seguo e la commento da almeno otto anni, i miei articoli sono tutti su internet, a disposizione di chi dubita che alla precedente gestione io abbia mai risparmiato anche la più piccola della critiche, peraltro motivandole sempre.

Credo dunque di non meritarmi – per quanto scriverò – eventuali assalti di alloracompralateisti, sempreforzaviolisti, soloperlamaglisti, gubbisti, rosiconisti, dellavallisti, commissisti, e di qualsiasi genere di isti che una volta di più in questi giorni sembrano disposti a rinunciare al sacrosanto diritto di critica che spetta anche a chi ci mette il cuore. Per parte mia, io ce l’ho sempre messo, cercando però di non lasciare mai a casa il cervello. Servono tutti e due. Eccome se servono, ora più che mai.

Fotografie da una luna di miele.....

Fotografie da una luna di miele…..

La premessa è doverosa, accingendomi a scrivere che ad un mese circa dal subentro nella proprietà viola, dire che sono soddisfatto sarebbe una mistificazione. Siamo in luna di miele, me ne rendo conto, e nelle lune di miele tutto è da una parte concesso e dall’altra perdonato. Basta guardarsi negli occhi, di cose concrete, pratiche, ci sarà tempo per parlare più avanti. A Firenze c’era gran voglia di specchiarsi in occhi diversi, perché quelli a cui eravamo abituati da 17 anni a questa parte (la più lunga proprietà della storia viola, la meno titolata) non ci piacevano più. Quegli occhi erano ormai sempre bassi, sfuggenti, disamorati. E noi avevamo voglia di innamorarci di nuovo, anche se per qualcuno di noi si tratta quasi di un amore senile (sempre peraltro ben accetto, anche a costo di ricorrere al Viagra, ci mancherebbe…. finché c’é vita, c’é speranza….).

Ecco dunque gli occhi dolci di Rocco Commisso, e le sue parole ancora più dolci. Ecco il primo viaggio di nozze a New York, il Nasdaq tinto di viola (un po’ pacchiano, per la verità, ma a certi matrimoni non si bada per il sottile), il patron ed il mister che si fidanzano non sotto il vischio ma sotto il palazzo della Borsa, lo Stock Exchange in cui un orgoglioso uomo d’affari italo-americano diventato improvvisamente cittadino onorario e Magnifico Messere di Firenze dichiara di non aver bisogno nemmeno di entrare. Lì dentro – dice – ci va chi ha bisogno di soldi, e lui i soldi li ha già.

Ecco anche i primi scricchiolii, ma – ribadisco – il periodo è quello immediatamente successivo alle nozze, o se si preferisce è il giorno dopo la Liberazione, una specie di 12 agosto 1944. Uno di quei momenti in cui si perdona tutto. O magari ci si appunta mentalmente tutto, per poi tirarlo fuori più avanti, appena la sana e mai del tutto sopita voglia di leticare torna a fare capolino dentro di noi.

Intanto, a Moena.....

Intanto, a Moena….. (Foto Patrizia Iannicelli, da Moena)

Ecco dunque la prima conferenza stampa di Daniele Pradé dove si apprende che la Fiorentina ha più dipendenti della ex Ilva di Piombino e – il diesse lo dice più o meno con lo stesso tatto di ArcelorMittal – i quattro quinti di essi non sono funzionali. Ora, io non ho fatto mai l’amministratore delegato o il direttore sportivo o di qualunque altro genere, il massimo che ho provato a vendere è un motorino su eBay. Ma non ci vuole un master alla Bocconi per sapere che le parole di Pradé erano le ultime da pronunciare. In questo caso e in generale.

Uno, adesso tutti sanno che la Fiorentina è stretta alla gola dal fair play finanziario, e i prezzi che si sentirà sparare saliranno se deve acquistare e scenderanno se deve vendere.

Due, adesso i giocatori della Fiorentina sanno che stima ha di loro il padrone, casomai dovessero rimanere qui (cosa probabile, nemmeno il Corvino dei tempi d’oro ne venderebbe 60 in una botta sola di calciomercato).

Tre, adesso le altre società sanno che merce di qualità si presenta a vendere la Fiorentina, per sua stessa ammissione.

Quattro, ma quando andate a firmare i contratti di compravendita, li leggete prima? Che la situazione della Fiorentina era questa quando lo avete scoperto?

