Vasco Pratolini, una vita di quartiere

di Barbara Chiarini

Lo scrittore fiorentino Vasco Pratolini (Firenze, 19 ottobre 1913 - Roma,12 gennaio 1991)

Lo scrittore fiorentino Vasco Pratolini (Firenze, 19 ottobre 1913 – Roma,12 gennaio 1991)

«Il rione di San Frediano è “di là d’Arno”, è quel grosso mucchio di case tra la riva sinistra del fiume, la Chiesa del Carmine e le pendici di Bellosguardo; dall’alto, simili a contrafforti, lo circondano Palazzo Pitti e i bastioni medicei; l’Arno vi scorre nel suo letto più disteso, vi trova la curva dolce, ampia e meravigliosa che lambisce le Cascine».

Le ragazze di San Frediano, 1949

Oggi vorrei raccontare una storia diversa da quelle che sempre vi scrivo su Firenze: la protagonista femminile è sempre lei, la nostra bella città ma il protagonista maschile invece è uno dei suoi figli d’arte che ha avuto i natali nello scorso secolo, lo scrittore Vasco Pratolini.

Il rapporto tra Firenze e Vasco Pratolini somiglia ad un romanzo senza fine. Con un suo libro aperto tra le mani, potreste vagare  per interi quartieri, ammirando quei luoghi che ispirarono uno dei più grandi autori del ’900.

Firenze, quartiere di San Niccolò

Firenze, quartiere di San Niccolò

Qualora un giorno di questi, aveste intenzione di seguirmi in  questo tour pratoliniano, vi consiglierei di iniziare dal quartiere di San Niccolò; qui nasce uno dei più grandi personaggi creati dallo scrittore: Metello. Le vicissitudini di questo muratore fiorentino  iniziano infatti nella  Firenze di fine ‘800: lui, uno spirito ribelle che vive i primi albori del socialismo e del movimento operaio. Un ragazzo che rappresenta, ancora oggi, l’emblema più forte della fiorentinità, di quell’animo indipendente fatto di coraggio, umanità e intraprendenza, che ci contraddistingue.

«Metello Salani era nato a San Niccolò, ma fino ai quindici anni, non vi aveva mai abitato. La sua famiglia era di quel Rione, e ciascuno ha le discendenze che si ritrova». (Metello, 1955).

Firenze, quartiere di Santa Croce

Firenze, quartiere di Santa Croce

Poi passerei a visitare un altro quartiere, quello di Santa Croce, dove Pratolini  ambientò il romanzo, Il quartiere. Un romanzo corale, che narra del  delicato passaggio dall’adolescenza alla prima giovinezza di alcuni ragazzi del rione: un quartiere che diviene simbolo di un’intera comunità, carica di contraddizioni:  un luogo dell’anima, dove affetti e delusioni si fondono, dove ai balconi fioriti e alla leggiadrìa delle ragazze fanno da contraltare una miseria dilagante e il decadimento della vecchiaia.

«Panni alle finestre, donne discinte. Ma anche povertà patita con orgoglio, affetti difesi con i denti. Operai, e più propriamente falegnami, calzolai, maniscalchi, meccanici, mosaicisti. E bettole, botteghe affumicate e lucenti, caffè novecento. La strada, Firenze. Quartiere di Santa Croce». (Il Quartiere, 1944).

Firenze, Via del Corno

Firenze, Via del Corno

Nel nostro pellegrinare, arriverei infine a Via del Corno e qui mi fermerei. La piccolissima Via del Corno, il luogo di ispirazione per il suo più bel romanzo, Cronache di poveri amanti .

«Via del Corno è lunga cinquanta metri e larga cinque; è senza marciapiedi. Confina ai due capi con via dei Leoni e via del Parlascio, chiusa come tra due fondali: un’isola, un’oasi nella foresta, esclusa dal traffico e dalle curiosità. E’, tuttavia, a pochi metri da Palazzo Vecchio, che la sotterra sotto la sua mole». (Cronache di poveri amanti, 1947).

