Bowie e Warhol, quando gli artisti si rubano la scena.

di Barbara Chiarini

Il cantante David Bowie e l’artista Andy Warhol.

Il cantante David Bowie e l’artista Andy Warhol.

Uno aveva i capelli argento e frequentava i locali più cool del momento insieme ad Elizabeth Taylor: l’altro era una rock star di fama internazionale. 

Dopo avere scritto di Andy Warhol, il guru della Pop Art,  non potevo certo esimermi dal parlare di lui David Bowie, il Duca Bianco della musica rock, nonché uno dei più fedeli ammiratori dell’arte popolare newyorkese.

Due personaggi assoluti, che però hanno molto in comune, poiché entrambi hanno fatto dell’arte l’essenza delle loro stesse vite.

David Bowie, 1971, davanti alla sua casa di Haddon Hall, nei sobborghi di Londra, dove la leggenda vuole che inventò il personaggio di Ziggy Stardust.

David Bowie, 1971, davanti alla sua casa di Haddon Hall, nei sobborghi di Londra, dove la leggenda vuole che inventò il personaggio di Ziggy Stardust.

Il più grande dei poeti del Decadentismo aveva a suo tempo dichiarato che bisogna fare la propria vita come si fa un’opera d’arte, in effetti grazie al suo carisma, nonché al suo gusto estetico estremamente raffinato, Gabriele D’Annunzio era divenuto l’emblema del panorama culturale italiano di fine Ottocento, tanto da guadagnarsi l’appellativo di Vate.

Nella contemporaneità dello scorso millennio (il secolo della rivoluzione elettronica, il secolo in cui, anche il più comune dei mortali, fu legittimato a vivere una vita impostata sul benessere e sugli agi offerti dal progresso tecnologico), quando il mondo occidentale veniva travolto da una radicale ed incredibile trasformazione culturale e sociale, è facile intuire che la figura del Vate-Esteta potesse presentarsi in modo decisamente anacronistico. 

Tuttavia, il desiderio dell’artista di immedesimarsi con il proprio lavoro non è mai mutato ed ha persistito, sfruttando le diverse possibilità offerte da un nuovo scenario: il XX secolo ci ha regalato quello mediatico e, di fatto, è nata una nuova figura: quella della Star.

Il secondo Novecento pullula di questo tipo di personaggi: attori hollywoodiani, modelle dal fascino etereo, divi del rock.

Diviene dunque impossibile esimersi dal rammentare i due pilastri portanti di questa straordinaria trasformazione.

Da una parte Andy Warhol, rappresentante di un’arte in grado di riflettere l’uomo comune, l’uomo che adora la bellissima diva Marylin Monroe, beve Coca Cola e si alimenta quotidianamente con zuppa Campbell. 

Warhol, colui che frequentava lo Studio 54, colui che come muse ispiratrici aveva le modelle più ricche e affascinanti di New York. Warhol, l’artista che indossava sempre occhiali da sole scuri e un outfit rigorosamente nero.

David Bowie, festival di Glastonbury, 1971

David Bowie, festival di Glastonbury, 1971

Dall’altra parte, la rock star David Bowie, inventore del glam rock, protagonista del palcoscenico per circa 50 anni, durante i quali ha saputo reinventarsi continuamente, cambiando il proprio stile e dando vita a numerosi alter-ego, da Ziggy Stardust ad Halloween Jack, variando ogni volta colore dei capelli e trucco.

Entrambi furono attratti dallo stile di vita newyorkese (mix perfetto tra glamour e strada), entrambi furono personaggi poliedrici, alternativi ed eccentrici, entrambi furono Star di livello mondiale. 

Warhol, oltre che artista, fu fotografo, attore e registra. Bowie, allo stesso modo, è stato pittore e attore.

Warhol, di circa 20 anni più grande del cantante, non poteva, dunque, non rappresentare una sorta di mito per Bowie. L’incontro tra i due, nel 1971, rappresenta il punto di svolta nella carriera del Duca Bianco, che intuisce il potenziale di una fusione tra arte e artista. 

La copertina del disco Hunky Dory, 1971.

La copertina del disco Hunky Dory, 1971.

Bowie rimase talmente affascinato da Warhol che volle rendergli omaggio dedicandogli una canzone dal titolo omonimo. Il brano fu pubblicato nell’ album Hunky Dory che uscì esattamente in quello stesso anno: purtroppo però  il dono non fu affatto gradito al grande artista, che non mancò peraltro di prenderne pubblicamente le distanze.

L’interesse per la Pop Art era emersa in Bowie già nel 1969, quando aveva tentato, con scarso successo, di ricreare un laboratorio artistico ispirato alla Factory, fondata dall’artista americano. 

Proprio durante questo periodo di produzione artistica, il Duca, convinto di poter essere un esponente della corrente americana a Londra, volle realizzare una mostra impostata sulla  fusione tra musica e arte, praticamente un mix di svariati elementi: dagli estratti di alcune sue interviste rilasciate ai media, alle registrazioni di conversazioni telefoniche intercorse con amici e personaggi famosi, fino alle sue ricerche spasmodiche per la realizzazione di alcuni particolari  look.

La mostra fu esposta  alla Rondhouse di Londra.  Alcuni mesi dopo la sua conclusione, David  registrò il brano Andy Warhol e, in occasione della trasferta USA, per firmare il contratto con la RCA , ebbe il primo incontro con Warhol per fargli ascoltare il brano.

Come già vi ho anticipato, il pezzo non fu affatto gradito e pare che, da quel momento in poi, Warhol non nutrì più molta simpatia nei confronti del cantante.  

In un’ intervista del 1997, infatti, lo stesso Bowie dichiarò: «Lo detestava, assolutamente, era imbarazzatissimo, credo che pensasse che in quella canzone io lo buttassi giù, ma non era affatto quella la mia intenzione, era piuttosto una sorta di ironico hommage che gli dedicavo. La prese veramente male, ma gli piacevano le mie scarpe».

David Bowie ritratto insieme a Julian Schnabel durante le riprese del film Basquiat.

David Bowie ritratto insieme a Julian Schnabel durante le riprese del film Basquiat.

David Bowie non ha però mai smesso di  amare l’estroso Andy e la sua arte: nel 1996 il cantante ha addirittura interpretato proprio il ruolo di Warhol nel film Basquiat di Julian Schnabel.

Il suo è stato un lungo viaggio all’interno della cultura pop: cadenzato con la musica di cui egli stesso è stato il precursore; il suo fine è stato quello di indagare sull’evoluzione dell’arte e viceversa, come l’arte sia stata fonte d’ispirazione della cultura pop.

Dunque, se Andy Warhol è stato un capolavoro artistico, allo stesso modo anche David Bowie ha rappresentato un pilastro nel mondo della moda, del design, del cinema e soprattutto della musica, diventando, a sua volta, una fonte di ispirazione per le generazioni future.

È dunque il caso di dire che, seppur in termini diversi rispetto a D’Annunzio, anche gli artisti più eclettici del secondo Novecento, hanno infine voluto fare della loro vita una splendida Opera d’Arte! 

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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