La Fiorentina che verrà

di Simone Borri

Rocco Commisso e Nello Baglini

Rocco Commisso e Nello Baglini

I primi scatti rubati a Rocco Commisso nuovo patron viola hanno qualcosa di suggestivo. Lì per lì non capisci cos’é. No, non è il sorriso, la contentezza, la sciarpa viola al collo, l’abbraccio agli innumerevoli occasionali compagni di selfie. E’ qualcos’altro, e all’improvviso ti torna in mente. Torna alla memoria una foto in bianco e nero di cinquant’anni fa. Stessa espressione sorridente, carica di bonomia e di soddisfazione, da uomo semplice alle prese con una grande storia. Ecco cos’é. Rocco Commisso assomiglia a Nello Baglini. Per chi fosse troppo giovane per ricordare chi era, o si mettesse in collegamento soltanto adesso, il presidente della Fiorentina del secondo scudetto.

Suggestioni, valgono quello che valgono. Ma insomma, in una fase della nuova stagione – pardon, della nuova era – in cui i fatti per forza di cose latitano e i discorsi imperversano (soprattutto quelli di una carta stampata o elettronica che ha difficoltà a riempire quotidianamente le pagine e ad apparire bene informata), anche le suggestioni hanno il loro perché.

C’é voglia di rivalsa, più che di rivincita, attorno a questa nuova Fiorentina che sta nascendo. Diciassette anni quasi senza una gioia – praticamente una generazione – non sono passati in modo indolore, e si sono conclusi con una aspettativa di cambiamento per ritrovarne una equivalente, fatte le debite proporzioni, bisogna riandare indietro alla primavera del 1944.

Rocco Commisso vive la sua luna di miele con Firenze, e la vive bene. A occhio e croce, sta confermando le sensazioni dell’immediato dopo-firma. Non è uno che è arrivato dove è arrivato per caso. Di sicuro, a Firenze ci è arrivato con le idee già chiare, o perlomeno con le informazioni giuste (diceva Sun Tzu, l’autore dell’Arte della Guerra, che le informazioni giuste in battaglia contano quanto e più della strategia o del valore delle truppe).

In attesa di sapere cosa gli permetterà di fare il benedetto fair play finanziario (quella regola secondo cui società come Real Madrid, PSG, Juventus fanno quello che gli pare mentre la Fiorentina per comprare deve prima vendere, e quest’anno ha un pulmino di svendite da piazzare, tanto per cambiare), Mr. Commisso ha già capito come muoversi, mettendo davanti ai fiorentini già ottimamente disposti verso di lui ciò che questi sognavano di trovarsi davanti agli occhi, aperti o sognanti che siano.

E così, per prima cosa, conferma dell’Unico 10, con incarichi da definire (tornerà a fare il club manager come ai tempi di Cecchi Gori e Luna?), ma intanto con il suo carisma ancora abbastanza intatto da spendere nei confronti di Firenze.

Altra mossa probabilmente e ragionevolmente astuta: scorrere indietro fino all’ultima volta che i fiorentini sono stati soddisfatti della loro squadra e della società. E quindi ecco direttore sportivo un Daniele Pradé che torna con la comprensibile voglia di dimostrare che l’altra volta le cose non andarono male, non finirono a Mammana per colpa sua. Ed ecco allenatore confermato l’Aeroplanino, peraltro già sotto oneroso contratto (soprattutto in caso di rescissione) e con poche alternative valide sul mercato. Anche Montella ha voglia di dimostrare qualcosa, una voglia sicuramente accentuata da questi due mesi trascorsi sulla panchina di un ectoplasma di squadra neanche lontana parente di quella che aveva lasciato nel 2015.

Ripartiamo dal passato, dunque, ma dal passato che ha funzionato. Addetti ai lavori e tifosi non possono che gongolare, lasciando tranquilla una proprietà che muove i primi passi nel difficile campo minato del calciomercato. Per ricostruire di sana pianta una squadra di cui Firenze possa vantarsi e gloriarsi, come recita l’inno che non cambierà, a differenza – pare – del logo (ma guai a toccare il giglio, ci si provò Pontello e non finì bene….) e delle magliette.

Su questa falsariga, si rincorrono voci ancora più suggestive. Come quella che vorrebbe anche il Re Leone, Batigol, in arrivo a Firenze con incarico dirigenziale. O come quella che vorrebbe Commisso in trattativa con Raiola, nientemeno che per assicurarsi le prestazioni del calciatore Zlatan Ibrahimovic. Voci che hanno il valore che hanno, si può discutere sulla verosimiglianza e sull’utilità di simili operazioni, ma intanto mentre noi si discute mr. Commisso e i suoi uomini lavorano in pace, e – si spera – lavorano bene.

In questo riassetto societario che unisce vecchio a nuovo, passato glorioso a futuro che si spera altrettanto glorioso, c’é un’unica zona d’ombra, o perlomeno non convincente, almeno a parere di chi scrive. Tra i provvedimenti della prim’ora, c’é quello che pone il prof. Vincenzo Vergine a capo del settore giovanile viola e della struttura societaria controllata denominata Fiorentina Women’s. Il provvedimento ha un senso, probabilmente inteso ad assicurare continuità gestionale in un momento inevitabilmente delicato. Non si capisce tuttavia come mai analogo provvedimento non abbia riguardato, almeno finora, la figura di Sandro Mencucci, ex amministratore delegato dell’ACF Fiorentina e presidente nelle ultime quattro stagioni proprio di Fiorentina Women’s. Quelle quattro stagioni in cui le ragazze viola sono state la faccia vincente e convincente di una proprietà che per il resto ha lasciato intatta la bacheca dei trofei.

Sandro Mencucci è, in pratica, l’uomo che ha stipulato tutti i contratti di cui è vissuta la vecchia società dei Della Valle (e scusate se è poco, in un’epoca in cui è più facile finire in un’aula di tribunale che in una finale di Coppa), e poi l’uomo che ha riportato vittorie, scudetti e trofei vari a Firenze dopo tanto tempo, tanto da meritarsi un posto nella Hall of Fame viola.

Riesce difficile pensare che la nuova holding voglia privarsi dell’esperienza, delle capacità ed anche dei contatti di Mencucci, anche se Commisso sicuramente non ha difficoltà a reperire nel suo habitat economico e nel suo entourage managers all’altezza (ed è ovviamente più che padrone di farlo). Ma Mencucci garantirebbe il passaggio amministrativamente indolore tra la vecchia e la nuova società, ed anche la possibilità di evitare errori dovuti a inesperienza. Un po’ quello che è stato Raffaele Righetti nel periodo di passaggio tra le gestione Cecchi Gori e quella Della Valle.

E poi, non ce lo dimentichiamo, in quel mondo di gente bene intenzionata e sicuramente al meglio delle capacità, Sandro Mencucci è l’unico fiorentino. In una città ormai da tempo abituata ad essere governata da chi nasce altrove, ci permettiamo di dire che la fiorentinità non è un valore qualsiasi, si parli di calcio o di qualsiasi altro aspetto della vita cittadina (leggasi stadio nuovo, per esempio).

Vedremo. Nel frattempo saltiamo pigramente, resi un po’ inquieti dal caldo estivo e dalle aspettative montanti verso questo nuovo che avanza, dalle foto colorate di Commisso and friends a quella in bianco e nero di 50 anni fa, di Nello Baglini.

Sì, si assomigliano proprio……

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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