The Rocket Man

di Barbara Chiarini

Il cantante Elton John si esibisce in concerto.

Il cantante Elton John si esibisce in concerto.

«La musica ha il potere di guarire. Ha la capacita di tirare fuori le persone, da se stesse, per un paio d’ore»

(Sir Elton John)

Ci sono i Beatles e poi c’è Elton John. Potrebbe riassumersi così il mio  pensiero critico sulla musica inglese dei primi anni Settanta. Basta questo per capire l’importanza che ha avuto questo cantautore inglese nella storia musicale della mia vita. 

Ero una ragazzina poco più che quindicenne che stava vivendo la sua prima esperienza di vacanza studio fuori casa: era luglio, mi trovavo a Londra, felice ed entusiasta come non mai di assaporare la libertà, l’indipendenza, finalmente lontana dal severo controllo dei miei familiari!

Girovagando con un gruppetto di amiche raggiungemmo, per caso, lo stadio di Wembley. Grande, ma che dico, immenso rispetto al nostro Artemio Franchi! Una folla di gente  si aggirava intorno, in moltissimi attendevano di poter entrare: chiesi qualche informazione  in giro e mi dissero che stava per avere inizio un super concerto: stava per esibirsi un grande artista rock. Mi dissero pure il suo nome, si chiamava Elton John. 

Curiosa  di conoscere la sua musica, nonché di poter prendere parte per la prima volta in vita mia ad un concerto live così grandioso (avevo partecipato soltanto ad alcuni concerti di cantautori italiani, in teatro), corsi a cercare una biglietteria e spesi tutte le sterline che avevo disponibili per comprarmi un biglietto! Alcune delle mie amiche mi considerarono un po’ fuori di testa, altre mi seguirono, colte anch’esse da un’ inspiegabile  euforia.

Ci mettemmo in fila: attendemmo ore e cosi facemmo la conoscenza di  alcuni giovani che ci raccontarono di questo cantante eclettico e straordinario, che spopolava da tempo in Inghilterra, ci parlarono  del suo modo di fare musica, nuovo e coinvolgente, romantico e rock allo stesso tempo.

Poi finalmente entrammo: lo stadio era colmo di gente che rideva, che gridava per incitare all’avvio lo spettacolo, gente che era davvero felice  di essere lì per poter partecipare a questo evento. Mi lasciai coinvolgere appieno da tanto entusiasmo, mi emozionai!

D’un tratto, si accesero  mille luci coloratissime, il gigantesco palco prese vita, la musica eruttò dalle casse a tutto volume: così comparve lui, Elton, seduto immancabilmente davanti ad un pianoforte bianco, indossando una giacca fucsia e nera totalmente rivestita di strass lucenti, inforcando sul naso degli stranissimi  occhialoni colorati: «che tipo – pensai-  davvero un personaggio 

Fu un colpo di fulmine : nell’istante in cui  iniziò a cantare, capii che ero già stata inevitabilmente folgorata da lui!

Ancora oggi  a distanza di quasi quarant’anni, le sue canzoni generano in me, un effetto straordinario, non manca giorno che non ascolti almeno uno dei suoi brani: al lavoro, in macchina, in casa, in ogni modo. Sono ancora convinta che di cantautori come lui, ce ne siano  stati davvero pochi, forse nessun altro: dal pop al rock, dal soul alla disco, dalla musica cantautorale al funky, non c’è genere che non abbia risentito dell’influenza di un artista iconico e leggendario come il Rocket Man .

Perché L’Uomo Razzo non è un uomo qualunque: lui è un uomo solo, che vive nello spazio, che arriva dove chiunque  altro non potrà mai arrivare!

Rocket Man, la canzone di Elton John, è un pezzo autobiografico che racconta la solitudine e l’avventura, la malinconia e l’unicità, della sua vita, così come prova a fare il film che ha lo stesso titolo, diretto da Dexter Fletcher e scritto da Lee Hall, uscito in questi giorni in tutti i cinema, dopo l’anteprima al Festival di Cannes.

Taron Egerton interpreta Elton John in Rocketman.

Taron Egerton interpreta Elton John in Rocketman.

Rocket Man non è  solo il film che Elton ha sempre voluto girare su se stesso, ma è anche il film che avremmo sempre voluto vedere su di lui, cercando di rivedere in un flash che dura poco di più di un’ora,  la vita fino ad oggi vissuta dall’uomo e dal personaggio.

Naturalmente, il film ha pochissimo a che fare con una biografia classica: l’unico modo per raccontare la storia di Elton è infatti quella di immergersi nella sua fantasia e lasciare che il confine tra realtà e immaginazione diventi sempre più labile. Tradotto in un genere cinematografico questo significa una cosa sola: musical. Un musical che gira  attorno a Elton, contornato di costumi incredibili, elaboratissime coreografie e momenti di magico realismo.

