Il guardiano del campanile

di Barbara Chiarini

La formella che ritrae Giotto pastore

La formella che ritrae Giotto pastore

«Nel detto anno (1334) (…), si cominciò a fondare il campanile nuovo (…) di costa a la faccia della chiesa in su la piazza di Santo Giovanni (…) e proveditore della detta opera (…) fue fatto per lo Comune maestro Giotto nostro cittadino, il più sovrano maestro stato in dipintura che si trovasse al suo tempo (…)»

(Giovanni Villani, Nuova Cronica)

Il Campanile di Giotto è una delle quattro componenti principali della nostra splendida Piazza del Duomo, a Firenze.

Alto più di 80 metri e  largo circa 15, rappresenta la più eloquente testimonianza di architettura gotica fiorentina trecentesca.

Rivestito di marmi bianchi, rossi e verdi come quelli che adornano la Cattedrale, il maestoso campanile a base quadrata, considerato il più bello d’Italia, fu iniziato da Giotto di Bondone nel 1334, quando ormai l’artista era già ultrasessantenne. Giotto poté lavorarvi soltanto per tre anni: morì nel 1337, ma riuscì a vedere realizzata almeno la prima parte del suo progetto, fino al compimento delle formelle esagonali, le quali rappresentano una sorta di racconto figurativo, eseguite con la collaborazione di Andrea Pisano, su disegni dello stesso Giotto.

Andrea Pisano si succedette al maestro per il proseguimento dei lavori, portando a termine i primi due piani, nel rispetto del progetto giottesco. I lavori vennero interrotti dal 1348 al 1350; il Campanile fu portato a termine nel 1359 (dopo gli anni terribili della peste nera), grazie alla direzione di Francesco Talenti, creatore geniale dei finestroni dei livelli alti. Suo il merito di aver trapassato  la struttura con la luce, grazie alla progettazione di finestre  bifore accoppiate e trifore timpanate, rendendo così l’edificio elegantemente gotico pur mantenendo un’impostazione classica dell’insieme.

Firenze, La cattedrale di Santa Maria del Fiore ed il Campanile

Firenze, La cattedrale di Santa Maria del Fiore ed il Campanile

Il Campanile di Giotto, simbolo della città di Firenze, rappresenta dunque un’ opera già straordinaria di per se’: soprattutto, rappresenta l’opera assoluta di questo nostro grande artista: anch’egli ne era consapevole e a tal fine, volle inserire nell’opera un piccolo dettaglio per personalizzare il suo operato.

Cari amici, avete mai osservato attentamente il campanile nella sua parte più bassa, precisamente al di sotto del primo cornicione che lo compone? 

Se guarderete con attenzione, scorgerete una serie di formelle di marmo, scolpite dallo stesso Giotto, poco prima di morire.

Una di queste raffigura un pastore intento a sorvegliare un gregge di pecore, accanto a sé sta un piccolo cagnolino: un elemento apparentemente insignificante tra i tanti rappresentati, ma in realtà il particolare è strettamente legato alla vita dell’artista toscano. Giotto amava molto avere cura degli animali: poco più che bambino aveva avuto un cane, ed era rimasto sempre affezionato al suo ricordo.

Parte della biografia dell’artista è  nota quasi a tutti noi, fin da quando eravamo ragazzetti; dai tempi della scuola, ci è sempre stata raccontata nella sua  versione più romanzata: in effetti, un che di fiabesco ce l’ha!

Si racconta che intorno alla seconda metà del 1200, il piccolo Giotto di Bondone fosse soltanto un umile pastorello, nato a Colle di Vespignano nel Mugello (oggi corrispondente al Comune di Vicchio).

Un giorno, quando era fuori con il gregge ed il suo inseparabile cane, Giotto trovò per terra i resti di un fuoco ormai spento: preso dalla noia o più probabilmente da un’innata passione, il pastorello raccolse un pezzetto di brace e con esso iniziò a disegnare, su una pietra, la testa di una delle sue pecore.

Il caso volle che proprio in quel momento il famoso pittore fiorentino Cimabue passasse di lì, in sella al suo cavallo. Incuriosito, si avvicinò al giovane pastore, restando ammaliato dalla sua abilità: i lettori più grandicelli certamente ricorderanno che questo celebre aneddoto è stato proprio utilizzato come marchio per una famosa linea di matite colorate!

Album da disegno e matite

Album da disegno e matite

Fu così quindi che Cimabue prese con se’ il piccolo Giotto, portandolo nella sua bottega fiorentina, dove ben presto divenne il migliore dei suoi allievi.

Con ogni probabilità, il maestro Giotto non dimenticò mai il suo amico a quattro zampe e quando gli fu presentata l’occasione di scolpire i bassorilievi  per il campanile, colse al volo l’opportunità per onorare l’immagine del suo cagnolino, compagno di  tante avventure, in modo tale da poter essere  ammirato dai passanti nei molti secoli a venire e mai dimenticato.

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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