Non ce ne voglia il buon Pradé, che ovviamente non ha la minima colpa dei 75 contratti in essere (se di colpa si tratta), ma con una parola è riuscito a dire quattro sciocchezze. La quinta è insita nel pensare, anche soltanto pensare, di arrivare alla metà di agosto con questa squadra (meno le eventuali, anzi probabili fughe di Veretout e Chiesa, lasciando da parte incidenti minori come il malumore di Dragowski o l’offertona per Milenkovic o Biraghi, visto che in giro c’é anche gente capace di farla….). Si tratta in sostanza di avvicinarsi alla ripresa del campionato con la stessa squadra dell’anno scorso, se va molto ma molto bene. E l’anno scorso siamo arrivati ad un punto dalla retrocessione, ogni commento è superfluo.

Fiorentina a metà del guado

Fiorentina a metà del guado (Foto Patrizia Iannicelli, da Moena)

Sugli eventuali acquisti (non prima del 10 agosto, dice Pradé, chissà perché poi, per poter esprimere un desiderio sulle stelle cadenti a San Lorenzo?), la stampa si sbizzarrisce. Da Balotelli (e ingaggiarlo sarebbe come andare a fare con lui le gare di immersione col motorino a Mergellina) ai nomi a ripetizione di ragazzotti vari che l’anno scorso militavano in squadre arrivateci di poco sopra.

Dice, ma Pradé ha già fatto una volta il miracolo. Sì, peccato che quell’anno fallì il Villareal mentre adesso per il momento sembrano tutti a posto con i libri contabili, almeno le società che hanno giocatori del calibro di quelli che arrivarono nel 2012. Allora non c’era il fair play finanziario. Montella aveva sette anni di meno, e con l’età non pare di poter dire che la sua pazienza sia aumentata. Intanto, per la seconda volta nella sua vita, sta a Moena ad allenare la Primavera. L’altra volta demmo la colpa ai biechi Della Valle. Stavolta?

No, cari ragazzi, come prima uscita non ci siamo, e se tanto mi dà tanto anche la seconda e la terza promettono poco bene. Padronissimo e comprensibilissimo il nuovo proprietario se preferisce ricominciare da un foglio bianco, come ha detto pochi giorni fa un Sandro Mencucci che ha dimostrato fin troppa signorilità, soprattutto se confrontata con chi ne ha avuta talmente poca da rifiutargli almeno quattro chiacchiere davanti ad un caffè, giusto per vedere se dalla vecchia e sicuramente vituperata e vituperabile gestione si poteva salvare qualcosa che faccia comodo al presente. Che cosa (e chi) è funzionale, e cosa no.

Anche se fosse vero che il foglio è bianco – e a giudicare da chi ci risulta che si è mosso dietro le quinte per portare qui i Commisso boys tanto bianco non sembra proprio – il bon ton e una corretta visione del gioco e di quanto duri bisogna essere qui in Italia per giocarlo avrebbe fatto a mio giudizio solo il bene di una Fiorentina un po’ in alto mare in questo momento.

Sandro Mencucci ha salutato la Fiorentina dopo 17 anni

Sandro Mencucci ha salutato la Fiorentina dopo 17 anni

Già che ci siamo, farebbe bene anche sapere che fine faranno gli unici due settori indiscutibilmente vincenti della vecchia gestione: le Women’s scudettate e plurititolate in questi ultimi tre anni, che private del loro punto di riferimento societario e di una convincente programmazione potrebbero essere invogliate a guardarsi intorno, in un campionato dove la concorrenza aumenta a vista d’occhio; i ragazzini della Primavera che non hanno mai avuto gran futuro a Firenze in questi ultimi 17 anni, ma che adesso possono legittimamente chiedersi se dei 75 a stipendio loro rientrano nella lista degli inutili 60, pardon, disfunzionali, o in quella dei 15 superstiti. E trarre anche loro le opportune conseguenze.

Concludendo, rischiare un ennesimo annus horribilis non è di fuori, allo stato attuale. Non scommetterei mai contro la Fiorentina, me lo dice il cuore. Non ci scommetterei in questo momento a favore, me lo suggerisce il cervello. E comunque se dovessi vederla giocare un altro campionato come quello appena trascorso mi consolerebbe poco sapere che adesso c’é Commisso e non più Della Valle.

Bisogna spendere. Non ci interessa di andare in Borsa, mr. Rocco. Ma nemmeno di andare in B.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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