Dunque, così come la canzone non ci racconta per filo e per segno la vera vita di Reginald Kenneth Dwight, neanche il film lo fa, lasciando a noi la possibilità di immaginare quello che non si vede e di vedere quello che avremmo potuto solo immaginare, come solo i grandi musical sanno fare.

C’è la sua storia, ci sono fatti ed aneddoti, ma tutto è visto attraverso lo show, il potere della musica: ogni momento della sua vita  viene  trasformato in spettacolo, anche quelli  più penosi, quelli più dolorosi.

Del resto, Elton John ha fatto esattamente così: nel corso di questi lunghissimi anni di successo, ha trasformato ogni sua emozione in una canzone, rendendoci tutti quanti partecipi delle sue storie, tristi o allegre che siano mai state, drammatiche o stellari, sull’onda del ritmo e della melodia, del groove, del rock.

Come il film ci ricorda bene, quello di Elton John non è stato soltanto  un universo musicale; Elton, la sua musica, il personaggio che egli ha creato, sono stati qualcosa di molto più complesso e ricco, qualcosa in cui l’immagine dell’apparire  e la spettacolarità hanno giocato un ruolo fondamentale, dove il glam e il camp sono parte integrante di un arte ricca, multisensoriale. 

I colori sgargianti  e gli occhiali oltremodo stravaganti , le paillettes, gli strass e  i tacchi, sono parte integrante del tutto: senza di esse, il film lo spiega bene, non ci sarebbe Elton John, non ci sarebbe la sua musica.

Il film si muove liberamente tra realtà e fantasia, ambientando vita e canzoni, mescolando il tutto  sapientemente, senza mai dire dove finisce una e dove cominciano le altre. 

Un musical, dunque, che ha come filo conduttore la vita e le opere del nostro baronetto, con la fortuna di poter avere a disposizione un infinito catalogo di bellissime canzoni,  talmente ampio da poter accantonare tutte quelle che forse vale meno la pena riascoltare, senza sacrificarne il mito. 

Ci si diverte, anche se lo schema dell’avventura è sempre lo stesso (di fatto assolutamente veritiero): quello di un giovane di talento, poco compreso dal padre e sostenuto dalla madre, che combatte per affermarsi, che quando ottiene il successo cade vittima di alcool e droga e poi, con il solo aiuto della propria forza di volontà, di qualche buon amico e dell’amore, riesce a risollevarsi e a ritrovare la strada per mettersi nuovamente in cammino.

Al centro di tutto c’è la ricerca di approvazione, la ricerca di amore: Elton bambino, che è un fenomeno del pianoforte ma non riceve affetto, Elton giovanissimo, che cerca il suo posto nel mondo e lo trova accanto a Bernie Taupin, il suo paroliere (con cui nascerà un’amicizia fraterna inossidabile). Vi verranno le lacrime agli occhi nella scena in cui Elton musica uno dei testi di Bernie che si chiama Your Song. Il resto è storia della musica.

Il debutto live al Troubadour, dove si esibisce in Crocodile Rock, levitando in aria insieme al pubblico, poi la scalata alle classifiche, gli alti e i bassi del successo e, di pari passo, la vita privata con la scoperta di essere omosessuale, la sensazione di essere solo al mondo, che Elton cura con massicce dosi di lustrini e droghe.

Taron Egerton e Elton John

Taron Egerton e Elton John

È un film ben sostenuto dagli attori, il bravissimo Taron Egerton innanzitutto, che veste con grande abilità i panni di Sir Elton e canta con rara maestria, ma anche Jamie Bell (l’ormai cresciuto ragazzino di Billy Elliott), nei panni del leggendario paroliere Bernie Taupin, e Richard Madden (Rob Stark del Trono di Spade) in quelli del manager John Reid. E ci sono le canzoni, tante e bellissime, quelle che hanno fatto di Elton John uno dei più grandi autori e interpreti della storia della musica popolare, canzoni che tutti conoscono a memoria, anche se forse non amano il personaggio del cantautore inglese: canzoni che sono, nella loro rappresentazione da musical, anche più belle in alcuni casi, perché messe in un contesto giusto e appassionante e rendono il film decisamente gradevole (come quando il cantante allontana momentaneamente Bernie e parte Goodbye Yellow Brick Road).

Nel film Egerton si misura con molti dei pezzi iconici di John come Saturday Night’s Alright for Fighting, Pinball Wizard, Rocket Man, Tiny dancerBennie and the Jets, Don’t Let the Sun Go Down on Me e Sorry Seems to Be the Hardest Word. 

Il film finisce dove è iniziato, in rehab, letteralmente «Looking like a true survivor, feeling like a little kid» con un pizzico di moralismo.

È evidente che John e il marito (nonché attuale manager) David Furnish hanno avuto una grossa parte nel film, ma va bene così. Perché quando parte I’m Still Standing è davvero un’esplosione di gioia pura!

 

 

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


Visualizza gli altri articoli di Barbara Chiarini

Potrebbe interessarti anche ...

Commenta l'articolo