Siete riusciti a seguirmi? Ecco dunque che vi ho presentato un bellissimo quadro della nostra città cosi come lo vide più di cento anni fa il nostro scrittore Vasco Pratolini: immagini di una Firenze del ventennio fascista, dove storie (private e comuni) di uomini e donne s’intrecciavano, mentre il regime aleggiava già sulla città.

La scrittura del romanziere toscano ha dunque profondamente intrattenuto uno stretto legame con la topografia ed i personaggi di questi angoli di città.

Vasco Pratolini nasce a Firenze. E’ il 1913 e siamo in Via de’ Magazzini, a pochi passi da Piazza della Signoria. Qui cresce ed ambienta i suoi racconti: ritroviamo l’Arno, le piazze, i vicoli, le chiese, i monumenti in un ritratto di una Firenze  in bianco e nero, tratteggiato dalla penna di uno degli autori più importanti del secolo scorso.

Da ragazzo fa vari mestieri, studiando da autodidatta. Conosce il pittore Ottone Rosai e Umberto Vittorini ed è legato agli ambienti del fascismo di sinistra. Passa presto all’antifascismo, avvicinandosi alle posizioni comuniste. Comincia a farsi conoscere nell’ambiente di Letteratura e di altre riviste fiorentine. Nel 1939 si trasferisce a Roma; partecipa alla lotta partigiana e alla fine del 1945 si trasferisce a Napoli, dove insegna all’Istituto Statale di Arte. Nel 1951 torna a Roma, dove vivrà fino alla sua morte, nel 1991.

I suoi primi racconti sono ispirati ai ricordi della sua adolescenza. Ad essi fanno seguito una serie di racconti e romanzi: Il quartiere, 1944; Cronaca familiare, 1947; Cronache di poveri amanti, 1947; Mestiere di vagabondo, 1947; Un eroe del nostro tempo, 1949; Le ragazze di San Frediano, 1952. In ultimo, Metello (1955).

Massimo Ranieri è Metello nel film di Mauro Bolognini

Massimo Ranieri è Metello nel film di Mauro Bolognini

I grandi letterati hanno spesso rivolto il loro pensiero all’analisi e alla rappresentazione di problemi di ampio respiro, riflettendo sui grandi temi del loro tempo, soprattutto quando la loro formazione è avvenuta in  grandi città culturali, come è stata, e tuttora è, la nostra Firenze: quando la si cita non si può fare a meno di pensare a Dante ed al periodo più bello della storia, il Rinascimento. Ma il capoluogo toscano è stato snodo fondamentale della storia italiana anche in altre epoche, come ad esempio quella del Ventennio fascista, poiché seppe dimostrarsi un ambiente  florido e ricco di  intellettualità, anche in questi difficili anni della nostra storia nazionale.

A differenza di altri famosi concittadini, Pratolini ha vissuto una vita che fin da subito gli ha riservato molte prove, difficili da superare: la perdita dei genitori e soprattutto la separazione dal fratello. Queste esperienze condizioneranno, prima la sua formazione e dopo, la sua iniziale produzione letteraria, senza abbandonarlo mai.

 Cosi, Vasco ci racconta la vita della disagiata classe operaia in modo nuovo, concependo gli eventi dei personaggi come veicolo per raccontare della Firenze fascista, ma anche come mezzo  per  raccontare parte del suo trascorso: è dunque attraverso la narrazione dell’umile vivere quotidiano che Pratolini fa  la grande storia, quella dei fenomeni e delle ideologie di massa novecentesche: il risultato più riuscito di questo connubio è, senza ombra di dubbio, evidente nel romanzo Cronache di poveri amanti. 

