La setta dei poeti estinti

di Barbara Chiarini

L’attore Robin Williams interpreta il prof. Keating nel film L’attimo fuggente

L’attore Robin Williams interpreta il prof. Keating nel film L’attimo fuggente

«Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù». 

(John Keating, L’Attimo fuggente)

Lo stupore e l’ammirazione degli studenti accolgono le parole di un insegnante davvero speciale, il protagonista del film L’attimo fuggente, John Keating.

Qualche volta il cinema riesce ad insegnare molto e permette di comprendere qualcosa sul senso della vita. Con la sua forza un film è capace di riuscire a coinvolgere persino l’anima dello spettatore andando ben oltre la solita funzione ludica e di distrazione. 

Tra tutti i film che riescono in questo intento sicuramente non si può dimenticare il capolavoro del regista australiano Peter Lindsay  Weir. 

Il film di Weir – già autore di Picnic ad Hanging Rock e che nel 1998 ci regalerà The Tuman Show – esce negli Stati Uniti il 2 giugno del 1989 con il titolo di Dead Poets Society (letteralmente La setta dei poeti estinti), ed in Italia il 29 settembre come L’attimo fuggente.

La trama è, all’apparenza, abbastanza semplice: si tratta dell’ennesima storia ambientata in un college, incentrata su un gruppo di amici alle prese con gioie e dolori dell’adolescenza, che lascia da subito presagire un risvolto drammatico. 

Il successo, sia di pubblico sia di critica, fu sorprendente: al quinto posto per incassi mondiali nell’anno di uscita, ottenne  quattro candidature agli Oscar (vincendone uno), oltre a un Bafta nel Regno Unito, un premio César in Francia e un David di Donatello in Italia, sempre come miglior film straniero.

Naturalmente, non mancò certo qualche critica negativa, ma la sua presa sui giovani fu innegabile e tale è rimasta per molti decenni a seguire.

Ambientato nel 1959 nel collegio maschile d’élite Welton, in Vermont, New England, il film narra lo stravolgimento della routine scolastica di un gruppo di diciassettenni dopo l’arrivo di John Keating, un docente di poesia inglese ed ex studente della scuola, decisamente anticonformista. Grazie a lui, i quattro protagonisti, Neil, Todd, Knox e Charlie, scopriranno la poesia, la chiave per schiudere se stessi e l’età adulta. C’è chi lo farà attraverso la passione per il palcoscenico come chi lo farà trovando il coraggio di avvicinare, finalmente, una ragazza di cui è da tempo innamorato.

La figura di Keating rappresenta, in tutta franchezza, il  personaggio di quell’ insegnante che probabilmente nessuno di noi ha avuto, ma che invece ci sarebbe tanto piaciuto incontrare nel corso della nostra  vita scolastica. 

Il film è un susseguirsi di momenti di grande suggestione formale ed emotiva. 

In una scena tra le più famose, il professore spiega ai ragazzi l’importanza nella vita di saper cogliere l’attimo giusto e approfittare delle occasioni prima che sia troppo tardi, perché qualunque cosa accada, si giunge prima o poi inevitabilmente alla morte. Questo è il solo destino dell’uomo, un destino che non può cambiare e allora la differenza la fa il modo in cui noi siamo riusciti a riempire l’intervallo di tempo che c’è tra la vita e la morte. 

Scena conclusiva tratta dal film L’attimo fuggente

Scena conclusiva tratta dal film L’attimo fuggente

Come dimenticare  scene coinvolgenti come quella finale, oltremodo toccante, con gli studenti i quali, uno ad uno, rischiando persino l’espulsione dall’istituto, salgono in piedi sui loro banchi ed affermando la celebre locuzione di Walt Whitman «O Capitano, mio Capitano!» dimostrano la loro riconoscenza al professor Keating, nel momento in cui egli è costretto a lasciare l’istituto dopo essere stato rimosso dall’incarico! 

Oppure le lezioni in aula durante le quali ognuno dei ragazzi diventa protagonista attivo, non più un contenitore che assorbe passivamente quello che gli viene trasmesso. E ancora quando Robin Williams, attraverso alcuni escamotage didattici (la marcia dentro il colonnato come allegoria dell’anticonformismo; la partita di calcio, preceduta dalla distribuzione ad ognuno dei biglietti sui quali sono riportati versi poetici da declamare, mentre un giradischi diffonde le note di una sinfonia di Beethoven, al termine della quale Keating viene addirittura issato in trionfo) riesce ad ottenere tutto l’impegno e la partecipazione dai suoi allievi, guadagnandosi contemporaneamente rispetto e stima, grazie ad un linguaggio e modi ad essi familiari, raggiungendo facilmente lo scopo di aprire loro le menti. 

La partita di calcio, scena tratta da L’attimo fuggente

La partita di calcio, scena tratta da L’attimo fuggente

Per non parlare poi del romanticismo che è insito nella fuga notturna dall’istituto, fra le brume del bosco, da parte del gruppo di studenti decisi a riesumare la setta dei poeti estinti, il loro rifugio segreto dentro la grotta ed infine la sequenza del confronto a senso unico fra Neil e l’inflessibile padre, con il drammatico epilogo che ne seguirà.

