L’acqua cheta

di Simone Borri

L'acqua cheta RAi del 1974

L’acqua cheta RAi del 1974

Nel XVIII e XIX secolo il teatro in vernacolo fiorentino aveva avuto un certo successo. Niente di paragonabile a quello veneziano, per esempio, e non aveva certo prodotto un Carlo Goldoni (erano trascorsi i tempi in cui da Firenze passava il baricentro della cultura italiana e mondiale). Ma insomma si era fatto valere, tanto da meritarsi nientemeno che l’attenzione della prestigiosa Accademia della Crusca e del suo segretario l’abate Giovanni Battista Zannoni (a sua volta scrittore di commedie) e da creare una tradizione che qualcuno al principio del Novecento desiderava ravvivare.

Augusto Novelli

Augusto Novelli

Augusto Novelli era un giornalista specializzato in satira del costume nonché commediografo. Nato a Firenze poco dopo l’Unità d’Italia, fu tra coloro che dettero nuovo impulso alla commedia rinnovandola sul modello di quanto stava accadendo in Francia. Dove la Belle Epoque stava producendo tra l’altro un nuovo genere musical-letterario-teatrale: l’operetta.

Delle oltre 50 commedie scritte dal Novelli se ne ricordano ormai poche, ma ce ne sono almeno un paio che sono entrate nella storia del teatro e della televisione italiana. Una di queste è Gallina vecchia (1911), la storia della matura e scaltra bottegaia fiorentina e delle sue avventure amorose extraconiugali (da cui il detto diventato proverbiale: gallina vecchia fa buon brodo)

L'acqua cheta RAI del 1955

L’acqua cheta RAI del 1955

L’altra è L’acqua cheta (1908), musicata dal compositore milanese Giuseppe Pietri e destinata ad avere un successo straordinario anche al di fuori dei confini cittadini e addirittura nazionali. La vicenda del fiaccheraio Ulisse, delle sue due figlie da maritare, dei maneggi di queste – neanche tanto sotterranei e dagli esiti tragicomicamente disastrosi – per far accettare ai genitori i rispettivi fidanzati (da cui l’altro detto diventato celebre: l’acqua cheta rompe i ponti) si meritò ben 44 repliche a partire dalla prima avvenuta al Teatro Drammatico Nazionale di Roma nel 1920.

Nel 1933 se ne appropriò il cinema, con una trasposizione sotto la regia di Gero Zambuto che pare non incontrasse particolari favori né nella critica né nel pubblico. Poi arrivò la televisione, che rese nuovamente giustizia al capolavoro di Novelli e Pietri.

L'acqua cheta RAI del 1967

L’acqua cheta RAI del 1967

Nel 1955 la RAI trasmise la riduzione televisiva per la regia di Eros Macchi, con il celebre cantautore fiorentino Odoardo Spadaro nei panni del fiaccheraio Ulisse. In una successiva riduzione del 1967, regia di Alessandro Brissoni, Ulisse era interpretato da Arnoldo Foà.

Ma la versione più celebre per il piccolo schermo, quella che è rimasta nella mente e nel cuore a tutti, è quella del 1974, diretta da Vito Molinari ed interpretata da un cast per l’epoca stellare. Le due figlie del fiaccheraio sono Nada Malanima e Daniela Poggi, i fidanzati Cecco e Alfredo sono rispetivamente Nino Castelnuovo e Giancarlo Zanetti, la madre – la sora Rosa – è Ave Ninchi. Ulisse è Gianrico Tedeschi e Stinchi – il garzone di stalla bei, bei, bei – è Renzo Montagnani.

Sono proprio questi ultimi due a rubarsi la scena a vicenda nel brano che vi proponiamo oggi. La canzone che fa da refrain a tutta la commedia, , elegia di una professione, di una vita, di una città, di un teatro che non esistono più.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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