Protagonista assoluta del racconto  è la piccola e insignificante Via del Corno, una stradina corta e stretta che sembra rappresentare un mondo a se’, nella magnifica bellezza della Firenze degli anni Venti. In questi cinquanta metri di svariata umanità si incrociano storie d’amore e miseria, di politica e denaro, di contrasti e di amicizia. Le finestre hanno gli occhi, i muri le orecchie, ogni cosa diviene pretesto per chiacchiere, ridicolizzare e manipolare. Il tutto accade in un clima reso cupo e soffocante dalla povertà e dalla presenza del regime fascista. Tuttavia niente sembra riuscire ad intaccare la strana vitalità della via e dei suoi abitanti, espressione dei diversi ceti sociali, dei tanti stili di vita e delle varie visioni politiche. Aurora, Milena, Bianca e Clara sono i quattro angeli custodi, ragazze in fiore, alle prese ognuna con il suo amore tormentato. Maciste, Ugo e Mario sono i sovversivi comunisti che operano nella clandestinità opponendosi alla dittatura. Carlino e Osvaldo sono invece i camerati, le camicie nere che tutti disprezzano ma verso i quali molti dimostrano il rispetto, derivante dalla paura. Il ciabattino Staderini è il gazzettino della via, Nanni la spia, Nesi padre e figlio, gli affaristi senza scrupoli.

Immagine tratta dal film “Le ragazze di San Frediano “

Immagine tratta dal film “Le ragazze di San Frediano “

A controllare tutti, dall’alto della sua finestra, c’è La Signora, una donna ormai anziana, ricca e stravagante, dal passato torbido e dal presente quanto meno equivoco, che conosce i segreti di tutti i cornacchiai e spesso e volentieri, influisce sulle fortune e sulle sventure dei vicini. Le esistenze e le peripezie di questi e di altri svariati personaggi si intrecciano e si dipanano in un susseguirsi di avvenimenti ora lieti ora tristi, di emozioni forti, risate e lacrime, tutto narrato dal grande talento di un autore capace come pochi di raccontare i sentimenti umani e le vicissitudini della vita, con uno stile delicato e suggestivo. 

Immancabilmente, la politica ha un ruolo di primo piano nel romanzo. Pratolini come sempre ha un occhio di riguardo verso le fasce più povere e più esposte alle ingiustizie, alle angherie e ai soprusi di una società spietata e materialista. A fare da scenografia alle bellissime pagine del libro c’è poi la storia italiana di inizio Ventennio, quando l’opera degli squadristi contribuisce a consolidare la dittatura e di contro, organizzazioni clandestine legate alla sinistra proletaria, operano nella clandestinità per provare a metterle il bastone tra le ruote. Ne viene fuori un affascinante spaccato di umanità che scatta una precisa istantanea di un paese diviso tra fascisti, sovversivi e gente che non sa da che parte schierarsi, dove il regime prende il sopravvento, ma deve sempre fare i conti con gli oppositori, dove il clima avvelenato e cupo non impedisce alla gente di lottare, amarsi, ridere: in altre parole, vivere. 

Sullo sfondo Via del Corno, con le sue tinte in bianco e nero, i muri sporchi di fuliggine, le voci che si diffondono per la strada, fuoriuscendo dalle finestre aperte, voci che finiscono per mescolarsi le une alle altre, formando una colonna sonora che penetra nei muri, nelle pietre.

Un libro di spessore, anche se talvolta difficile ed impegnativo: uno spaccato di storia, ma non la storia di re o di cavalieri erranti: la storia della gente normale, anche troppo normale, che con le proprie sofferenze, il proprio sudore ed i propri amori (giusti o sbagliati che siano) ha fatto la vera storia, quella che conta….

«Ma voler dire con questo che la strada ha perduto il suo buonumore, il gusto della cianata, significherebbe forzare la verità. Teniamo invece presente che la vita deve essere vissuta ora per ora, un giorno dopo l’altro, e settimane e mesi ed anni si rincorrono. E al cuore, vi sono mille modi per mentire. (Noi diciamo spesso cuore, ma è coscienza che intendiamo). Perciò, chi si fosse fatto un’idea dei cornacchiai schiacciati sotto il peso della dittatura, si ricreda. Non v’è stata mai, in Via del Corno, tanta bizzarria come adesso. Il piacere del pettegolezzo, della becerata e dell’intrigo infuria. È come se una volta per tutte, definitivamente, si fossero abbassate le saracinesche ai due ingressi della strada e si fosse detto buonanotte al resto dell’umanità».  (Le ragazze di San Frediano).

Firenze, quartiere di San Frediano

Firenze, quartiere di San Frediano

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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