Tarallucci e vino

di Simone Borri

Smorfia190604-001

Certi giorni, un brano al giorno non basta. Certi giorni ti accorgi di averne scelto uno che ti sembrava il più importante, salvo accorgerti poco dopo di aver fatto torto più o meno al resto del mondo. Di aver fatto torto soprattutto a lui, Massimo Troisi, che se ne andava oggi di venticinque anni fa subito dopo aver terminato le riprese del suo ultimo film, Il postino, tratto dal libro in cui – ironia della sorte – il cileno Antonio Skarmeta narrava gli ultimi periodi di vita del suo connazionale Pablo Neruda.

MassimoTroisi190604-001Come si fa a ricordare in un singolo brano uno come Massimo Troisi? Io ho scelto qualcosa di particolare. Di quei suoi esordi che tutti abbiamo nel cuore, da quel lontano 1977 in cui il leggendario programma Non Stop di una RAI che allora valeva tanto oro quanto ci costava lanciò tra gli altri talenti emergenti questo gruppo di ragazzi napoletani, chiamato La Smorfia.

Enzo De Caro, Lello Arena, Massimo Troisi….sono rimasti solo i primi due….

Di Massimo rimane quella sua poesia in dialetto napoletano stretto, che in bocca a lui – come era successo per Totò e per i De Filippo, come sarebbe successo anche per Pino Daniele – capivamo tutti senza difficoltà.

Tarantella, canzoni, sole e mandolino…..

«Penso, sogno in napoletano, quando parlo italiano mi sembra di essere falso».

(Massimo Troisi)

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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