New age Fiorentina

di Simone Borri

Sliding doors........

Sliding doors……..

«Così percossa, attonita la terra al nunzio sta». Prendiamo a prestito i versi del 5 Maggio di Manzoni. Ci sono cose nella vita che sembrano destinate a durare in eterno. Situazioni che sembrano immutabili, almeno nell’arco delle nostre esistenze mortali. Poi all’improvviso in poche ore cambia tutto, tutto precipita e apparentemente si risolve, succede quello che aspettavi da un’eternità, che credevi impossibile, che quando succede alla fine ti pare addirittura così semplice da lasciarti quasi insoddisfatto. Di sicuro esausto, svuotato, con la voglia di chiudere gli occhi e farti un bel sonno, finalmente sereno, dopo tanto tempo trascorso a girarti nel letto in preda a tanti incubi.

La notizia che mezza Firenze (e probabilmente anche di più) attendeva arriva nel pomeriggio di un 4 giugno che finora era associato alla Liberazione di Roma da parte degli Alleati nella seconda guerra mondiale. Qualcuno già suggerisce di associarlo d’ora in avanti alla Liberazione di Firenze, soppiantando quell’11 agosto che si commemora a partire dal 1944.

Non vogliamo spingerci a tanto, e soprattutto non vogliamo mischiare il sacro con il profano. Anche se a Firenze non si è fatto altro da quando la politica si incaricò di trovare un successore a Vittorio Cecchi Gori come proprietario della squadra di calcio cittadina ed al partito dominante (tutt’ora dominante) una sponda sportiva. Un titolo sportivo.

Ci sarà tempo per rievocare ed analizzare in dettaglio questi diciassette anni dell’era Della Valle che si stanno chiudendo, magari dividendosi e scornandosi una volta di più (l’ultima?) come solo i fiorentini sanno fare dai tempi di Dante. Ci sarà tempo, dicevamo, a partire da quella firma sulla compravendita che ancora tecnicamente manca, ma per la quale sembra tutto ormai stabilito.

L’A.C.F. Fiorentina passa dalle mani del Gruppo Tod’s di proprietà di Diego & Andrea Della valle a quelle della Mediacom Communications Corporation di Blooming Grove, Orange County, stato di New York, di proprietà di Rocco Commisso. Italo americano originario di Marina di Gioiosa Ionica, manager della telecomunicazione (la Mediacom è quinta nella classifica delle TV via cavo negli USA) ed anche dello sport (due anni fa ha rilevato i gloriosi Cosmos di New York sull’orlo del fallimento e li ha riportati ai vertici della NASL, la serie B statunitense, in corsa per ritornare nella Major League).

Ad occhio e croce non dovremmo essere cascati male. Il nuovo babbo – per usare una figura in voga qualche tempo fa – è ricco quanto se non di più del vecchio, e di calcio se ne intende. Al punto che da tempo cercava di tornare al paese ed entrare nel football italico, provandoci con Roma e Parma ma senza esito.

Pare che da mesi l’uomo il cui ritratto sostituirà quello di Diego Della Valle in tutte le stanze della società viola e nell’iconografia del tifo e degli addetti ai lavori fiorentini avesse manifestato la sua intenzione di rilevare maglia viola, giglio e tutto il resto. Il vecchio patron, che secondo le cronache ha incontrato il nuovo soltanto ieri, a Corso Venezia sede della Tod’s a Milano (lontano da quella Firenze che probabilmente ormai ha «in gran dispetto», per rubare ancora un verso, questa volta al Padre Dante), avrebbe dato il nulla osta a vendere soltanto il 26 maggio scorso, una settimana dopo la famosa – o forse è meglio dire famigerata – lettera aperta alla città di Firenze e poche ore dopo la salvezza conquistata da Montella e compagni non senza qualche affanno e qualche angoscia.

