Il popolo italiano contro Carola Rackete. E il PD.

di Simone Borri

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Sono nato bianco, italiano, ed in una famiglia che non è mai stata ricca, nemmeno per cinque minuti, ma che grazie a Dio e a prezzo di sacrifici è sempre riuscita a mettere insieme il pranzo con la cena. Ho l’obbligo morale pertanto di dargliene atto, e di rispettare quei valori che mi ha dato giorno dopo giorno, facendomeli trovare sulla tavola insieme al cibo.

Secondo quei valori, faccio parte di una famiglia, di una comunità, di una nazione che vanno oltre – come entità da rispettare e perpetuare – la mia singola individualità. Posso scegliere come vivere la mia vita, ma non posso e non potrò mai mancare di rispetto a chi mi ha reso quello che sono. Bianco, italiano, e rispettoso delle leggi che regolano i rapporti nel gruppo dove sono nato e vivo. Leggi che valgono per tutti.

Lavoro, pago le tasse, do a mio figlio quello che è stato dato a me, rispetto il mio prossimo e lo aiuto perfino, se e quando posso. Mi fermo ai posti di blocco e ottempero a quanto richiestomi dalle forze dell’ordine. Consapevole che loro sono lì, in mezzo ad una strada, alle intemperie, a rischio della pelle, non per farmi un’angheria o un torto, ma per rendermi un servizio. Senza del quale la mia vita sarebbe molto ma molto più grama. Possiamo fare a meno di tutto, ma del poliziotto (così come dell’infermiere del 118, dei vigili del fuoco e di pochi altri) no.

Valori antichi? Superati? Forse. Ma rendevano la vita molto più semplice e dignitosa, anche se quando li ho appresi c’era già tanta gente che cercava scorciatoie. Cinquant’anni fa, Pier Paolo Pasolini commentava i fatti di Valle Giulia (dove polizia e contestatori se le dettero di santa ragione, aprendo di fatto la stagione degli anni di piombo) in un modo apparentemente e clamorosamente fuori dagli schemi, ma che a ben guardare e considerare ha lasciato in eredità a tutti uno schema valido con cui confrontare i fatti ed i pensieri dei cinquant’anni successivi.

A Valle Giulia, i proletari non erano i contestatori, disse. Erano i poliziotti, i celerini. Spinti a fare quel mestiere e a prendere quelle botte e quegli sputi dalla miseria che si erano lasciati alle spalle, al loro paese. Di fronte, non avevano morti di fame e miserabili come ai primi del Novecento, nelle varie settimane rosse. Avevano figli di papà. Ragazzi che si annoiavano, che con i soldi di papà contestavano papà ed il suo sistema, facendo danni che non avrebbero pagato loro, ma i soldi di qualche altro papà. In attesa di entrarvi, in quel sistema, non appena fossero stati in età, abbandonando i costosi balocchi e passando dal Movimento Studentesco alle stanze del potere che avevano sfidato e sbeffeggiato fino al giorno prima.

Pasolini cadde in disgrazia presto, e il P.C.I. lo aveva lasciato solo da tempo, quando incontrò il suo destino ad Ostia, quale che fu. Molto meglio, per la sinistra che aspirava già allora al radicalismo più chic, intellettuali come Flores D’Arcais, Asor Rosa, la Castellina, Sofri e tutte le anime belle che passavano dalla spiaggia di Capalbio alle piazze ed ai luoghi dove c’era casino e c’era da fare danno, da sfidare il sistema, con acritica disinvoltura e totale assenza di scrupoli, morali o d’altro genere.

Sofri parla ancora, i danni che ha fatto a suo tempo li ha pagati a buon mercato. Quindici anni per essere il mandante di un omicidio ai danni di un servitore dello stato non sono tanti, e poi dalla prigione ha sempre e comunque potuto dire e scrivere quello che voleva. Nel frattempo gli è cresciuto accanto un Saviano, gli si è affiancata una Boldrini, è stato raggiunto e scavalcato a sinistra da un partito che è nato da una costola del P.C.I. e che si chiama P.D. Un partito che combatte tutte le cause perse, e soprattutto quelle che offendono sistematicamente i suoi concittadini, i contribuenti, gli elettori. Tanto il sistema elettorale in parlamento di riffa o di raffa ti ci rimanda.