Tutti questi ed altri ancora sono momenti di grande impatto narrativo. Stiamo parlando insomma di un’opera che nel suo genere è diventata meritatamente un punto di riferimento e che si avvale, oltre alla grande performance di Robin Williams, di una schiera di giovani interpreti fra i quali un quasi esordiente  Ethan Hawke nei panni di Todd, lo studente più timido della classe, che è invece il primo a salire sul suo banco per dimostrare al professor Keating che il pur breve periodo trascorso assieme non è stato vano. L’espressione del professore, stupita ed orgogliosa, anticipa il breve e semplice commiato: «Grazie figlioli… grazie!» che rappresenta una sequenza di grande commozione (ancor di più sottolineata dalle suadenti musiche di Maurice Jarre) ed il più grande successo che un insegnante possa ambire ad ottenere con i propri allievi. Come disse il poeta Robert Lee Frost, citato in precedenza dallo stesso Keating: «Due strade trovai all’inizio del bosco ed io scelsi quella meno battuta ed è per questo che sono diverso».

L’attimo fuggente  consacrò il periodo d’oro di Robin Williams. Il professor Keating è la figura centrale, pur non essendo il vero protagonista: il fulcro del film sono i ragazzi e l’influenza che il professore ha su di loro, come richiamato dal titolo originale La setta dei poeti estinti, la società segreta fondata da Keating studente e ricostituita dai suoi allievi.

Lo sceneggiatore Tom Schulman modellò il personaggio di John Keating sul professor Samuel Pickering, il suo insegnante di letteratura inglese alla Montgomery Bell Academy di Nashville, divenuto poi docente universitario di fama.  A sua volta Williams attinse, per la sua interpretazione, ad alcuni insegnanti incontrati sulla propria strada, e principalmente a John C. Campbell, il suo professore di storia alla Country Day School di Detroit, licenziato nel 1991 per non aver dimostrato la volontà di aderire agli standard accademici e professionali, secondo  quanto riferirono le parole del preside della scuola.

«Carpe diem» è un verso che ha facile presa sui giovani, su chi si trova in quell’età in cui  «(…) la giovinezza e il sangue sono più caldi »,  come recita la poesia di Robert Herrick nella parte iniziale del film. Il professor Keating inizia da lì il suo insegnamento: cogliere l’attimo. Quel che, da Orazio in poi, i poeti ci hanno sempre incitato a fare.

Ecco perché il film ebbe tanta presa sui giovani: esprime ancora oggi l’esaltazione di ogni adolescente che, uscito dal bozzolo dell’infanzia, si sente autorizzato dalla figura autorevole di un insegnante a sperimentare il potere liberatorio della trasgressione. Uscire dai ranghi e farlo non in solitudine, ma sentendosi parte di un gruppo, è uno dei bisogni primari dell’essere umano giovane. 

Del resto, nel film il rifiuto all’omologazione non è mai violento e alla fine tutto torna al suo posto grazie al triste epilogo della morte di Todd ed al conseguente allontanamento di Keating. Come si suol dire, dopo un’adolescenza turbolenta la vita adulta ha quasi sempre di nuovo il sopravvento e ci rimette sulla retta via, ma non per questo quello sconvolgimento ha avuto meno importanza.

Gli studenti del Prof. Keating, dal film L’attimo fuggente

Gli studenti del Prof. Keating, dal film L’attimo fuggente

Secondo la mia opinione, per essere bello un film deve semplicemente farti provare emozioni, qualunque esse siano. E aggiungo anche che,  se possibile, dovrebbe riuscire a farti sognare. Magari il messaggio di Weir, non sarà stato estremamente originale (come ebbe a rimarcare parte della critica del tempo), ma alla fine,  non è ciò che più conta. Ciò che conta è che egli sia riuscito a scatenare un qualcosa dentro di noi che ci ha portati a dire: peccato, che ciò non sia potuto  accadere nella realtà della mia vita…Peccato che il conformismo non si possa mai debellare anche nel quotidiano.

Morale retorica, banale?  Probabilmente un finale scontato? Forse è così, ma per me non si può fare a meno di commuoversi di fronte all’utopia, perché questo è alla fine quel che viene messo in scena: un’utopia proposta da un Williams ben calato nella parte di professore e  ribadita da un gagliardo gruppo di giovani in cui è difficile non rispecchiarsi, a qualunque età.

Piccolo cenno a parte, ma di fondamentale importanza per farci apprezzare il film: la colonna sonora del maestro Thomas Newman, sulle cui note sembra di ascoltare l’eco di libertà che i protagonisti seguono disperatamente e, volendo  alla fine  fare un bilancio della vicenda, possiamo dire anche con successo.

Un gran bel film che mi  è rimasto impresso  nel cuore e nella mente.

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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