Un bacione a Firenze!

di Barbara Chiarini

Il cantante fiorentino Odoardo Spadaro

Il cantante fiorentino Odoardo Spadaro

E’ un peccato davvero grave quando non si onorano i grandi della propria città!

Per porvi rimedio oggi 24 Giugno 2019, in occasione della festa del nostro patrono San Giovanni Battista e della giornata a lui dedicata, anziché raccontarvi della sfida conclusiva del nostro Calcio Storico Fiorentino, anziché  descrivervi il meraviglioso spettacolo pirotecnico che si terrà all’imbrunire sulla magnifica terrazza panoramica di Piazzale Michelangelo, vorrei onorare e ricordare Odoardo Spadaro, colui che fu il primo, vero, grande cantautore fiorentino; insomma, uno chansonnier che poté ben competere con il principe della categoria del tempo, Maurice Chevalier.

Spadaro si fece largo nell’ambiente della cosiddetta rivista, ricoprendo un ruolo molto importante nella storia della canzone italiana. Il suo primo successo fu ottenuto nel 1919 con la Ninna nanna delle dodici mamme, ma fu a Parigi che raggiunse l’apice della carriera, come unico italiano a lavorare nella rivista più famosa del varietà, quella del Moulin Rouge, dove tenne testa a colui che sarebbe diventato uno dei più grandi attori della storia del cinema, Jean Gabin. 

Negli anni Trenta e in quelli dell’immediato dopoguerra, lanciò una serie di canzoni tutte dedicate a o ambientate nella sua città d’origine, Firenze, rigorosamente scritte e musicate da lui. Con un’ironia dolce e al contempo scanzonata, seppe dare sfoggio di uno spirito fiorentino, salace e intelligente.

L’unica canzone che non porta la sua firma è Sulla carrozzella (1939). Ricordo che il mio nonno, quando rientrava a casa ed era di buon umore, la canticchiava spesso e, se per caso la nonna si trovava a passargli vicino, lui se la prendeva tra le  braccia, e sorridendo, la faceva roteare come una ballerina provetta, abbozzando qualche bel giro di valzer!

Per un fiorentino nato nel dopoguerra, Spadaro può sembrare un’icona minore; al contrario, personalmente ritengo che occorra sempre gelosamente conservarne il ricordo, perché nelle sue canzoni  c’è tutto ciò che faceva parte di una tradizione popolare serena e integra, tutto quello che era la nostra bella città.

Mi riferisco a quando Halloween era una parola sconosciuta e noi ragazzi  passavamo pomeriggi interi  a fabbricare le rificolone, (lanterne di carta attaccate a lunghe aste di legno), che tenevamo  accese per ricordare i defunti; oppure a quando si andava al Parco delle  Cascine per la festa dell’Ascensione a comprare il grillo, che veniva messo nelle gabbiette, (ovviamente prima che tutto ciò fosse considerato crudeltà nei confronti degli animali); o anche quando lo Scoppio del Carro segnalava la fecondità dei campi e non la presenza del milionesimo turista in Piazza del Duomo. 

Per non parlare della caccia alle lucciole che, una volta catturate e messe sotto ad un bicchiere rovesciato, durante la notte si trasformavano magicamente  in soldiniregalando a noi bambini  davvero una piacevole sorpresa quando ci svegliavamo al mattino!

E vogliamo ricordare quando i regali delle feste  ci venivano portati dalla Befana e  non da un Gesù bambino che, in quel momento, aveva ben altro a cui pensare?

Forse stiamo parlando di roba da anziani, ma del resto bisogna ammetterlo, ormai sono diventati anziani quei fiorentini che hanno vissuto tutto questo, accompagnati dalle canzoni del  tenero e sornione Spadaro, esattamente come la sottoscritta!

Forse stiamo parlando anche di una civiltà contadina ormai lontana, né peggiore né migliore di quella globalizzata del terzo millennio. Però, vi prego, cerchiamo di raccontarla a quei bambini che suoneranno alle nostre porte  il prossimo 31 ottobre, chiedendoci ingenuamente: «dolcetto o scherzetto»?  Non per fare retorica, ma anche le civiltà in via di estinzione hanno molto da insegnare alle nuove generazioni!

Copertina del disco Porta un bacione a Firenze, Odoardo Spadaro

Copertina del disco Porta un bacione a Firenze, Odoardo Spadaro

La canzone che più ho amato, fin da bambina, del grande Spadaro è Porta un bacione a Firenze e sappiate che  il verace bacione, in questo caso, era realmente ispirato dalla nostalgia di un emigrante, per quanto di successo: Spadaro all’estero ci andava spesso e in Italia, specialmente negli anni del fascismo, ci soggiornava poco. Fu in questo modo, peraltro, che divenne uno dei primi (e dei pochi, verrebbe da dire) artisti autenticamente internazionali del nostro varietà.

Secondo il Dizionario delle canzoni italiane di Dario SalvadoriOdoardo riuscì abilmente a  stemperare la malinconica melodia del brano, inserendo appropriatamente  accenti scanzonati e arguti, evitando  di cadere nella retorica stucchevole dell’epoca,  facendone un classico della canzone italiana».

Porta un bacione a Firenze ha avuto numerosi interpreti negli anni, ma una particolare segnalazione merita l’interpretazione di Nada, che rispolverò il brano nel 1971 a Canzonissima, con una decisione a sorpresa: sulle prime, sembrava che la giovane cantante dovesse eseguire il suo nuovo brano; invece, ad inaugurare la gara televisiva fu proprio il brano di Spadaro.

Pensate che la canzone venne votata tramite cartolina postale da quasi 200.000 spettatori, consentendo alla 18enne cantante livornese di passare al turno successivo . 

Affetto da un male incurabile, Spadaro mori il 26 giugno 1965, nella sua città.

Al funerale, tutti i posteggiatori fiorentini intonarono un grande coro, in suo onore,  cantando insieme proprio Porta un bacione a Firenze.

Anche a noi  piace ricordarlo così:

 

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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