Quel PD che non ha avuto dubbi a schierarsi con l’ultima delle figlie e dei figli di papà, la piratessa e potenziale omicida Carola Rackete, oh capitana, mia capitana!

Quel PD che si è fatto la gita in barca a spese dei contribuenti, andandosi ad accattare tintarella nello splendido mare di Lampedusa, e pazienza se ha intralciato gravemente l’opera delle forze dell’ordine cercando anche di delegittimarle.

Quel PD che ha raccolto in poche ore 270.000 euro per le spese legali dell’ONG e della corsara, che dovranno rispondere a norma del Sicurezza Bis, ma difficilmente avranno il 41 bis, e Dio solo sa se lo meriterebbero, insieme ai nostri parlamentari che sono andati non a controllare – come la legge consentirebbe e imporrebbe loro – ma ad intralciare, a sbeffeggiare, ad oltraggiare.

Quel PD che non ha avuto remore a dichiarare senza mezzi termini che «in stato di necessità le leggi si possono non rispettare». E del resto, se non lo sanno loro che negli ultimi anni hanno avuto oltre un migliaio tra indagati, arrestati e processati…..

Quel PD ci ha fatto un regalo, a noi italiani, perché ha reso tutto più facile da capire. E’ un partito che rappresenta gli anti-italiani, e che usa tutto ciò che di anti-italiano c’è o si immagina che ci sia, per ritornare in qualche modo al potere. A questo servono gli africani in Italia, oltre che a fare a mezzo con le criminalità organizzate sul territorio.

E’ un partito che si ingegna di essere stupidamente odioso ed inefficace, in ogni sua uscita. Non era colpa di Renzi, che almeno ha avuto il pregio di non essere subdolo. Sono tutti fatti così, grazie di esistere.

Considerazione a margine. A proposito di equivoci chiariti, ringraziamo anche i nostri amici tedeschi, che per fortuna non si smentiscono mai. L’unica cosa da fare per loro era restare in silenzio, come hanno fatto gli olandesi, essendo dalla parte del torto. E invece no, chi ha l’odiosità e la stupidità nel sangue, la malafede nel DNA, la deve in qualche modo esternare, spurgare. Ecco dunque i quotidiani e periodici germanici che stigmatizzano «la plebe italiana che attacca la capitana Carola», come se fosse un loro eroe nazionale ingiustamente maltrattato nel nostro paese, un Martin Lutero perseguitato dal corrotto Papa di Roma. Come se quello che ha fatto Carola, forzando il blocco e speronando la nostra Guardia di Finanza (tentata strage, vogliamo sperare che sia il reato ascrittole tra gli altri, se il sig. Patronaggio ritiene di scomodarsi) per sbarcare 40 clandestini che non dovevano essere lì, fosse un atto di diritto e di coraggio, e non piuttosto un atto di pirateria spregiudicata che la storia ci insegna essere abbastanza connaturata ai tedeschi come popolo.

Bene così, siamo abituati agli insulti d’Oltralpe, dai tempi degli spaghetti e della P38 in copertina allo Spiegel. Allora davano fastidio, ora francamente non ci toccano più. Né quelli né le procedure di infrazione per non aver pagato l’obolo, come Furio Camillo rifiutò a Brenno la prima volta. L’unico tedesco buono, ormai lo sappiamo, è quello che viene a riempirsi di birra sulle nostre spiagge.

Dispiace soltanto che ci sia ancora chi crede possibili altri rapporti con questa gente. Il Comune di Firenzuola due giorni fa ha commemorato i cinquant’anni del Cimitero Germanico della Futa. Atto dovuto? Può darsi. Rispetto per dei ragazzi morti, ma anche massima consapevolezza che comunque finché sono stati in vita non sono stati altro che bestie, e come tali si sono comportati fino all’ultimo loro istante. I tedeschi restano sempre tedeschi, con loro non si commemora nulla né tantomeno si spartisce. Noi per loro siamo e saremo sempre terra di razzia e di conquista.

A loro, un solo saluto da parte della plebe italiana: ci vediamo in spiaggia, biondini. Ai loro fiancheggiatori del partito democratico un saluto diverso, si spera definitivo. Fosse la volta buona che non ci vediamo più.

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Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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