E adesso eccoci qua. Un grande avvenire dietro le spalle, diciassette anni che sono sembrati interminabili, anche se nel conto delle nostre vite sono volati via, lasciandoci più vecchi, appassionati come sempre, ma disincantati come non mai. Diciassette anni e zero titoli, e i posteri possono cominciare a dare la sentenza più ardua di sempre. Era possibile fare di meglio? Portare a casa almeno una delle Coppe Italia che il Lotito usato spesso come pietra di paragone ha messo in bacheca nello stesso lasso di tempo? Dare retta a Prandelli nel 2009, a Montella nel 2014, a Paulo Sousa nel 2016 e risparmiarci – uno per tutti – quel Benalouane che ci tolse le ultime illusioni e portò la gestione Della Valle ad avvitarsi in quelli che adesso possiamo definire gli ultimi fuochi (si fa per dire)?

Non vedevamo più un proprietario viola palleggiare dai tempi di Vittorio Cecchi Gori.....

Non vedevamo più un proprietario viola palleggiare dai tempi di Vittorio Cecchi Gori…..

Ancora più difficile decifrare l’avvenire che ci sta davanti. Commisso è un vincente, e l’ha dimostrato nelle sue attività, al di là dei facili stereotipi sull’italo-americano che torna al paese ad investire, che adesso fatalmente si sprecano. Ma anche Della Valle era accreditato come vincente, quando venne, vide e promise di vincere. Lo scudetto entro il 2011, nientemeno. Poi è andata com’é andata.

Il problema, tornando al presente, non è la firma che ancora manca. Sono quelle che dovranno arrivare nei giorni immediatamente successivi ad essa. Pantaleo Corvino ha già liberato la stanza, chi ci mettiamo al suo posto come diesse? Che budget gli mettiamo in mano, e per quali progetti (oddio, che parolaccia, meglio dire con quali intenzioni, a Firenze dopo diciassette anni contano anche le parole, soprattutto certe parole)?

E Montella? Ha un anno di contratto, avranno voglia di rispettarlo lui e chi lo eredita come suo datore di lavoro? O in alternativa, i nomi che si fanno – da ringhio Gattuso in fuga dal Milan a Kojak Spalletti in fuga dall’Inter – che percentuale di improbabilità e di inadeguatezza si portano con sé?

E Chiesa, lo teniamo davvero Chiesa, come recita il recentissimo comunicato dell’ACF, probabilmente (al momento in cui è stato emesso) l’unico avente attinenza con la realtà, e peccato che resterà anche l’ultimo, almeno della passata gestione? Oppure, come temono molti e come abbiamo già visto succedere (ma erano altri tempi, anche se anche allora c’era la Nazionale a Coverciano, a cui si presentò convocato un gioiellino viola che sarebbe poi tornato a casa con la maglia bianconera), la sua cessione farà parte del prezzo reale di questa compravendita, che per il momento ha il valore dichiarato tra i 170 ed i 180 milioni di euro?

A proposito, niente male per una società che non è proprietaria nemmeno della sede dei propri uffici. E qui sarebbe il momento di un altro flashback, che ci riporta ai giorni dei braccini. Sono stati più corti quelli degli imprenditori che volevano fare affari ma non spendere o quello del Comune il cui unico impianto a cui è interessato è quello che da secoli ha nome Palazzo Vecchio?

Non lo sapremo mai. Intanto il Sindaco è stato riconfermato e la proprietà della squadra è passata di mano. Nardella e Della Valle tra l’altro si lasciano anche male. Ma ci interessa?

E’ il momento di assaporare la notizia (la seconda almeno) come fosse un aperitivo preparatoci da uno dei bravi barman del centro storico o della zona stadio. L’abbiamo aspettata tanto. Per qualche ora almeno possiamo chiudere gli occhi e farci un bel sonno ristoratore. Presto sarà di nuovo l’ora di sconforto o di vittoria. Perché del calcio è nostra la storia. Che in ogni caso non finisce qui.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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