Ly-O-Lay Ale Yoya (The counterclockwise circle dance)

di Simone Borri

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Dustin Hoffman è il Piccolo Grande Uomo nel film di Arthur Penn

«Le Paha Shapa sono la mia terra e io le amo. Chiunque vi metterà piede sentirà il suono di questo fucile»

(Cavallo Pazzo, capo degli Oglala)

«La terra che ho sotto i piedi è ancora mia. Non l’ho mai ceduta o venduta a nessuno, se ho lasciato le Paha Sapa cinque anni fa, fu perché desideravo tirare su la mia famiglia in tranquillità. È la legge della Gran Madre che tutto sia in pace nel suo territorio. Scrivete che sono stato l’ultimo della mia gente a deporre il fucile.»

(Toro Seduto, capo dei Sioux)

«Hoka Hey (*)! È un buon giorno per morire!»

(grido di guerra di Cavallo Pazzo, capo degli Oglala)

"Capelli gialli" George Armstrong Custer

“Capelli gialli” George Armstrong Custer

La mattina del 25 giugno 1876 il 7° Cavalleria dell’esercito degli Stati Uniti che andava a prendere posizione lungo il corso del torrente Little Bighorn marciava al ritmo del Garryowen, la vecchia canzone di battaglia della Brigata Irlandese che aveva combattuto con i Nordisti nella Guerra di Secessione. Anche il comandante del 7° era un eroe della guerra civile. George Armstrong Custer era stato a Bull Run, a Gettysburg e dovunque si era versato il sangue del Nord e del Sud. Aveva ottenuto i gradi di generale su quei campi. Ad Appomatox era al fianco di Ulysses Grant a ricevere la resa di Robert Lee e del Sud schiavista sconfitto.

Dopo la guerra, gli era stato affidato il comando del 7° Cavalleria, che in breve tempo si era guadagnato fama e prestigio, anche se a quel punto il nemico più pericoloso rimasto di fronte alle Giacche Blu erano i pellerossa, ricacciati sempre più indietro dall’avanzata dei bianchi colonizzatori.

Cavallo Pazzo

Cavallo Pazzo

Le Papa Shapa, le Colline Nere, erano una riserva indiana, ma a partire dal 1870 si sparse la voce – come succedeva di frequente allora – che da qualche parte sopra di esse ci fosse l’oro. E così il Grande Padre Bianco di Washington dovette riconsiderare la questione, rompere i trattati e trovare una soluzione diversa e definitiva. Siccome il Grande Padre, il Presidente, nel frattempo era diventato quel generale Grant che per attitudine le soluzioni le cercava manu militari, della cosa fu investito il 7° Cavalleria ed il suo vecchio amico e collega Custer.

A Sand Creek, nel 1864, il colonnello Chivington aveva fatto un massacro. La storia è raccontata dal film Soldato Blu, e ne abbiamo già parlato in questa rubrica. A Little Bighorn sarebbe andata diversamente, e anche qui ci ha raccontato come un grande film: Il piccolo grande uomo.

Capelli gialli, come i pellerossa chiamavano Custer, era convinto che bastasse presentarsi sulla sponda del torrente, suonare la marcia irlandese e sparare qualche colpo per mettere in fuga il selvaggio e indisciplinato nemico. Ma Cavallo Pazzo, Toro Seduto e gli altri capi indiani accorsi alla difesa della riserva delle Black Hills non avevano paura di niente, ed erano consapevoli che se avessero perso per loro non c’era domani.

Toro Seduto

Toro Seduto

Gli storici militari americani hanno chiamato la battaglia di quel 25 giugno 1876 Custer’s last stand, l’ultima resistenza di Custer. Fu un massacro anche quella volta, ma le vittime furono i bianchi, le Giacche Blu. Di esse, circa settecento all’inizio della battaglia, se ne salvarono poche.

Gli indiani chiamano quella battaglia semplicemente Little Big Horn, ed assieme a Sand Creek e a Wounded Knee è una delle date e dei luoghi del ricordo. La resa arrivò comunque per loro, nel 1877 per Cavallo pazzo e nel 1881 per Toro Seduto, entrambi stremati dalla fame assieme alle loro tribu, entrambi uccisi in circostanze poco chiare dopo essersi arresi e consegnati.

Le spoglie mortali di Custer furono traslate un anno dopo la morte a West Point, l’accademia militare americana dove era stato ammesso esattamente 20 anni prima, ricevendo i gradi di ufficiale alla vigilia dello scoppio della Guerra di Secessione.

Questi sono i Sacred Spirit, gruppo new age tedesco che devolve una parte del ricavato alla fondazione no-profit Native American Rights Fund, organizzazione che si occupa dei diritti dei nativi indiani d’America.

Questa é la celeberrima Ly-O-Lay Ale Yoya (The counterclockwise circle dance).

(*) letteralmente: «Andiamo, uomini!» Secondo alcuni la locuzione che ha dato origine all’attuale O.K.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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