Oriana, il cuore e la passione ….sempre!

di Barbara Chiarini

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La controversa scrittrice Oriana Fallaci, spesso contestata a causa dei suoi interventi relativi ai rapporti con l’Islam, nacque a Firenze il 29 giugno 1929, in piena era fascista: vivrà poi, a lungo, negli Stati Uniti d’ America.

E’ considerata la più grande giornalista italiana di sempre e una delle scrittrici  più apprezzate del XX secolo.

Gli anni della sua infanzia sono quelli in  cui il potere  mussoliniano era all’ apice. L’aria che respirava in casa era contraria alla dittatura: il padre, un attivo antifascista, coinvolse addirittura  la piccola Oriana, che allora aveva  soltanto quattordici anni, a partecipare alle  lotte della  Resistenza, affidandole  compiti di vedetta o simili. Poco più grande, Oriana si unì  al movimento clandestino di resistenza, diventando un membro del Corpo dei volontari per la libertà contro il nazismo.

La sua esistenza scorse, dunque, all’insegna del binomio tra scrittura e impegno civile, maturando dentro di sé quella volontà di essere in prima linea che, in seguito, la spinse a raccontare da vicino i principali teatri di guerra del Novecento. 

OrianaFallaci190629-002Terminato il conflitto decise di dedicarsi alla scrittura, con il serio proposito di farne una professione di vita. Prima di approdare al romanzo e al libro, Oriana Fallaci si dedicò prevalentemente alla scrittura giornalistica, quella che di fatto le ha poi regalato la fama internazionale. Fama ben meritata, perché a lei si devono memorabili reportages e interviste, indispensabili analisi di alcuni eventi di momenti di storia contemporanea.

La sua attività dal fronte, a cominciare dal 1967 con la guerra in Vietnam, diede vita alla figura dell’inviato speciale, in quel momento sconosciuta al panorama giornalistico italiano. La tenacia e il carattere indomito, le consentirono di ritagliarsi un ruolo da protagonista in una professione che, fino a quel momento, era appannaggio del mondo maschile.

Gli anni Settanta la videro trovarsi faccia a faccia con i grandi della Terra, incalzati dalle sue domande scomode: da Golda Meir a Yasser Arafat, da Henry Kissinger a Muammar Gheddafi, fino alla storica intervista con l’Ayatollah Khomeini, nel corso della quale si tolse il velo per protestare contro la condizione delle donne nei regimi islamici.

Da ricordare inoltre l’incontro con Henry Kissinger indotto dalla giornalista a parlare di argomenti mai affrontati con altri interlocutori, come alcune questioni riguardanti la sua vita privata (in seguito la stessa Fallaci dichiarò, sorprendentemente,  di essere rimasta estremamente insoddisfatta di questa intervista, vissuta personalmente come una delle sue peggiori riuscite).

È da rilevare, comunque, come la scrittura della Fallaci sia nata sempre da precise motivazioni di ordine etico e morale, il tutto filtrato da una tempra di scrittrice civile, come poche il nostro paese può vantare. Lei stessa scriveva: «Su ogni esperienza personale lascio brandelli d’anima e acido a ciò che vedo o sento come se riguardasse me personalmente e dovessi prendere una posizione ne prenderei sempre una basata su una precisa scelta morale ».

Parallelamente in quegli anni coltivò, insieme al giornalismo,  il suo primo amore: la letteratura. Dai resoconti dei viaggi come Niente e cosi sia  (1969) e Intervista con la storia (1974) ai due capolavori autobiografici, Lettera a un bambino mai nato (1975) e Un uomo (1979). Ad oggi, merita ricordare che i suoi libri hanno registrato vendite per oltre venti milioni di copie in tutto il mondo.

Seppure di origini fiorentine, Oriana Fallaci ha risieduto a lungo a New York: «Firenze e New York sono le mie due patrie», raccontava lei stessa. Ed è proprio dal grande attaccamento per gli Stati Uniti, dalla grande ammirazione che la Fallaci sentiva per questo paese, che nacque la sua reazione al terribile  attentato teroristico dell’ 11 settembre 2001 alle Twin Towers.

Infatti dopo  gli attentati, Oriana  si fece portavoce attraverso articoli e libri di una forte denuncia sulla decadenza della civiltà occidentale, destinata secondo lei a soccombere di fronte al fondamentalismo islamico. Questo la portò ad essere oggetto di critiche e contestazioni.

Con una lettera inviata all’allora direttore del  Corriere della Sera, la Fallaci ruppe  un silenzio che durava da tempo. Lo fece  nel suo stile, uno stile viscerale e potente che non lascia mai indifferenti e che sollevò una vasta eco in tutto il mondo. Io mi  limito a riportare qui di seguito l’incipit di quello scritto: «Mi chiedi di parlare, stavolta. Mi chiedi di rompere almeno stavolta il silenzio che ho scelto, che da anni mi impongo per non mischiarmi alle cicale. E lo faccio. Perché  ho saputo che da anni in Italia alcuni gioiscono, come l’altra sera alla TV gioivano i palestinesi di Gaza (…) e sono molto arrabbiata, arrabbiata di una rabbia fredda, lucida, razionale. Una rabbia che elimina ogni distacco, ogni indulgenza (…)».

Da tempo sofferente di un male incurabile Oriana Fallaci, di li a poco, lasciò gli Stati Uniti  per fare ritorno nella sua Firenze. E qui è scomparsa all’età di 77 anni il 15 settembre 2006.

Il suo ultimo lavoro, intitolato Un cappello pieno di ciliege, uscì postumo nel 2008, e racconta la storia della famiglia Fallaci, su cui Oriana aveva lavorato per oltre dieci anni. Il libro venne  pubblicato su ferma volontà di Edoardo Perazzi, nipote ed erede universale di Oriana Fallaci: «Come un legno che va alla deriva, incapace di opporsi alla corrente del fiume, ignaro se l’acqua lo scaglierà sulla sponda o lo trascinerà fino al mare, così me ne andavo nella tua esistenza durante quell’ autunno, La mia battaglia contro l’amore, il cancro, era ormai perduta».

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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